Quella sinistra che non c’è più

Grazie a Maria Concetta, Matilde, Antonietta, Federico

Decine e decine di mail, ieri. Dai lettori di questa rubrica arriva un’onda di disillusione, amarezza, una rabbia stanca simile a quella che sento nelle città che continuo ad attraversare, di settimana in settimana, per raccontare cosa succede lontano da Roma, fuori dai Palazzi, nel Paese. Vi propongo, in sintesi, quattro lettere che riassumono mi pare il senso di moltissime altre.

Maria Concetta Biundo. “Dai risultati di oggi ho l’impressione che abbiamo capito poco dei giovani. Non siamo stati capaci di creare per loro un futuro migliore, abbiamo creato una realtà fatta di egoismo, prepotenze, ingiustizie e disparità. I giovani oggi cercano in qualche modo di farsi strada. Lo stanno facendo con un voto di protesta, ma è poco, troppo poco. Se l’obiettivo finale è la ricchezza e il potere, in un sistema di ingiustizia, i risultati saranno sempre uguali, sfruttamento dei più deboli, eliminazione delle minoranze, distruzione del pianeta. Occorre una diversa moralità, che trovi nella giustizia sociale la sua affermazione”.

Matilde Minauro: “L’amore che provo nei confronti del mio Paese è un amore non corrisposto, di quelli che forse dovremmo avere il coraggio di lasciar andare. Ho quasi 30 anni e lavoro da freelance, in Italia. Sono cresciuta in una famiglia che mi ha insegnato il potere dei sogni, mi ha spinto a investire su me stessa, sul mio lavoro e sul mio Paese, ed è quello che faccio ogni giorno. Osservo con tristezza l’immagine di un’Italia confusa e divisa. Scenari che mi spaventano. Buona fortuna, Italia”.

Antonietta Terraglia: “Ho 50 anni suonati. Ho votato la prima volta nella scuola dietro casa 800 km più a sud. Sentivo di avere, oltre che un diritto e un dovere, anche un potere. Ho votato a sinistra da allora, contro il credo dei miei genitori e di conoscenti che allora promettevano il “posto” in cambio del voto. Alle scorciatoie non ho mai creduto. Di elezione in elezione mi sembrava di aggiustare il tiro, un po’ più verde, un po’ più a sinistra, un po’ più di pancia, un po’ più verso la persona. Ora sono a corto di aggiustamenti. Ho ascoltato le idee e il tono della campagna elettorale: urla da pescivendoli, nessun rispetto per avversari ed elettori. Nessuna coerenza intellettuale, nessuna proposta reale. Io sono dove sono con una laurea e un master a neanche 1500 euro al mese e ringrazio di avere un figlio solo. Mi informerò su come restituire la scheda elettorale. Questo non è il mio Paese, nessuno mi rappresenta”.

Federico Marra. “Ho 48 anni. Sono sempre stato di sinistra, questa volta ho votato 5stelle. Non mi sono spostato io, è scomparsa la sinistra in cui credevo, quella dove mi sentivo a casa. Una sinistra che ha affondato Prodi col tradimento, ha rieletto Napolitano per suoi calcoli, ha mandato a casa Enrico Letta per rifare le larghe intese peggio di prima, che ha dileggiato Ignazio Marino, appoggiata da tutti i media, per consegnare Roma al Movimento con lo scopo, neppure troppo occulto, di dimostrare che i grillini non sanno governare. Sulla nostra pelle. I grandi strateghi. Questo il risultato. Vediamo. Speriamo. Da qualche parte bisogna pur ripartire”.

 

Fonte: InveceConchita

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Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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