Diario della Quarantena /36 – valutazione sommativa e valutazione formativa

Se la strada in questo momento di sospensione dell’attività didattica è quella della didattica a distanza, che come spiegato non è didattica digitale, allora anche la valutazione non può ridursi ad un unico atto di verifica delle conoscenze, ma deve essere più ampia ed adeguata al contesto. Proviamo a chiarire un paio di concetti.

La valutazione degli alunni è un’operazione delicata fatta da più gradi e procedure differenti fra di loro:
– valutazione in ingresso (finalizzata alla determinazione del percorso)
– valutazione in itinere (monitoraggio dell’andamento)
– valutazione finale (punto d’arrivo e di partenza per un altro percorso)

Ognuna di queste operazioni non può non può non accompagnarsi ad azioni di
– comunicazione
– condivisione
– correzione
– verifica

Al solito il punto nodale è a cosa serve la valutazione: provo a dire in sintesi la mia.
Si tratta di un processo di crescita, fatto di monitoraggio e soprattutto consapevolezza da parte del “valutato” del percorso che sta facendo, in una parola autovalutazione, che significa anche e soprattutto autocorrezione, quindi autonomia.

Il buon insegnante è quello che si rende progressivamente superfluo

In breve e senza la pretesa di essere esaustivi ma solo per un quadro di riferimento:

Valutazione sommativa è l’esito di un test, una verifica, è la misurazione da parte del valutatore del grado di conoscenze e nozioni in possesso del valutato e della loro applicazione

Valutazione formativa è l’analisi condivida fra valutatore e valutato di un percorso, fatto in itinere per mettere in discussione mezzi e strumenti, conoscenze, metodo, anche le stesse finalità

In questa fase l’unica valutazione possibile, a mio avviso, è quella di tipo formativo, una valutazione discorsiva che permetta al “valutato” di mettere in connessione più saperi ed elaborarli, anche di entrare in un rapporto attivo con il suo “valutatore” che resta l’auctoritas a cui fare riferimento, ma anche il “duca” e “maestro” (per dirla con Dante) che percorre lo stesso cammino col suo “discepolo”.

Per questo la valutazione finale non può semplicemente essere costituita dalla valutazione sommativa o dalla media di più valutazioni sommative, ma deve essere l’esito di un processo articolato che tenga conto di acquisizioni cognitive e metacognitive, esperienze, metodi adottati, dubbi e difficoltà incontrate e risolti (o risolti parzialmente), approccio, consapevolezza, autonomia…

Bisogna entrare nella logica che l’aula di lavoro non è più (ma in generale non dovrebbe mai essere) limitata alle quattro mura della scuola o di casa, ma deve essere qualcosa di più esteso e continuo, quel luogo in cui la mente elabora concetti in modo concreto ed astratto, mette in fila ed organizza conoscenze sfruttando più canali.

Solo in questo senso insegnare ed imparare sono un’opportunità (non dettata da un’emergenza pandemica, ma da una necessità di realizzarsi consapevolmente).


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

Published by

Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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