Dio e gli amanti

A volte Dio
uccide gli amanti
perché non vuole
essere superato
in amore…

Alda Merini


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Successo! sei dei nostri

Vuoto

Per colmare un vuoto devi inserire ciò che l’ha causato.
Se lo riempi con altro, ancora di più spalancherà le fauci.
Non si chiude un abisso con l’aria.

Emily Dickinson


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Contro la secessione dei ricchi (manifestazione nazionale a Reggio Calabria)

Più di un giovane su tre in Italia non trova lavoro e nelle regioni del Sud un’intera generazione di giovani non solo è fuori dal processo produttivo ma continua ad andare via, un’emorragia sociale che spopola e impoverisce anche le aree interne.

Celeste Logiacco, segretaria generale della Cgil di Gioia Tauro spiega le ragioni della manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil. Domani tutti a Reggio Calabria perché per dare futuro al lavoro bisogna ripartire dal Mezzogiorno e unire il Paese

Leggi l’analisi dettagliata su IlFuturoè.blog

E domani tutti a Reggio Calabria!

Felicità

«Parola difficile, perché per ciascuno di noi è una cosa diversa. La parola deriva da felo, latino, che vuol dire succhiare il seno. Dunque non solo è una parola femminile, ma materna. Come diceva Aristotele: Si può essere ricchi da soli, ma felici almeno in due. Questa parola implica l’altro, la cura di un’altra vita. Può far bene saperlo, ci dà un godimento intellettuale e ci complica, piacevolmente, la vita: può darsi che grazie a questa consapevolezza per molti di noi nel pensare alla felicità, qualcosa cambi».

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Abbandono

Volata sei, fuggita
come una colomba
e ti sei persa là, verso oriente.
Ma son rimasti i luoghi che ti videro
e l’ore dei nostri incontri.
Ore deserte,
luoghi per me divenuti un sepolcro
a cui faccio la guardia.

Vincenzo Cardarelli


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Tacito ci parla di Galba

Octavo decimo kalendas Februarias sacrificanti pro aede Apollinis Galbae haruspex Umbricius tristia exta et instantis insidias ac domesticum hostem praedicit, audiente Othone (nam proximus adstiterat) idque ut laetum e contrario et suis cogitationibus prosperum interpretante. Nec multo post libertus Onomastus nuntiat expectari eum ab architecto et redemptoribus, quae significatio coeuntium iam militum et paratae coniurationis convenerat. Otho, causam digressus requirentibus, cum emi sibi praedia vetustate suspecta eoque prius exploranda finxisset, innixus liberto per Tiberianam domum in Velabrum, inde ad miliarium aureum sub aedem Saturni pergit. Ibi tres et viginti speculatores consalutatum imperatorem ac paucitate salutantium trepidum et sellae festinanter impositum strictis mucronibus rapiunt; totidem ferme milites in itinere adgregantur, alii conscientia, plerique miraculo, pars clamore et gladiis, pars silentio, animum ex eventu sumpturi.

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Charlot sotto inchiesta [Marietti, 2019]

“Non sono un comunista, sono un liberale democratico”. È’ il 17 aprile 1948, in pieno maccartismo, e tocca pure a Charlie Chaplin rispondere alle domande dell’FBI. La sua partecipazione a diverse iniziative legate alla Russia desta sospetti e la macchina di Edgard J. Hoover comincia il suo cammino inesorabile: già dal 1945 l’attore inglese, ormai residente negli Stati Uniti, è sotto controllo. Del resto Chaplin ha dichiarato apertamente l’importanza dell’apertura di un secondo fronte in Occidente, subito dopo l’invasione della Russia da parte dei nazisti (1941), per contrastare le potenze dell’Asse. Di fronte all’incalzare delle domande della FBI, Chaplin manifesta tutta la sua apparente inconsapevolezza di certe citazioni, di certe risposte, di alcune partecipazioni ad eventi organizzati dalla società amici della Russia e pubblicati dal “The Daily Worker”. Chaplin ricorda al suo interlocutore di essere un attore molto famoso e per questo quotidianamente cercato da gente ed associazioni che non conosce per pubblicità, eventi, discorsi. Questo implica, a detta di Chaplin, accettare anche inviti senza approfondire prima da chi arrivano. Ma non c’è malizia, non c’è premeditazione: dice l’attore.

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Mi mancano le conclusioni

Mi sa che è questo il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l’impressione che niente finisca mai veramente.
Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi.
Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati.

