Diario della Quarantena /25 – il metodo Rodari

La realtà è più complessa di come sembra, ma per capirla bisogna scomporla in cose semplici, studiarla, condividerla e poi ricomporla. Questo è stato Gianni Rodari, un maestro fuori da ogni stereotipo che ha sperimentato una scuola militante, aperta a tutti, impegnata a costruire persone e non inculcare nozioni. La scuola della fantasia che spiega la realtà…

Si tratta di un metodo che presuppone lo scardinamento del tanto invocato predellino che tiene lontano l’insegnante dagli alunni (ennesima gaffe di Ernesto Galli della Loggia che ogni tanto pontifica su un mondo che non conosce: ma non voglio perdere tempo a dialogare con chi presume di sapere, però vi lascio il link del suo articolo, come monito su quello che NON deve essere la scuola), ma anzi prevede proprio che il maestro scenda da quella piattaforma per porsi allo stesso livello degli alunni con i quali condividere il suo sapere conducendoli ad esplorare i loro talenti e contemporaneamente a conoscere in modo profondo e diretto (lo chiameremmo compito di realtà), in prima persona. E’ anche un atto di responsabilità diretta.

In questo senso Esercizi di fantasia è un trattato di pedagogia militante fondamentale: si tratta della narrazione dell’incontro fra Gianni Rodari ed una classe elementare di Arezzo nel 1979:

«A me piace interrogare i bambini in modo indiretto mettendo in movimento la loro fantasia. Perché se io pongo loro un problema fantastico le loro soluzioni sono sempre piú avanzate delle mie… Sono sempre più coraggiose; vanno sempre un passo più in là».

E’ un rapporto aperto in cui si intrecciano dubbi, domande, curiosità, veicolato dalle fiabe, dalle favole e dalle filastrocche dove regole stringenti e inflessibili non sembrano esserci, dove c’è tutto lo spazio per esplorare.

Si racconta che quando pubblicò nel 1973 il suo capolavoro pedagogico, La grammatica della fantasia, i suoi primi editor furono gli alunni della scuola del varesotto con cui costruì le esperienze poi riportate nel libro.

(Gianni Rodari visto da Bruno Munari)

La strada che sceglie Rodari è quella di non imporre nozioni, ma di lasciare che la libera fantasia dei ragazzi esploda e si appropri di ogni aspetto della vita circostante: il compito dell’insegnante è quello di accompagnare la fantasia alla scoperta delle regole del mondo reale. Si tratta di un percorso di conoscenza reciproca profonda, che porta all’acquisizione consapevole dei dati e delle nozioni.

Per questa sua impostazione pedagogica, Gianni Rodari ha contribuito in modo significativo a costruire la scuola dagli anni ’70 ad oggi: l’insegnamento della grammatica risulta quasi essere secondario dietro alla costruzione di persone che dialogano su valori -principalmente l’antifascismo, il pacifismo, la libertà. Ma proprio quella grammatica, in senso più ampio, riesce poi a dare un senso anche non ordinato al sapere, mostrandone l’utilità e, soprattutto, il piacere.

Dobbiamo ritornare a Gianni Rodari? Sarebbe anacronistico, ma non possiamo ignorare oggi in epoca di impiego massiccio di tecnologie quell’insegnamento fatto di empatia e di fantasia, quell’insegnamento che spinge il bambino, ma anche l’adolescente e l’adulto, a sondare il reale attraverso il fantastico, a condividerlo, a farne delle regole compartecipate.

Di Gianni Rodari cade quest’anno il centenario della nascita.


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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