paragone espulso dal m5s

Allineamento al partito: democrazia ed appartenenza

Il problema posto dall’azione dei probiviri del Movimento 5 Stelle ai danni di Gianluigi Paragone (ma anche di altri uomini e donne che hanno votato contro l’indicazione di partito nella legislatura in corso) è una questione che tocca il metodo organizzativo politico all’interno di un partito, e più in generale le dinamiche di una organizzazione. Ma c’è dell’altro.

Il metodo con cui sono stati ‘processati’ e poi espulsi i membri del M5S può sicuramente parere eccessivo e plateale nella forma. Sembrerebbe infatti un eccesso di dirigismo, di verticismo, come oggi denunciano altri nuovi fuoriusciti (coinvogliati nel gruppo misto). Sicuramente è l’indice di un partito, ex Movimento, che vive un momento di crisi profonda dettata dall’assenza di una cultura politica alle spalle, pecca che oramai tocca un po’ tutto il nostro panorama (pensiamo all’autogol clamoroso del Papeete …)

Però vorrei provare un diverso tipo di ragionamento, che non scava nelle dinamiche pentastellate, di cui non so nulla, ma tocca invece i cardini di organizzazioni politiche e/o sindacali.

Lorenzo Fioramonti si è dimesso dall’incarico di Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca all’indomani dell’approvazione della Legge di Bilancio 2020. E’ fuoriuscito dal M5S per confluire nel Gruppo Misto alla Camera.

Ragioniamo sul principio democratico della discussione all’interno di un partito. E’ normale che ci sia dialettica così come è normale che possano esserci posizioni minoritarie al termine della discussione. Mi pare altrettanto normale che un partito si presenti poi con una posizione di maggioranza che tutti gli iscritti sono tenuti a difendere all’esterno.

Diversamente viene meno l’appartenenza ad un partito e quindi mi pare giusto che -se il dissidio è insormontabile- si fuoriesca dal partito o comunque si venga espulsi (qualora previsto esplicitamente dallo statuto, al quale iscrivendosi si aderisce).

Che fare? Mi paiono due le strade:
1- abbracciare pubblicamente la tesi di maggioranza, rimanendo nel partito e lottando all’interno perché la posizione di minoranza diventi maggioranza,
2- oppure uscirne.

Purtroppo in quest’epoca di trasformismo opportunistico e di populismo demagogico, in quest’epoca che nel 2019 ha visto prevalere largamente nell’opinione pubblica l’idea del partito vassallo dell’uomo forte, questi elementi di base di appartenenza ad un’organizzazione democratica sono venuti meno, e nei politici e nell’opinione pubblica, pur stanca di tante tarantelle.

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Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!