L'”Espresso” del 7 aprile 2019 riportava un articolo molto interessante sulla scuola finlandese, che, com’è noto, è una scuola d’eccellenza.

Nell’articolo, intitolato “Nella scuola degli uguali”, si spiega come tutti gli alunni, a prescindere dalle condizioni economiche e sociali, sono messi in condizione di raggiungere gli stessi obiettivi didattici ed educativi.

“Come si fa a garantire ad ogni ragazzo le stesse opportunità di farsi strada per proprio merito, e non per capitale familiare?

“E’ facile: applichiamo un principio di discriminazione positiva”

risponde Taimela (un’ insegnante finlandese).

Tradotto vuol dire che il governo finlandese investe di più dove c’è maggior bisogno, non dove invece va già tutto bene. Questo vuol dire avere una particolare attenzione per i quartieri più difficili e per le aree più povere. Vuol dire insomma arrivare dove le famiglie non possono garantire un futuro adeguato.

Si tratta di una filosofia e di una politica scolastica lontana da quella praticata in Italia, dove -soprattutto le recenti derive aziendalistiche- prevale il modello liberale della premialità per chi è già bravo.

Investire per esempio nei quartieri dove c’è la maggiore dispersione scolastica, la presenza della criminalità e delle devianze, la povertà economica che diventa anche educativa.

La nostra scuola rimane profondamente disuguale: si raggiungono meno competenze al sud che al nord, nelle periferie urbane che nei quartieri ricchi. La nostra scuola certifica di fatto il divario della provenienza sociale.

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