Diario della Quarantena /42 – cosa dobbiamo a Gianni Rodari

gianni rodari

Sono tante le celebrazioni che si susseguono intorno alla figura calamitica di Gianni Rodari, in occasioni del centenario della nascita. Di recente anche la rivista Internazionale ha dedicato un articolo denso e utilissimo sul maestro “rivoluzionario”, intitolato Gianni Rodari, un meraviglioso intellettuale, per le cure di una storica Vanessa Roghi. Perché Gianni Rodari non è stato solo un maestro che ha provato a rimodernare e cambiare il modo di fare scuola, ma ha dato un vero scossone ad una cultura ingessata che continuava ad essere troppo legata ed incatenata ad una consuetudine distante dai “cittadini”.

Il lungo ed interessantissimo articolo è stato pubblicato su Internazionale Online. Vale la pena leggerlo con calma e meditarci. Di seguito alcuni stralci

Gianni Rodari, in una foto degli anni cinquanta. (Per gentile concessione di Paola Rodari a Internazionale)

Una filastrocca
Oggi potremmo invece decidere che Sartre [n.d.r. morto il 15 aprile del 1980] e Rodari sono uno accanto all’altro nella storia degli intellettuali del novecento ai quali “dobbiamo qualcosa”. E che il metodo indicato da Rodari, l’uso dialettico dell’immaginazione, è anzi necessario, un “passaggio obbligato dall’accettazione passiva del mondo, alla capacità di criticarlo, all’impegno per trasformarlo”.
Ci sono, certo, eccezioni importanti che immediatamente fanno i conti con quello che Rodari ha rappresentato nel panorama culturale italiano (perché non bastano, nella nostra storia culturale, i fantastilioni di lettori che l’hanno letto e amato per inserire uno scrittore nel “canone”). Tullio De Mauro, per esempio, che fin dal 1974 definisce Rodari un classico, nel senso usato da Italo Calvino, suscitando l’ilarità dello stesso Rodari che se lo appunta sulla giacca con un cartello. Un classico, come Collodi, come De Amicis e viene in mente che quando muore Edmondo De Amicis, nel 1908, dalla riviera ligure a Torino due ali ininterrotte di folla ne salutano il feretro che viaggia in treno. Sarebbe piaciuto a Rodari attraversare l’amatissima Italia con una locomotiva, ci avrebbe scritto di certo una filastrocca che immaginiamo più o meno così: c’era un tale di Omegna e non di Vipiteno/ Che al suo funerale c’era andato proprio in treno…

L’immaginazione
Lo strumento che ha usato per forzare la superficie della realtà e sondarne le possibilità è stato quello dell’immaginazione, un’immaginazione che si fonda su un uso rivoluzionario della parola che con tutti i suoi usi è il più grande strumento di liberazione che gli esseri umani abbiano mai inventato. “Tutti gli usi della parola a tutti: mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”.
Per questo Rodari non ha solo scritto libri per un pubblico speciale di lettori, o anche, semplicemente, per un pubblico di lettori. Troppo spesso infatti, come ha scritto Mario Lodi, le sue storie sono finite “come canarini in gabbia in alcuni libri”, ma è stato un militante attivo del Partito comunista: insieme agli insegnanti del Movimento di cooperazione educativa ha immaginato una nuova figura di insegnante all’interno di una scuola rinnovata, ha lavorato alla costruzione di un diverso modello di genitore quando ha diretto Il giornale dei genitori, rivista fondata a Torino da Ada Gobetti; ha guardato alle novità senza gli occhiali del passato nelle sue rubriche sul Corriere dei Piccoli accogliendole, criticandole, ma mai condannandole in quanto tali.

Favole per un paese complesso
Ha scritto Italo Calvino: “Bisogna ricordare che i giornali in cui Rodari lavorò erano la stampa comunista di questi trentacinque anni di guerre fredde e inverni caldi; questo per dire che lo humour e la leggerezza ha sempr

Ha scritto Italo Calvino: “Bisogna ricordare che i giornali in cui Rodari lavorò erano la stampa comunista di questi trentacinque anni di guerre fredde e inverni caldi; questo per dire che lo humour e la leggerezza ha sempre dovuto metterceli lui di suo, doni del suo temperamento e del suo garbo e della sua testa sempre limpida”. Il lascito maggiore di questi anni di “guerre fredde e inverni caldi”, per riprendere la bella espressione di Italo Calvino, è senza dubbio quello che Marcello Argilli ha definito il “vero grande romanzo” di Rodari, un romanzo che si legge “attraverso lo stupefacente caleidoscopio delle poesie”, “la più fantasiosa rappresentazione lirico-sociale dell’Italia apparsa nella nostra letteratura infantile”. E forse non solo in quella. Rodari infatti continua a pubblicare storie e filastrocche sul Pioniere, sull’Unità di Roma con le rubriche Il novellino del giovedì e Il libro dei perché, che comincia il 18 agosto 1955. Il viaggio della freccia azzurra esce nel 1954, La gondola fantasma nel 1955. Gelsomino nel paese dei bugiardi nel 1958.
Favole e le filastrocche che raccontano un paese complesso, il paese dei prepotenti, di Limone e Pomodoro, ma anche del giovane Cipollino, dei piccoli vagabondi e dell’alluvione del Polesine, il paese dei mestieri che hanno odori e colori, delle ferrovie che servono per viaggiare e scoprire l’Italia a volte bella, a volte no. Per vedere la scuola, per incontrare gli emigranti

e dovuto metterceli lui di suo, doni del suo temperamento e del suo garbo e della sua testa sempre limpida”. Il lascito maggiore di questi anni di “guerre fredde e inverni caldi”, per riprendere la bella espressione di Italo Calvino, è senza dubbio quello che Marcello Argilli ha definito il “vero grande romanzo” di Rodari, un romanzo che si legge “attraverso lo stupefacente caleidoscopio delle poesie”, “la più fantasiosa rappresentazione lirico-sociale dell’Italia apparsa nella nostra letteratura infantile”. E forse non solo in quella. Rodari infatti continua a pubblicare storie e filastrocche sul Pioniere, sull’Unità di Roma con le rubriche Il novellino del giovedì e Il libro dei perché, che comincia il 18 agosto 1955. Il viaggio della freccia azzurra esce nel 1954, La gondola fantasma nel 1955. Gelsomino nel paese dei bugiardi nel 1958.
Favole e le filastrocche che raccontano un paese complesso, il paese dei prepotenti, di Limone e Pomodoro, ma anche del giovane Cipollino, dei piccoli vagabondi e dell’alluvione del Polesine, il paese dei mestieri che hanno odori e colori, delle ferrovie che servono per viaggiare e scoprire l’Italia a volte bella, a volte no. Per vedere la scuola, per incontrare gli emigranti

Vanessa Roghi è una storica ed è autrice di documentari per la Rai. Ha scritto “Lezioni di Fantastica, storia di Gianni Rodari”, che sarà pubblicato da Laterza il 14 maggio.


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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