attualità

Onori, di Rachel Cusk [Einaudi 2020]

Il terzo ed ultimo capitolo della trilogia Outline di Rachel Cusk, iniziato con Resoconto e proseguito con Transiti, sancisce la definitiva affermazione della “narrazione senza trama”, ovvero della retorica del raccontare attraverso gli altri partendo da banali quanto insospettabili elementi della realtà, senza un fine dichiarato, senza un protagonista, senza una vera e propria drammatizzazione. Non è certamente una novità letteraria, ma è sicuramente un’operazione che Cusk pratica con equilibrio ed eleganza (come la traduzione di Anna Nadotti).

Non c’è nulla di più scomodo di un aereo per viaggiare: gli spazi non sono mai sufficienti e in qualunque modo ci si rigiri si finisce per disturbare qualcun altro. Quando finalmente arriva la pace, ecco l’hostess che ti richiama per le gambe che allungandosi nel corridoio intralciano pericolosamente il passaggio. Tanto vale rimanere svegli, girarsi verso il proprio vicino di viaggio e raccontargli i fatti salienti della propria vita.

Di un lavoro fatto di numeri, colonne, sterili fatturati, ma anche tanta solitudine. Di come Betsy sia cresciuta e ormai suoni l’oboe dignitosamente. Di come sia difficile fare il marito e proteggere la propria famiglia con un lavoro che assorbe. Di come il vero unico forte affetto di questi ultimi anni sia stato il cane, un gigantesco cucciolone che però la sera prima ha dovuto far abbattere e seppellire in giardino, da solo, dopo aver mandato via il resto della famiglia per risparmiare loro un’inutile sofferenza. Quel legame che pure sembrava destinato a durare si è spezzato prematuramente consegnandogli un vuoto che, per quanto lui sia bravo nelle previsioni, non aveva proprio preventivato. Non c’è però nulla di più adatto ad ascoltare storie di altri come un viaggio in aereo: così Faye aveva dovuto sentire tutto questo ed altri resoconti del suo vicino di posto mentre si avvicinava alla Germania per partecipare ad un reading del suo ultimo libro organizzato dal suo editore in una bella ed inquietante location, un albergo a pianta circolare, fatto per disorientare gli ospiti. Ed è proprio quello che accade a Faye, fin dal primo aperitivo: si perde nei discorsi degli altri…

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