Tratto da Diego De Silva, Non avevo capito niente

Risvegli

Ogni mio momento
io l’ho vissuto
un’altra volta
in un’epoca fonda
fuori di me

Sono lontano colla mia memoria
dietro a quelle vite perse

Mi desto in un bagno
di care cose consuete
sorpreso
e raddolcito

Rincorro le nuvole
che si sciolgono dolcemente
cogli occhi attenti
e mi rammento
di qualche amico
morto

Ma Dio cos’è?

E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie
gocciole di stelle
e la pianura muta

E si sente
riavere

Giuseppe Ungaretti

da Porto Sepolto
testo da commentare esame di maturità 2019

Ho sognato (Roberto Bolano)

a Rodrigo Pinto e Andrés Neuman

1. Ho sognato che Georges Perec aveva tre anni e veniva a trovarmi a casa. Lo abbracciavo, lo baciavo, gli dicevo che era un bambino bellissimo.

2. Siamo rimasti a metà, padre, né cotti né crudi, persi nella grandezza di questa discarica interminabile, errando e sbagliando, ammazzando e chiedendo perdono, maniaco-depressivi nel tuo sogno, padre, il tuo sogno che non aveva limiti e che abbiamo sviscerato mille volte e poi altre mille, come detective latinoamericani persi in un labirinto di cristallo e fango, viaggiando sotto la pioggia, vedendo film dove c’erano vecchi che gridavano tornado! tornado!, guardando le cose per l’ultima volta, ma senza vederle, come spettri, come rane in fondo a un pozzo, padre, persi nella miseria del tuo sogno utopico, persi nella varietà delle tue voci e dei tuoi abissi, maniaco-depressivi nell’immensa sala dell’Inferno dove si cucina il tuo Umore.

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Intervista a Karina Sainz Borgo

Incontro Karina Sainz Borgo nella lounge del club degli editori del Salone Internazionale del Libro di Torino, il 12 maggio 2019. È indubbiamente il momento storico del Venezuela, terra d’origine della scrittrice che oggi vive a Madrid, dove si è trasferita nel 2006. Per questo Karina è ricercatissima, dalla radio, dalla televisione: un po’ perché è una bella donna, giovane e preparata, ed una persona interessante, un po’ perché tutti vogliono sapere qualcosa in più della politica del continente sudamericano.

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La versione della cameriera [NNE 2019]

La versione della cameriera è il primo di una trilogia di country noir, “romanzi neri di campagna”, firmati da Daniel Woodrell. Del testo, solo apparentemente semplice, colpiscono la struttura ed il ritmo: giocato fra il presente del giovane Alek (il 1965) ed il passato dell’incendio (1929); fra la prima e la terza persona; fra un punto di vista ed un altro. Per questo è sicuramente un romanzo corale, ma anche un romanzo che non annoia, catturando l’attenzione del lettore che però si perde più nelle articolazioni e divagazioni della vita dei vari personaggi che nella ricerca della verità.

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Notte a Caracas, di Karina Sainz Borgo [Einaudi, 2019]

Il romanzo di esordio di Karina Sainz Borgo è un pugno allo stomaco: non c’è affetto, non c’è speranza, non c’è indulgenza. La storia scivola vorticosamente nel baratro della perdita di tutto, dalla famiglia alla propria identità, in un continuo scontro fra opposti, fra vittime e carnefici. L’inferno venezuelano perde le sue connotazioni specifiche ed assume quelle epiche di un paese in balia di milizie assassine. È un romanzo dirompente nella sua semplicità, caratterizzato da uno stile asciutto, che non lascia spazio a nessun tipo di immaginazione o non detto, che graffia la superficie e riesce a tenerci incollati ai fatti dalla prima all’ultima pagina, ci scortica e va fino alla radice.

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Intervista a Gino Vignali

Gino Vignali ha presentato al Salone del Libro di Torino il suo secondo romanzo pubblicato da Solferino. È strano, ma ancora oggi si fatica a scindere il binomio “Gino & Michele”, considerandoli due entità distinte, dopo che per anni ci hanno fatto crescere con le loro formiche, con Zelig, con l’agenda Smemoranda. Proprio perché si tratta pur sempre di una coppia indivisibile, Mangialibri, che ha già intervistato Michele Mozzati, non poteva perdere questa occasione e scambiare quattro chiacchiere con Gino.

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