dialoghi di confucio

La memoria come strada per la virtù [I dialoghi di Confucio]

IX. Tsêng Tsŭ disse: «Osservanza ai morti[1] e memoria ai più lontani, e la virtù del popolo tornerà florida».


[1] Il testo ha «chung»: «i completi, i finiti», e «yüan»: «i lontani, i più remoti avi». Cfr. la versione mancese: «duben be olḥošoro; [da «olḥošombi»=aver cura di…] goro be amcara [da «amcambi»=seguitare, riportare] oci». Vuol dire che se un principe sarà scrupoloso osservante dei doveri estremi, come le esequie ai morti, e largo di offerte anche agli avi più lontani, spoglierà, con questo culto augusto, l’anima del popolo delle sue cupidigie più volgari e imprimerà nella sua esistenza un senso di vita superiore.


opera di riferimento:
I dialoghi di Confucio / a cura di Alberto Castellani. – Rist. anast. – Firenze : Sansoni, 1984. – XXX, 196 p. ; 16 cm. (da LiberLiber)
licenza:Creative Commons “Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale”

[ I Dialoghi scritti tra il V e il III secolo A.C. (ma la redazione attuale è del II secolo d.C.) sono tutt’oggi opera che grandemente influenza la cultura cinese e dell’Asia orientale. Questa prima traduzione italiana è opera di Alberto Castellani (1884-1932) sinologo tra i più importanti a livello europeo.]


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