Diario della Quarantena /44 – la scuola è finita?

Con un titolo vergognoso, La Repubblica del 14 aprile ha anticipato quello che oggi è praticamente diventato realtà: l’attività didattica IN PRESENZA per l’a.s. 2019/20 è terminata. Ci tengo a fare questa precisazione (IN PRESENZA) perché a volte per il titolo sensazionale oppure per un eccesso di sintesi si scrivono poi delle imprecisioni.
Con tutti i suoi limiti, innegabili, l’attività didattica in queste settimane, ormai mesi, di sospensione delle lezioni, in modo anche contraddittorio (si scrive che le attività didattiche sono sospese e poi si continua, giustamente!), è andata avanti, perché era necessario!

Era necessario perché la pandemia ha relegato a casa 7,5 milioni di alunni (oltre 1,5 miliardi nel mondo) che avevano bisogno non tanto di una normalità (nel frattempo molti stanno elaborando lutti che fanno parte della normalità, ma in questo contesto d’ansia sono amplificati anche dallo sconforto degli adulti), ma di un collegamento empatico, di continuare a vivere in un “gruppo” che completa quello familiare.

E nel mezzo ci sono state anche interessanti sperimentazioni, docenti che hanno rivisto delle loro convinzioni, hanno ritessuto la trama dei saperi e contemporaneamente hanno formato nuove strade di apprendimento, con diversi mezzi di comunicazione, ma con entusiasmo e con professionalità

Questa NON è la scuola del futuro, non può essere una scuola a distanza: questa è la Scuola del presente che si organizza in base alle risorse a disposizione per continuare il suo lavoro, civico e costituzionale.

La sintesi giornalistica minimizza il valore del contributo della Scuola all’uscita dalla crisi. Persiste un problema culturale dal quale non riusciamo a liberarci: la Scuola è un di più, quasi qualcosa di NON necessario.

Bisogna invece discuterne, bisogna chiarirsi su questo punto: gli insegnanti, il personale non docente, i dirigenti scolastici, tutto il mondo della comunità educante, hanno lavorato e sta lavorando con i pochi mezzi a disposizione e le tante difficoltà non programmate nella straordinarietà del momento. Non sono certo degli eroi, ma sono dei cittadini con forte senso civico e poca predisposizione al piagnisteo.

Fatti e non parole, questa è la Scuola dalla quale dobbiamo ripartire.


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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