Diario dalla Quarantena /4 – i morti nelle carceri

Qualche giorno fa è scoppiata la rivolta delle carceri, altro avvenimento lasciato in secondo piano (o quasi) dai media, eppure strettamente connesso alla situazione d’emergenza di questi giorni. Con qualche aggravante.

In Italia la popolazione carceraria supera di circa il 20% la disponibilità di posti:

Ci sono, nelle carceri italiane, 61.230 detenuti a fronte di 47.230 posti regolamentari (o 50.931, a seconda del sistema di calcolo). In questa situazione di sovraffollamento l’approdo del virus in uno o più istituti sarebbe devastante. Nell’immediato per i detenuti e, subito dopo, per l’esterno. Gli spazi ristretti, l’inevitabile promiscuità, l’impossibilità di misure precauzionali adeguate determinerebbero una diffusione esponenziale del contagio senza “vie di fuga”. I muri non sono una difesa né in entrata né in uscita. Il carcere non si può “sigillare”.

(da Il Manifesto)

A causa di questo sovraffollamento si è subito scatenata la paura della diffusione del contagio da Covid-19 che, si può intuire dai numeri, sarebbe letale per molti detenuti: le condizioni igienico-sanitarie e quelle di salute generale sono infatti determinanti.

Ora, in questi pochi giorni a causa di queste rivolte -che non sono ancora terminate- sono stati registrati già 12 decessi.

Li mettiamo in conto come “danno collaterale” da Coronavirus?


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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