letture

Terminare un romanzo

Finire di scrivere un romanzo comporta alcuni, non molti, piaceri, e uno di questi è cominciare a dimenticarlo, a ricordarlo come un sogno o un incubo i cui contorni vanno sfumando, per poter affrontare nuovi libri, nuovi giorni, senza la zavorra di tutto quello che con ogni probabilità avremmo potuto fare meglio e non abbiamo fatto

“Finire di scrivere un romanzo comporta alcuni, non molti, piaceri, e uno di questi è cominciare a dimenticarlo, a ricordarlo come un sogno o un incubo i cui contorni vanno sfumando, per poter affrontare nuovi libri, nuovi giorni, senza la zavorra di tutto quello che con ogni probabilità avremmo potuto fare meglio e non abbiamo fatto. ”

“Kafka, che è il migliore scrittore di questo secolo, aveva ragione quando chiese che tutta la sua opera venisse bruciata. Affidò l’incarico a Brod, da una parte, e anche a Dora, la sua amica. Brod era uno scrittore e non mantenne la promessa. Dora era abbastanza illetterata, e probabilmente amava Kafka più di Brod, e si presume che abbia esaudito alla lettera la richiesta dell’amante. Tutti noi scrittori, soprattutto in quel giorno-pianura che è il giorno dopo o quello che noi, vanamente, crediamo sia il giorno dopo, ci portiamo dentro due demoni o due cherubini chiamati Brod e Dora. Uno è piu grande dell’altro. Generalmente Brod è più grande o più potente di Dora. Nel mio caso no. Dora è parecchio più grande di Brod e Dora fa in modo che io dimentichi quello che ho scritto e che mi metta a scrivere qualcosa di nuovo, senza contorcimenti di vergogna o pentimento. E così I detective selvaggi sono più o meno dimenticati. Riesco a malapena ad azzardare qualche considerazione su questo romanzo. Da una parte credo di vederci una lettura, una delle tante che sono state fatte, dell’Huckleberry Finn di Mark Twain; il Mississippi dei Detective è il flusso delle voci della seconda parte del romanzo. Ed è anche la trascrizione, più o meno fedele, di un segmento della vita del poeta messicano Mario Santiago, che ebbi la fortuna di avere per amico. In questo senso il romanzo tenta di rispecchiare una certa sconfitta generazionale e anche la felicità di una generazione, felicità che a volte fu il coraggio e i limiti del coraggio. Dire che sono in debito perenne con l’opera di Borges e Cortazar è un’ovvieta. Credo che il mio romanzo possegga tante letture quante sono le voci che contiene. Lo si può leggere come un’agonia. Lo si puo leggere anche come un gioco.”

(tratto da Tra parentesi)

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