La sospensione delle attività didattiche per rischio di contagio è un’eccezionalità che non è prevista dal contratto. Non a caso sono intervenute, in via del tutto straordinaria, norme speciali e a carattere temporale limitato per gestire lo stato attuale di crisi, una situazione che ha una data di inizio (23 febbraio) e una data di fine soltanto momentanea (25 marzo e 3 aprile).

Anche la Scuola sta dando il suo contributo secondo le caratteristiche e le specificità di questo settore.

In un momento in cui c’è sospensione dell’attività didattica serve responsabilità e buon senso per dare vita ad una esperienza lavorativa e di apprendimento nuova con tutti i limiti in cui si è costretti a sperimentarla.

Perché è anche bene non dimenticare, preliminarmente, che NON tutti i docenti devono e possono essere obbligatoriamente in possesso di una connessione internet a casa, NON tutti gli studenti possono accedervi in modo autonomo o possono accedervi in generale. Le stesse misure del decreto “Cura Italia” non garantiscono una distribuzione di hardware e software così immediata (nella migliore delle ipotesi sarebbe auspicabile fra il bando, l’acquisto e la distribuzione un tempo di 15 giorni).

Le indicazioni fornite dalla nota ministeriale del 17 marzo vanno in una direzione burocratica che fa della scuola un mero servizio e non un ambiente di apprendimento, un luogo di crescita.

La definizione di griglie così rigide di programmazione, controllo, verifica non aiuta ad uscire dallo stato di paura che già viviamo a causa della pandemia.

In realtà nella versione italiana dell’emergenza il Ministero si è limitato a fornire indicazioni perché gli insegnanti replichino seccamente il servizio interrotto a distanza, trascurando in modo pedissequo il contesto nel quale stanno operando (molti di questi insegnanti sono genitori con i figli a casa).

Al contrario, nella definizione di smart working e di didattica a distanza c’è anche per legge un principio di flessibilità che non punta a riprodurre l’orario di lavoro, ma ad ottenere gli stessi risultati con tempi e modalità differenti rispetto al lavoro in presenza.

Non è comprensibile perciò la richiesta di firmare registri o semplicemente di registrare le attività svolte, dal momento che sono svolte in ambienti di lavoro diversi rispetto ai quali sono stati pensati i registri stessi.

Legittimo che il dirigente scolastico si curi di verificare che tutti i docenti stiano contribuendo con le competenze e con gli strumenti a disposizione per mantenere vivo il rapporto umano, professionale ed istituzionale con gli alunni e le famiglie riprendendo anche il percorso didattico in modalità differenti rispetto la normalità.

Irragionevole pensare alla didattica a distanza come ad uno strumento che trasforma un’aula di lavoro, fatta anche di legami umani, in una distribuzione a distanza di contenuti e saperi, secondo le modalità consolidata nella lezione in presenza.

Senza dimenticare che se il Dirigente è responsabile del servizio didattico, le competenze in materia di definizione delle modalità didattiche attengono al Collegio dei Docenti. In questa fase è quanto meno necessario che si lasci al Consiglio di Classe/Interclasse definire il percorso didattico da intraprendere per la singola classe / sezione.

Senza dimenticare che la definizione degli orari di lavoro e delle modalità sono oggetto di relazioni sindacali, quindi non possono essere stabiliti unilateralmente da una circolare, ma devono essere oggetto di confronto e contrattazione fra il Dirigente Scolastico e la RSU d’Istituto, con le modalità permesse da questa situazione di emergenza.

Questo stato di emergenza non può portare lo stravolgimento di un contratto che non prevede al momento per i docenti un lavoro assimilabile ai videoterminalisti, né può incidere sulla stessa salute degli alunni a cui mattinate davanti ai PC non gioverebbero per nulla.

Quanto ai contenuti didattici, sarebbe stato sicuramente opportuno cogliere davvero l’occasione per rilanciare il ruolo sociale della scuola attraverso la definizione di una didattica a distanza intesa come legame di fiducia fra docenti, famiglie ed alunni, come tempo per sperimentare i talenti degli alunni (scrivere un diario, montare video, approfondire con film, letture, visite virtuali a musei, …) con modalità operative e didattiche differenti dall’ordinario.

Sarebbero state perciò necessarie delle indicazioni differenti: sospendere l’attività didattica significa sospendere anche il senso di ansia per verifiche, compiti, valutazioni, registri di cui né gli alunni, né le famiglie, né gli insegnanti hanno bisogno in questo momento. L’enfasi posta su queste azioni, burocratiche nel senso più negativo del termine, è davvero fuori luogo.


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.