Mese: agosto 2020

Tre poesie di Julio Cortazar /3

AFTER SUCH PLEASURES Esta noche, buscando tu boca en otra boca,casi creyéndolo, porque así de ciego es este ríoque me tira en mujer y me sumerge entre sus párpados,qué tristeza nadar al fin hacia la orilla del soporsabiendo que el placer es ese esclavo innobleque acepta las monedas falsas, las circula sonriendo. Olvidada pureza, cómo

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Onori, di Rachel Cusk [Einaudi 2020]

Il terzo ed ultimo capitolo della trilogia Outline di Rachel Cusk, iniziato con Resoconto e proseguito con Transiti, sancisce la definitiva affermazione della “narrazione senza trama”, ovvero della retorica del raccontare attraverso gli altri partendo da banali quanto insospettabili elementi della realtà, senza un fine dichiarato, senza un protagonista, senza una vera e propria drammatizzazione. Non è certamente una novità letteraria, ma è sicuramente un’operazione che Cusk pratica con equilibrio ed eleganza (come la traduzione di Anna Nadotti).

1968 – L’autunno di Praga, di Demetrio Volcic [Sellerio 2018]

A Praga Demetrio Volcic, inviato dall’Europa dell’Est della RAI, era capitato per caso il 31 dicembre 1967: quel viaggio non era programmato, eppure l’aria nuova, il congresso del partito comunista cecoslovacco alle porte gli avevano fatto intuire che si stava compiendo una nuova importante pagina di storia.

Gli illegali, di Piernicola Silvis [SEM 2019]

Per volere dei pezzi grossi di Roma, Renzo Bruni trasloca con la sua squadra da Foggia a Napoli per indagare sulla morte dell’ex prefetto, ormai in pensione, Raffaele Esposito, uomo in vista e dal passato non tanto cristallino. Renzo si scontra più di una volta con il suo avvocato, Manuel Capone, viscido faccendiere della malavita,

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Il bambino nascosto, di Roberto Andò [La nave di Teseo 2020]

Roberto Andò, palermitano, scrittore, regista e sceneggiatore, nel suo romanzo criminale non si interessa agli intrighi della cronaca nera, bensì concentra tutte le sue attenzioni sui legami affettivi che possono nascere in quei contesti sociali, che non fanno solo da sfondo, ma condizionano la crescita e la vita delle persone.

Bufali in marcia al mattatoio, di Ahmel Echeverria [Efesto 2018]

Autore ponte fra la Generción Cero e los Novísmos, Ahmel Echevarría sceglie di raccontarci Cuba per quello che era veramente all’inizio degli anni ‘90: un groviglio di poveracci che si esprimevano soprattutto con i loro corpi, che vivevano per lo più di pulsioni erotiche, di idee e passioni, lontani davvero dai clichés televisivi delle isole caraibiche o degli ideali rivoluzionari, un posto che ha sostituito l’aroma dei sigari Havana con il puzzo di piscio e vomito, sangue e disperazione.

Eichmann – Dove inizia la notte, di Stefano Massini [Fandango, 2020]

Stefano Massini mette in scena un dialogo immaginario fra la filosofa ebrea e il gerarca nazista: Hannah Arendt ci tenne molto a seguire il processo ad Eichmann, svoltosi a Gerusalemme nel 1961 e concluso con la condanna a morte dell’ideatore della Soluzione Finale; lo guardò dal pubblico, senza poter intervenire.

Mileva Einstein, di Slavenka Drakulić [Bottega Errante, 2020]

Non è facile essere la moglie di Albert Einstein, peggio è esserne la ex moglie. È la sorte di Mileva Marić. Tutto comincia a crollare dalla sera quando riceve una lettera di Albert, con le sue “condizioni”: l’ennesima dimostrazione del desiderio meschino del marito di umiliarla, non solo di lasciarla. Ma ci vuole ben altro

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Sepolcri di cowboy, di Roberto Bolaño [Adelphi 2020]

I tre abbozzi riuniti da Adelphi in questo esile volume non hanno avuto l’ultima revisione dell’autore, infatti si tratta di carte ritrovate dopo la morte di Bolaño e che dovevano costituire l’ossatura di opere ben più organiche, come I detective selvaggi, dove pure si parla di poesia, avanguardia e Messico. O forse no. Infatti con Bolaño non siamo mai sicuri di nulla: la sua narrazione sgorga in modo magmatico senza un’apparente idea precisa, anche se in realtà si snoda sempre in modo calibrato sul limite fra reale e surreale.

Fratelli, di Ivan Bunin [Adelphi 2020]

Ivan Bunin Fratelli

Adelphi propone nella collana Microgrammi due brevissimi testi, Fratelli (Brat’ja) e Il figlio (Syn), che già da soli rendono in modo emblematico la cifra stilistica dello scrittore, Ivan Bunin, non a caso primo russo premio Nobel per la letteratura nel 1933. La sua scrittura, lenta e misurata, è capace di penetrare negli interstizi della mente umana per scandagliare, con sottigliezza, i piccoli movimenti, i cambiamenti.