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Francesco Piccolo, La separazione del maschio [Einaudi, 2008]

Non ho ancora deciso se Francesco Piccolo mi piace come scrittore oppure no: il suo stile, asciutto, ma allo stesso tempo ossessionante nella ricerca di spiegazione di ogni singolo particolare, e la sua prosa secca, ma anche asfittica, incapace di espandersi, mi attraggono e al contempo respingono quella parte di me che cerca di perdersi nelle storie e non di soffermarsi oziosamente e morbosamente su particolari a volte inutili.Il romanzo infatti si presenta come una serie di quadretti fortemente legati fra di loro, ma allo stesso tempo incapaci, per volontà dell’autore, di fondersi in un’unica narrazione: non è soltanto una questione di tecnica narrativa (ellissi, flashback, ricami e richiami), si tratta proprio della necessità -tipica di Francesco Piccolo- di non unire tutto, ma di lasciare il senso del frammentario anche nella forma.

Dopo aver letto a spizzichi e bocconi i momenti di felicità ed infelicità, ho trovato soprattutto in Il desiderio di essere come tutti un libro finalmente intrigante. Pensavo che anche questo monologo del maschio potesse essere interessante. Invero, mi sbagliavo giacché tolte alcune riflessioni a volte anche un po’ banali, il resto è condito dall’assurdo mix di descrizioni di scene di sesso automatiche e ripetitive, banalmente ridotte a puri atti meccanici.

Ma siamo davvero fatti così? Il maschio poligamo raccontato nel romanzo si bea della sua situazione e vive una vita di paure (paura di essere scoperto, paura di perdere la donna che si tradisce, paura di non essere all’altezza), che cerca di organizzare in tutte le sue giornate per non tradirsi. Se fossimo davvero tutti così, non solo daremmo alle donne un ruolo sempre più marginale nella nostra crescita sociale, ma faremmo del maschio-predatore una vittima nevrotica delle sue ossessioni.
La vita sentimentale mi pare invece che sia altro.

Un romanzo umanamente povero, che fa ridere per la sua irriverenza, che annoia nella descrizioni, che può essere letto, ma non è certamente un libro senza il quale si perde di vista il senso della vita.

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Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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