Tutti conosciamo Romano Luperini, abbiamo letto un suo libro o una sua recensione, o un suo saggio. Scrittore, saggista, insegnante, intellettuale militante, grande studioso del ‘900. Da tempo anima la rivista Letteraturaenoi, non da semplice editore, ma anche da autore.

Per questo motivo mi sembra interessante, in questo momento di grande discussione sul ruolo civico della scuola, leggere un suo intervento sulla sua rivista, proprio del 18 marzo 2020, mentre imperversa la diatriba sulla didattica a distanza ed il ruolo degli insegnanti:

Gli insegnanti però sanno bene quanto siano fondamentali nel processo educativo lo sguardo e la voce dell’insegnante, quanto siano decisive le emozioni che solo la loro presenza diretta può suscitare. Se lavorano a casa ore e ore per imparare a usare e poi per usare le piattaforme, gli audiovisivi e l’altro materiale è solo perché non hanno mai rinunciato a servirsi di questi strumenti tipici della civiltà odierna; ma volevano e vogliono servirsene come strumenti da fare interagire con lo insegnamento in presenza che resta per loro insostituibile. Oggi, semplicemente, fanno di necessità virtù. Cercano spesso di superare la loro iniziale diffidenza e, quasi sempre, la loro sostanziale ignoranza della tecnica elettronica e passano ore e ore a impararla, a preparare la lezione che apparirà l’indomani sullo schermo dei computer nelle case degli alunni, a immaginare nuovi esercizi interattivi, a cercare immagini e libri da citare o commentare. Non mitizzano lo strumento che usano. Sanno bene che non tutte le famiglie lo possiedono o sono capaci di usarlo correttamente. E che comunque non potrà mai sostituire l’insegnamento diretto, vis-à-vis. Ma sanno anche che, nella situazione attuale, è giocoforza giovarsene e che imparare a farlo può essere una conquista per tutti, docenti e discenti.
E tuttavia questo della didattica a distanza è solo un aspetto del problema. In realtà gli insegnanti svolgono oggi una funzione in parte nuova e insostituibile. Tengono insieme il paese, o almeno contribuiscono a farlo. Stabiliscono rapporti online con i genitori, oltre che con gli allievi, li coinvolgono nelle scelte didattiche, stabiliscono delle reti di discussione e di coesione che mancavano. Avvicinano le famiglie alla scuola e la scuola alla realtà del paese. Svolgono insomma una insostituibile funzione sociale di cui tutta la comunità deve essere loro grata.

(Romano Luperini, La scuola ai tempi del Covid-19 /4)

Ho riportato solo un estratto: non siate pigri, leggete tutto l’articolo (magari tutta la serie di testimonianze a cura di altri docenti) e scrivetemi cosa ne pensate …


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

Una risposta a "Diario della Quarantena /16 – La scuola al tempo di Covid-19"

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