Diario della Quarantena /45 – ripartiamo dallo Stato Sociale

Mentre ancora non si vede la fine della fase 1 di questa tremenda pandemia, già (giustamente) si sta lavorando per passare alla fase 2, quella della ripartenza dopo la chiusura di tutte le attività. Ma non si può ripartire come se nulla fosse successo nel frattempo, perché qualche considerazione sul fallimento del sistema lombardo e americano, su quello che si può identificare come il sistema liberale capitalistico occidentale, dovrebbero indicare dove bisogna investire.

Per intenderci: il virus è stato rallentato e fermato efficacemente dove il sistema sanitario pubblico non ha tagliato posti letto, ma la sanità resta un bene comune.
Per intenderci ancora meglio: in Italia i posti letto ospedalieri sono passati dai 298 mila del 2000 ai 192 mila del 2020, con una riduzione del 35% (dati dellHealth Statistics, dell’OCSE). In Germania, dove già annunciano di ritornare alla normalità il prossimo mese, sono passati da 9,1 a 8; in Francia da 7,9 a 5,9; in Italia sono passati da 4,7 a 3,8; nel Regno Unito da 4 a 2,5; in Spagna da 3,6 a 3,5.

Il disinvestimento nella sanità è un errore madornale di tutte le grandi potenze mondiali, eppure già nel 2003 su un articolo comparso su Le Scienze, poco dopo la grande “peste” della SARS, Webster e Walker concludevano:

Se oggi scoppiasse una pandemia, gli ospedali sarebbero sopraffatti dal numero di pazienti, tanto più che anche una parte del personale medico si ammalerebbe. La produzione di vaccini rallenterebbe, perché anche molti dipendenti delle industrie farmaceutiche verrebbero colpiti. Le scorte di vaccini, inibitori della M2 e della NA si esaurirebbero rapidamente, lasciando esposta all’infezione gran parte della popolazione. Mentre tutto il mondo spende miliardi di dollari in armamenti, non si investe neppure un centesimo di questa somma per accumulare riserve di medicinali allo scopo di combattere l’influenza. La comunità scientifica ha il dovere di convincere i Governi a prendere queste misure; il costo per i paesi sviluppati sarebbe irrisorio in confronto ai disastri sociali ed economici che accompagnerebbero una pandemia.

Parole inascoltate.

E’ chiaro che ci vuole un netto e chiaro cambio di rotta con un investimento massiccio sui beni comuni, con forti tassazioni per i più ricchi a favore di una redistribuzione dellfamiglia ricchezza come maggiori servizi. Questo paradigma è delineato in modo chiaro dall’economista francese Thomas Piketty in un intervento pubblicato da Le Monde e recentemente ripreso da Internazionale (1354):

Ci sono state violenze e spostamenti di massa, che potrebbero favorire la diffusione del virus. Per evitare un’ecatombe abbiamo bisogno di uno stato sociale, non di uno stato carcerario. Nell’urgenza le spese sociali potranno essere finanziate con prestiti e con l’emissione di nuova moneta […]
Il nuovo stato sociale richiederà una tassazione equa e un registro finanziario internazionale, per obbligare i ricchi e le grandi aziende a contribuire. Il regime attuale di libera circolazione del capitale, istituito a partire dagli anni ottanta e novanta sotto l’influenza dei paesi ricchi (e in particolare dell’Europa), favorisce l’evasione dei miliardari e delle multinazionali di tutto il mondo e impedisce alle fragili strutture fiscali dei paesi poveri di sviluppare imposte giuste, e questo rende più fragile la costruzione dello stato.
La crisi può essere anche l’occasione di pensare a una rendita sanitaria e scolastica minima per tutti, finanziata da un diritto universale su una parte del gettito fiscale a carico delle persone più ricche: grandi aziende, famiglie ad alto reddito e grandi patrimoni (per esempio l’1 per cento più ricco del mondo).
Dopo tutto il loro benessere si basa su un sistema economico mondiale. Ci vuole quindi una regolamentazione globale per assicurarne la sostenibilità sociale ed ecologica. […]

i grandi sconvolgimenti politico-ideologici sono appena cominciati.


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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