Diario della Quarantena /19 – la didattica che aumenta le distanze (una mia seconda riflessione)

La chiamano Didattica a Distanza (DAD) intendendo uno strumento che può eliminare le distanze, che può permettere di ricostruire l’ambiente scolastico da casa. Nulla di più sbagliato e, anzi, lontano dalla realtà.

Hanno scritto che i sindacati sono contrari a far lavorare i docenti o semplicemente che vogliono mettere una bandierina per non perdere visibilità. Ovviamente si tratta di sciocchezze paventate da chi ha un modello di scuola dirigista e autoritaria, di chi ha nella testa l’efficientismo, la competizione, il “fare” ad ogni costo senza pensare che bisogna “fare” con giudizio e per un bene comune, non un vantaggio o prestigio individuale.

La verità è che in una situazione di emergenza non si supera la straordinarietà cercando di replicare l’ordinario in altri modi. Sarebbero necessarie maggiori sperimentazioni prima di poter portare a regime una modalità didattica ancora non testata e soprattutto non preparata, negli strumenti e nella formazione del personale.

Tralasciando la questione educativa e didattica (sulla quale tornerò magari in una terza riflessione), ma anche quella della responsabilità e del buon senso civico (docenti senza mezzi per poter fare videoconferenze, alunni a casa con genitori a casa magari in modalità lavoro agile …), facciamo parlare i numeri per far capire che il progetto di didattica a distanza pensata come replica dell’ordinario è una follia pura allo stato attuale, non serve a superare l’emergenza, ma ad accrescere ansia (si parla nella circolare ministeriale di riprogrammare, di registrare presenze, di valutare!) e soprattutto non corrisponde al modello inclusivo e democratico che è alla base della nostra Scuola della Costituzione.

Una recente indagine ha dimostrato che questa è una didattica che aumenta le distanze fra chi ha gli strumenti ed i mezzi e chi invece non li ha, sostanzialmente rafforza la “scuola di classe”

Di seguito i risultati dell’indagine di Studenti.it:

Lo abbiamo chiesto ai diretti interessati, 3.000 studenti che hanno partecipato alla nostra indagine da tutta Italia: il 18% di scuola media e l’82% di scuola superiore di secondo grado. Di questi, il 24,3% sono maturandi.

Secondo i dati forniti, nel nostro Paese la classe virtuale è decollata nel 48,5% delle scuole medie e nel 70,4% delle scuole superiori. Si tratta tuttavia di una media nazionale dietro la quale si nascondono valori diversi da regione a regione: la più virtuosa è l’Emilia Romagna con una media dell’83,9% di classi virtuali attivate (70% alle medie e 84% alle superiori) seguita, a poca distanza, dall’83% delle Marche (45% alle medie e 82% alle scuole superiori), l’82% del Friuli Venezia Giulia (40% alle medie e 81,5% alle scuole superiori), l’81% dell’Umbria (71% medie, 75% scuole superiori) ed il 77,8% della Lombardia (55% medie e 85% superiori). In coda troviamo il 51% della Calabria (50% medie e 53% scuole superiori), il 50% della Campania (38% medie e 49% superiori), il 46,6% dell’Abruzzo (36% alle medie e 53,5% alle scuole superiori) e, ultimo, il 46% della Sardegna (13% scuole medie e 53,5% superiori).

(Didattica online – l’Italia s’è desta)

Non è una questione di buona volontà, piuttosto è una questione costituzionale: in questo momento un impianto di didattica a distanza non arriverebbe a tutti gli studenti, ma soltanto ad una parte di essi. E quando anche soltanto uno ne rimanesse escluso, sarebbe discriminatorio ed incostituzionale.

Per questo bene hanno fatto i sindacati a contestare la nota dirigistica ed inopportuna del Ministero dell’Istruzione: quegli stessi sindacati che non dicono affatto che i docenti devono rimanere a casa senza far nulla, anzi, ritengono che il filo fra docenti ed alunni deve rimanere aperto e i docenti devono contribuire con la loro professionalità a traghettare i loro alunni, travolti da un contesto ostile, oltre l’ostacolo.

La crisi non può essere una scappatoia per dare il via libera ad idee di scuola che in tempi normali non sono attuabili, ma deve far risaltare i valori della scuola come fondamenta per la ripartenza. La crisi può essere superata con un ritorno ai valori, non con un loro stravolgimento.

Oggi la didattica a distanza è l’unico mezzo per mantenere vivo il rapporto umano che è alla base della scuola, non può essere pensato come una risorsa che sostituisca l’ordinarietà. Abbiamo un’emergenza umana che deve essere superata, della didattica parleremo in seguito.


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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