Diario della Quarantena /21 – l’impatto della tecnologia sulla didattica

Leggendo con attenzione ed in successione cronologica i dati forniti dalle indagini OCSE-PISA, scopriremmo forse con un po’ di stupore, che la mitica Finlandia, o meglio il sistema scolastico finlandese, non è poi questo paradiso degli apprendimenti, come tutti vogliono farci credere.

Il declino è stato progressivo e costante, dalla prima rilevazione in poi. Dove è finito allora tutto quel paradiso della pedagogia e della didattica che avremmo dovuto, come italiani, trasfondere nel nostro sistema scolastico per migliorarlo?

(dal rapporto OCSE-PISE 2018)

E dove sono allora tutte quelle grandi migliorie legate a non avere materie di riferimento ma solo percorsi locali personalizzati (riforma del 2015), dall’avere tutti gli alunni sempre connessi e protagonisti, senza voti e senza bocciature?

Forse il mito finnico va rivisto, quanto meno ridimensionato

Tralasciando i dati di contesto (la Finlandia ha circa 5.700.000 abitanti, dunque meno della Lombardia; le istituzioni scolastiche hanno 3-400 alunni al massimo; il 90% dei docenti è di ruolo abilitato …), anche se a distanza di un anno, due docenti sensibili alla pedagogia ed alle metodologie didattiche (e valutative) hanno espresso la stessa critica: troppa tecnologia ha disabituato alla lettura!

Nel dicembre del 2016 intervistato dal Washington Post, Pasi Sahlberg, docente finlandese, prova a fare il punto sul sistema scolastico finlandese e individua, fra gli altri, nell’eccessivo abuso delle tecnologie uno dei motivi dell’inesorabile declino degli apprendimenti dei giovani quindicenni finlandesi:

spesso il rapido aumento del “tempo passato davanti a uno schermo” toglie tempo ai libri e alla lettura in generale. Secondo alcune statistiche nazionali, in Finlandia la maggior parte degli adolescenti passa più di quattro ore al giorno su internet (a cui va aggiunto il tempo davanti alla televisione). In Finlandia il numero di persone che trascorre molto tempo su internet e su altri media sta aumentando, come succede anche altrove. Secondo le nuove ricerche sugli effetti di internet sul cervello, e quindi anche sull’apprendimento, le conseguenze principali sono tre: un processo di elaborazione delle informazioni più superficiale, una maggiore tendenza alla distrazione e un’alterazione dei meccanismi di autocontrollo. Se così fosse, ci sono ragioni per credere che l’aumento dell’utilizzo di tecnologie digitali per la comunicazione, l’interazione e l’intrattenimento renderà più difficile concentrarsi su questioni concettuali complesse, come quelle affrontate nella matematica e nelle scienze. È interessante notare come la maggior parte dei paesi sia alla prese con lo stesso fenomeno di distrazione digitale tra i giovani.

Focalizziamoci sull’impatto delle tecnologie sulla didattica, avremo modo di ritornare sulla scuola finlandese. L’analisi è ripresa in modo più organico dal nostro Benedetto Vertecchi, intervistato da La Repubblica (30/5/2017)

Ma allora perché in Finlandia stanno cambiando?
“Dopo un periodo di grande successo seguito alla riforma della scuola della metà degli anni ’90, oggi la Finlandia è in crisi perché gli indici che descrivono le competenze dei loro studenti sono in netto calo. E il loro governo sta cercando di correre ai ripari. Ma non sarà l’abbandono della suddivisione del curricolo in discipline a salvare la scuola finlandese “.

Se non abbandonare le materie, cosa c’è da fare in Italia?
“Inizierei a ripensare completamente le scuole. Oggi, siamo pieni di tecnologie che hanno portato solamente disastri. Mancano biblioteche e laboratori, ma siamo circondati di monitor dappertutto. In Francia se ne sono accorti e stanno facendo un passo indietro: hanno ripristinato il dettato quotidiano”.

Ma le nuove generazioni sono immerse nelle tecnologie.
“E basta entrare in una scuola per comprenderne gli effetti: ormai i più piccoli non sanno più scrivere e non comprendono quello che leggono. Il ministero dell’Istruzione ha stanziato 8 milioni di euro per formare gli animatori digitali in tutte le scuole, ma io avrei utilizzato la stessa cifra per insegnare ai più piccoli a classificare le foglie o a riconoscere gli insetti, attività sicuramente più proficue”.

Morale: in quest’epoca dove molti stanno già ipotizzando una spinta decisiva della didattica verso l’impiego strutturale della tecnologia e considerano questo tragico momento di crisi un’opportunità per sperimentare nuovi metodi di apprendimento, forse dovremo fare un passo indietro e ricondurre le tecnologie alla loro dimensione di strumento nelle mani di un docente, di un insegnante.

Ecco, l’insegnante, è quella la nostra risorsa più importante verso la tecnologia …


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

Published by

Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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