Quer brutto pasticciaccio di una scuola di Palermo

Del fattaccio accaduto a Palermo relativo alla sospensione di una docente di una scuola secondaria di II grado dal servizio per motivi disciplinari dovrebbero preoccuparsi tutti, non solo gli “operatori” della Scuola.
Il capo d’accusa mi pare minimo e pretestuoso: non ha vigiliato sull’operato dei suoi alunni che hanno accostato in un video l’operato di questo governo con quello del ventennio fascista (nella fattispecie il decreto sicurezza di Salvini è messo sullo stesso piano delle leggi razziali).

Il Ministro assicura che ha tutte le carte e che a breve incontrerà l’insegnante; stesse rassicurazioni vengono da Matteo Salvini.
Ecco, a questo punto mi sento meno tranquillo io.

Fatto – Degli alunni hanno un compito di riflessione e produzione su argomenti di storia studiati, hanno un compito che sviluppa competenze e conoscenze perché si tratta di mettere insieme le conoscenze storiche acquisite nell’anno scolastico con la lettura dell’attualità, con la pratica del quotidiano. Peccato che gli alunni sviluppano un’idea che non piace al sistema! Quindi il sistema, che non gradisce, individua la sua longa manus sul territorio (il provveditore di turno) e … punisce l’insegnante! (sospensione dal servizio, con aggravio economico, un tipo di sanzione sufficientemente pesante che dovrebbe prevedere intenzionalità e dolo)

Ragionamenti – Proviamo però ad andare oltre il merito del contenuto e ragioniamo sul metodo, ma anche sul ruolo dell’insegnante e della Scuola in generale, che sono chiaramente un problema per il sistema attuale che non ama le critiche, non ama il pensiero libero, anzi cerca di imbrigliarlo (si parte dal grembiulino, per passare all’educazione alla cittadinanza, al regionalismo scolastico con ampie quote di curricolo ordinamentale direttamente gestito dalle regioni, guarda caso quelle che oggi sono governate dalla Lega di Salvini).

A mio avviso l’insegnante è da lodare, non per il contenuto dell’elaborato, ma per il suo metodo di studio passato ai suoi discepoli.

Ogni insegnante ha il dovere di spingere gli alunni a sviluppare un pensiero critico che egli/ella non deve e non può giudicare nel merito, sul quale è opportuno e necessario semmai fornire strumenti di lettura aprendo momenti di discussione, ma deve correggere nel metodo, momento di dibattito che arricchiscano i ragionamenti portandoli al di là degli stereotipi e degli slogan, quelli cari alla campagna politica.

Di fronte ad esternazioni di pensiero che l’insegnante o altri possono considerare sgredevoli (attenzione: diverso è se sono illeciti ed anticostituzionali perché incitano all’odio, alla violenza, al fascismo e quindi devono essere denunciati a norma di legge), il ruolo dell’insegnante deve essere di confronto e non certo di imposizione, o peggio ancora di censura.

Ma qui arriva la logica del grembiulino che vuole “ordine” e “disciplina” per tenere a bada i “criticoni”, solo che invece di colpire chi eventualmente andava colpito (l’alunno) se la prende con l’ingranaggio del sistema (l’insegnante).

Nei fatti di Palermo vedo una chiara ed intimidatoria violazione dell’art.21 (libertà di pensiero) e dell’art. 33 (libertà di insegnamento) della Costituzione, non certo una negligenza dell’insegnante che anzi il metodo l’ha insegnato: studiare la storia passata per capire il presente.

Peccato che, fra le tante censure che questo esecutivo sta portando avanti, anche la Storia è considerata una materia a rischio perché stimola ad avere idee proprie, contro la morale comune ed imperante.

Se c’erano ancora dei dubbi per poter chiarire su quali basi democratiche poggia questo governo, o se si preferisce la politica di alcuni rappresentanti autorevoli di questo governo, il fattaccio dell’insegnante di Palermo ha definitivamente dimostrato che siamo dannatamente in pericolo.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

2 pensieri riguardo “Quer brutto pasticciaccio di una scuola di Palermo

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