Diario della Quarantena /46 – tempo delle scelte

“Passerà la tempesta, il genere umano sopravviverà, molti di noi saranno ancora qui, ma vivremo in un mondo diverso.”
Inizia così un articolo dello storico Yuval Noah Harari sul Financial Times (poi ripreso da molte testate italiane, fra cui Internazionale), con quale si sviluppano una serie di riflessioni sull’importanza delle scelte che siamo chiamati a fare in questo momento, con una certa rapidità, ma che inevitabilmente avranno un notevole impatto anche a lungo termine.

Punta molto sul concetto di scelta, politica e decisionale.

Per esempio all’inizio di questa crisi pandemica e per la sua gestione siamo stati chiamati a scegliere se avere un profilo nazionalista, chiuso, oppure uno globale e solidare.

Che per noi significa anche se perseguire la strada della privatizzazione dei beni pubblici o se renderli esigibili, a disposizione di tutti. Come predicato da questo modello capitalistico e liberale.

Se stiamo resistendo e uscendo da questa crisi lo dobbiamo allo sforzo enorme del settore pubblico ed in particolare della sanità pubblica che è stata privata di risorse in questi anni (circa il 35% dei posti letto in meno, secondo uno studio dell’OCSE del 2019).

Passerà la tempesta, il genere umano sopravviverà, molti di noi saranno ancora qui, ma vivremo in un mondo diverso. (Yuval Noah Harari)

Ci sono poi scelte che non dobbiamo fare, perché, altro esempio, non dobbiamo scegliere fra la nostra privacy e la salute pubblica, in quanto si tratta di due “beni” importanti e complementari, da tutelare. Dobbiamo invece scegliere se avere uno Stato che ci sorveglia, o uno stato carcerario, come lo ha definito Thomas Piketty, oppure se puntare tutto sulla responsabilizzazione dei cittadini, sulla fiducia e sulla responsabilizzazione.

Per questo potevamo scegliere, come mondo della Conoscenza, se fornire il nostro contributo alla gestione dello stato di crisi accettando la sfida della didattica a distanza o se cancellare la nostra presenza, mettendoci in attesa.
La scelta a cui siamo stati chiamati per senso civico e costituzionale era fra esserci o non esserci, contribuire o non contribuire, alla “resistenza” a questa situazione di emergenza.
Ed abbiamo scelto, giustamente a mio avviso, di esserci e di sperimentare questa didattica a distanza, per me didattica digitale, per mantenere vivo il rapporto con i quasi 8 milioni di alunni (nel mondo sono più di 1 miliardo e mezzo), anche se sindacalmente e civicamente non abbiamo smesso di denunciare il contesto di disuguaglianze in cui si sta svolgendo questo momento. Disuguaglianze che non sono state create da questa crisi ma da un sistema sociale profondamente iniquo e che fatichiamo a sovvertire se ancora oggi abbiamo paura ad accettare l’idea che ci possa essere una tassa patrimoniale per finanziare lo stato sociale.
In questo frangente abbiamo scelto la didattica digitale a distanza, e come sindacato abbiamo fatto in modo di fornire gli strumenti per la pratica degli organi collegiali e per le relazioni sindacali. Abbiamo espresso una nostra riflessione nel merito, contribuendo al dibattito culturale con un manifesto redatto con pedagogisti, insegnanti, filosofi.
Dopo non ci sarà da scegliere fra didattica a distanza e didattica in presenza, perché si tratta di due aspetti che si completano e permettetemi inoltre di ricordare (con Franco De Anna) come il rapporto fra relazione educativa e vicinanza non sia per forza di cose virtuoso.

Saremo invece chiamati a scegliere dopo su quale tipo di didattica vogliamo e per quale tipo di scuola, dobbiamo scegliere davvero quale idea di scuola mettere in campo perché sia inclusiva e perché sia partecipata e perché sia nei limiti e nei princìpi della Costituzione.

Dobbiamo scegliere un’idea a lungo respiro, quella che manca nel Decreto Legge in discussione in questo momento al Senato (AS 1774): in quella legge manca una prospettiva che vada oltre l’emergenza, manca una proposta di scuola. Per questo, noi che non siamo mai stati i pretoriani di questo o quel governo o ministro, ma semmai i pretoriani del contratto e dei diritti e doveri del personale del settore della conoscenza, abbiamo presentato una memoria in audizione per fornire indicazioni per un piano programmatico di investimenti in:
organici docenti ed ATA, per garantire davvero la personalizzazione dei curricoli attraverso l’istituzione di classi meno numerosi;
risorse economiche per la realizzazione delle attività di recupero aggiuntive, ma anche per laboratori e spazi adeguati ad una didattica innovativa;
la stabilizzazione degli organici, per garantire qualità e continuità.

A proposito di scelte, mi auguro che molti di noi riescano ad uscire da quel paradosso ben sintetizzato in un vecchio film di Ernst Lubitsch, Ninotchka, in cui un uomo, entrando in un bar, chiede un caffé senza panna. Il cameriere, interdetto, risponde che ha solo caffé senza latte. “Va bene lo stesso?”
Possiamo trasformare il caffé senza panna in caffé senza latte, possiamo aggiungere la negazione implicita e fare di un caffé semplice un caffé senza panna. L’importante è finirla di lamentarci sempre per quello che non abbiamo, ma far crescere e valorizzare, con le nostre scelte responsabili, le nostre idee da concretizzare in azioni coerenti e condivise.

Ho riportato il mio intervento all’Assemblea Generale della FLC CGIL Nazionale (22-23 aprile 2020). Di seguito i 7 minuti di intervento


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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