Diario della Quarantena /33 – un problema di cultura didattica

Il recente numero (il quarto) del bollettino del centro studi Au.Mi.Re. (autovalutazione, miglioramento, rendicontazione) è composto di soli due contributi: il primo è di Franco De Anna ed il secondo di Giancarlo Cerini, due ex ispettori, particolarmente “esperti” di valutazione, sistemi scolastici, scuola.

Mi vorrei soffermare in questo post soprattutto sul primo contributo, di Franco De Anna, comparso anche in forma abbreviata su Facebook, perché introduce alcuni elementi di riflessione che vanno intelligentemente oltre la definizione della didattica a distanza, fornendo punti di discussione originali.

Intanto De Anna chiarisce che non si tratta di un problema di mezzo/strumento, ma di impostazione metodologica della didattica, basata sulla lezione frontale, focalizzata sull’ “artefatto”, in sostanza sul rapporto fra la relazione educativa ed il materiale e mezzo attraverso la quale si realizza.

In quella analisi articolata, che mette in valore la disponibilità e generosità professionali ad affrontare situazioni e compiti spesso inesplorati, emergono alcune linee problematiche “di lunga durata” che riguardano tanto i caratteri della scuola italiana, quanto i modelli culturali e professionali dei suoi docenti (ovviamente correlati ai primi). In estrema sintesi.
Una diffusa declinazione del curricolo e dei suoi caratteri/vincoli, come “artefatto tecnico” per la traduzione della enciclopedia dei saperi che rappresenterebbe il cuore del “fare scuola”, per molti docenti, in particolare dell’ordinamento secondario.
Un “artefatto tecnico” spesso interpretato come naturale e perciò stesso incapace di cogliere la mutazione che proprio le ITC introducono nella “enciclopedia” che si vorrebbe riprodurre.
Sul fronte opposto la ribadita centralità della relazione educativa nel processo di formazione. Dunque, altro rispetto all’artefatto curricolare.

(Franco De Anna)

In sostanza i nostri problemi sulla didattica a distanza (complicati anche dal fatto che si tratta di una didattica digitale a distanza) risiedono non in un’assenza di formazione tecnologica sull’uso delle strumentazioni, ma su un approccio metodologico, didattico e pedagogico non sempre adeguato per una mancanza di formazione: dalla lezione per lo più frontale o al massimo partecipata, si è passati d’improvviso alla lezione senza l’insegnante presente, dunque dalla comunicazione dei saperi alla condivisione dei saperi ed alla costruzione di un processo autovalutativo degli alunni.

E questo la ministra Azzolina non l’ha colto, perché la sua principale preoccupazione è stata quella di monitorare quanti PC, quanti tabelt, quanti mancano, non che cosa si sta insegnando e con quali metodologie.

Non siamo pronti non per assenza di strumenti e devices, ma per assenza di una cultura didattica che dobbiamo ancora sviluppare: abbiamo bisogno di più tempo per far crescere la nostra didattica.

E qui si arriva alla seconda grossa difficoltà che sta nello stabilire cos’è un’occasione e a cosa serve una innovazione / sperimentazione. Per De Anna sono di due tipi, per “tirare” e per “spingere”:

“Per tirare” si opera avendo la meta davanti allo sguardo e il sentiero da percorrere definito … La strategia è determinata, le ipotesi dichiarate e manifeste. Osservare l’algoritmo è determinante per il successo. Il limite è costituito dal fatto che vi è sempre il pericolo che la locomotiva che “tira” verso la meta perda i vagoni e i pezzi del convoglio…
“Per spingere” il carico è davanti a noi… il percorso è incerto e occultato dallo stesso movimento … il sentiero va sempre attentamente recuperato, ma proprio per questo è sempre incerto. Il valore potenziale è proprio la “variazione” del percorso che può portare a risultati inattesi, a variazioni feconde, a evoluzioni inaspettate

(Franco De Anna)

Usciremo dalla crisi, non si sa ancora quando, ma bisogna cominciare ad attrezzarci per trovare il giusto equilibrio fra chi tira e chi spinge, in modo da dare davvero una nuova strada -stavolta davvero innovativa- alla nostra didattica. Bisogna periò creare una strategia.

Fino ad ora si può affermare il primato della seconda modalità: l’innovazione si è diffusa sulla base della disponibilità spontanea e volontaristica. Chi guida “ha spinto” mettendo a disposizione informazioni, risorse, repertori. Ma non una propria e dichiarata strategia. […] Il richiamo non è ad un supposto primato di un “modello nazionale e centrale” rispetto all’impegno innovativo e professionale delle scuole. È invece evidente a tutti, e più volte richiamato, il fatto che il valore positivo dell’impegno diffuso e molecolare (lo “spingere”) è controbilanciato da una molecolare “diversità” delle situazioni territoriali, sociali, economiche dei diversi contesti operativi (dalla disponibilità dei PC, alla funzionalità della rete, al livello socio-economico-culturale delle famiglie, alle tipologie delle abitazioni famigliari…).

In tali condizioni la grande e positiva spinta molecolare all’innovazione rischia di produrre effetti (non voluti) di aggravamento delle disuguaglianze, che occorre correggere.
Occorre che il decisore politico si misuri anche con una strategia “per tirare” o meglio ricombini sapientemente un equilibrio “produttivo” tra le due modalità, al quale far corrispondere anche criteri di priorità e distribuzione delle risorse economiche e professionali. Confucio e il Tao sono sempre i riferimenti (da combinare) per la gestione della strategia pubblica

(Franco De Anna)

Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri


Published by

Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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