attualità

Diario della Quarantena /10 – lo smart working dell’edicolante

Non tutti hanno le stesse tutele così accade che un edicolante, per tutelarsi, le sue tutele deve farsele da sé. Accade a Milano

Sembra qualcosa di paradossale e inconcepibile, eppure succede anche che il giornalaio si appropri del proprio diritto alla salute e decida in piena autonomia di chiudere la sua attività. Accade a Milano, ma potrebbe accadere ovunque.

Ha scritto:

«Punto primo, non ho ferie da sfruttare. Punto secondo, non ho cassa integrazione. Punto terzo, vuoi vedere che la prima volta che ho bisogno della sanità mi fan pure morire? Punto quarto, inizio ad avere paura. Visto che so fare solo il giornalaio, ho preso una decisione: smart working. Io vi do i miei numeri di Iban e telefono, voi mi chiamate e io vi leggo il giornale da casa. Le tariffe sono a seconda del giornale che scegliete e la durata della telefonata. Anche perché da quando c’è la serrata la gente ha iniziato a litigare in edicola e mi tocca fare il vigile, l’infermiere e il giornalaio e mi sono stufato. È giusto bloccare tutto per risolvere questo problema, ma per riuscirci meglio bisognerebbe anestetizzare le corde vocali per un mese a tutti, perché la gente parla, parla, parla tipo facebook, anzi peggio, e sputa pure quando parla. L’unica cosa bella quando la gente sta zitta è che ci sono gli uccellini»

Come dargli torto?

Leggi l’articolo su Il Manifesto


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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