Diario della Quarantena /41 – aggiornamenti Unesco sulla disuguaglianza educativa

La pandemia dovuta al Coronavirus sta impedendo a più di 1,5 miliardi di bambini/adolescenti/ragazzi di vedere realizzato il loro diritto all’istruzione ed all’educazione. Il dato terrificante è fornito dall’Unesco, che ci ricorda ancora una volta che la situazione al momento è diseguale in gran parte del nostro pianeta e la ripresa rischia di ampliare questa crisi.

La chiusura delle scuole ha posto in condizioni di difficoltà il 91% dei ragazzi del mondo (qui è presente un’infografica che mostra la cronologia dell’impatto della pandemia sui sistemi scolastici di tutto il mondo), parliamo di 192 paesi e circa 1,54 miliardi di ragazzi. Ovviamente il dato è approssimativo e tiene conto di quelle situazioni “misurabili”, perché, non possiamo nascondercelo, in molte realtà di fatica ad avere dati attendibili.

In Italia come altrove la chiusura delle scuole impatta in modo diseguale le diverse fasce della popolazione. Le misure di distanziamento sociale obbligano i ragazzi a restare chiusi in casa, spesso con spazi insufficienti, scarsa connessione wifi, nessuno o pochi dispositivi digitali  (New York Times). A incidere inoltre sui percorsi di apprendimento sono le competenze e il tempo libero dei rispettivi genitori. La condizione di restrizione nelle mura domestiche e l’homeschooling forzato, insomma, oltre a  offrire minori occasioni di crescita se non addirittura nei casi peggiori sfociare persino in conflitti o violenze domestiche, polarizza e fa perdere contatto coi più fragili: come scrive il ricercatore sociale Stefano Laffi, rompe quel principio di fratellanza e sorellanza che è sempre stato una risorsa preziosa nei momenti di emergenza ed è ora paradossalmente vietato dal rischio di contagi (Gli Asini). Per molte famiglie un aiuto arriva dall’esterno, ossia dalla scuola che, in questo contesto, prova ad assicurare lezioni online per i propri studenti. Ma anche la didattica a distanza non è ugualmente accessibile di fronte a barriere tecnologiche che ne impediscono l’accesso. A mancare sono le connessioni internet e le dotazioni di device digitali per poter accedere alle lezioni che si svolgono su piattaforma web. Oltre 1/3 delle famiglie non possiede né un computer né un tablet (ISTAT). Per chi possiede solo un telefono, le possibilità di fruizione sono ridotte, proprio a causa della minor duttilità degli smartphone (cheFare). Le lezioni a distanza sembrano non bastare ma vanno accompagnate da una dimensione esperienziale e relazionale per dare seguito ai processi di apprendimento (Doppiozero).


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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