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Diario della Quarantena /30 – «Essere scuola», cercando anche una nuova empatia

"Intanto mio figlio di cinque anni è ancora davanti alla tv. Suo padre, autonomo a partita Iva, lavora più che può finché il lavoro c’è. Sua madre si prende cura di altri figli. Mi sento stanchissima, provo senso di colpa e frustrazione."

Il Manifesto pubblica l’esperienza di una insegnante, che è anche madre e moglie.
Lezioni a distanza. Ho impartito istruzioni tecniche a madri che mi hanno raccontato che hanno più figli da seguire e che in casa non c’è un computer per ciascuno, che non riescono a star dietro a comunicazioni che si susseguono ad ogni ora, a piattaforme che si moltiplicano

Riporto di seguito solo uno stralcio, poi vi invito davvero ad andarlo a leggerlo, perché riprende quel concetto di “empatia” che ho affrontato in altri post simili sulla Didattica a Distanza:

I loro visi mi tornano smunti, pallidi attraverso il monitor del pc. L’immagine scatta, si blocca. Alle loro spalle peluches e gadget della squadra del cuore. Alcuni indossano cuffie che mi appaiono enormi, sproporzionate.
Sono più di due settimane che ci inventiamo un modo di essere scuola senza stare a scuola. Il ministero ha emanato note con indicazioni pretenziose quanto vaghe, di fatto «un armatevi e partite», che i dirigenti traducono in un’ulteriore pressione burocratica. La scuola, anche nell’emergenza, riproduce le sue rigidità, la gravità della sua macchina pachidermica. I docenti compilano rendicontazioni delle attività, riscrivono programmazioni per un tempo che nessuno può prevedere, in alcuni istituti interrogano i ragazzi attraverso gli schermi e mettono voti. Molti sono smarriti, vorrebbero replicare a distanza la didattica che svolgono in classe, ma non si può.

Continuate a leggere l’articolo su Il Manifesto

La didattica a distanza non può essere una soluzione strutturale, ma uno strumento per superare l’emergenza. Come tale, stravolge in modo stroardinario una attività che ordinarimente è diversa.


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri


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