Il sentimento della letteratura, di Julio Cortazar [SUR 2020]

“Scrivo per difetto, per dislocazione; e siccome scrivo da un interstizio, non faccio che invitare gli altri a cercare i propri e a guardare, attraverso questi, il giardino in cui gli alberi hanno frutti che ovviamente sono pietre preziose”. Con questa premessa Julio Cortázar ripercorre i suoi primi approcci non solo alla letteratura, ma al suo modo di vedere e leggere la realtà. Esiste una nicchia in cui siamo costretti a fare entrare contemporaneamente il reale e l’immaginario, il fantastico, e non è detto che a volte non si sovrappongano.

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Racconti, di Leonardo Sinisgalli [Mondadori 2020]

Basta ritrovare un quaderno del 1917 per essere catapultati di colpo in un mondo che oramai sembra non esserci più: riaffiorano i ricordi del maestro, i primi passi nella scuola, la madre. Da lì in poi una stagione di morti improvvise, quelle della prima grande guerra, inaspettata. Quando crolla un mondo e se ne costruisce un altro. E si sorride di fronte alla gravità dei fatti descritti in quel quaderno: tanti errori di scrittura che oggi sono nulla di fronte al passaggio della guerra. Il quaderno è logoro, ma ancora intatto e questo lo fa star bene, lo fa star meglio, lo aiuta a ritornare alla realtà.

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Tutte le poesie, di Leonardo Sinisgalli [Mondadori 2020]

C’è la montagna, c’è la campagna. Ci sono le nuvole e le civette delle nevi, il silenzio ed i fiori dischiusi. Ma soprattutto ci sono i borghi e la semplicità di un fuoco che dissolve tutto nel suo fumo: spazi nuovi che vanno oltre l’apparente calma di una vita ferma da secoli lungo le vigne secche di luce. Canti di allodola e tenui voci del mattino scavate nella pietra.

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Il capofamiglia, di Ivy Compton-Burnett [Fazi 2020]

Fine Ottocento. Duncan è il classico capofamiglia che pensa di controllare tutto quello che accade nella sua famiglia, composta dalla moglie Ellen, le figlie, Nance e Sybil, e il nipote Grant, che vive con gli Edgeworth da quando il padre, il fratello di Duncan, è morto. La famiglia vive nell’agio e apparentemente in modo sereno.

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Di dpcm in circolare: come ti affogo la democrazia

Lo stato di emergenza ha prodotto una serie inenarrabile di dpcm (decreto del presidente del consiglio dei ministri) che servono a prendere decisioni immediate ed urgenti, per fare fronte ad una situazione drammatica a cui bisogna dare risposte chiare e veloci.

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La scuola che si trasforma per effetto del “virus meritocratico”

Ci voleva un virus per fare uscire la vera natura “meritocratica” , competitiva e classista che c’è nel mondo della Scuola?
Succede a Milano: per poter ridurre il numero di alunni per classe, non sarà possibile più accogliere tutte le iscrizioni al Liceo “Manzoni”, per cui il consiglio di istituto ha adottato due criteri:
– la provenienza geografica (prima quelli con residenza adiacente al Liceo, poi man mano allontanandosi);
– il merito scolastico (aver avuto come voti 9 o 10 in italiano, matematica, inglese e altre materie, in seconda media).

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I diritti negati dai farabutti

Non c’è solo la Scuola a distanza. C’è qualcosa di più grave, di più forte, di più inconcepibile: morire a scuola.
In Camerun (Kumba) e in Afghanistan (Kabul) , per ragioni ideologiche e rivendicazioni politico-religiose, non c’è stata nessuna remora ad entrare nelle aule scolastiche e sparare sui bambini/ragazzi: è la negazione dell’umano far sfociare degli scontri ideologici e politici su ‘esseri inermi’, che pagano colpe non loro.

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La primavera torna sempre, di Lorenzo Marone [Feltrinelli 2020]

Anche nelle giornate convulse di lockdown, Luce Di Notte, una vera femmena dei quartieri spagnoli, riesce a trovare un sorriso per tutti. Aiuta la sua vicina di casa facendole la spesa, si preoccupa di Don Vittorio, dispensa parole di calma alla madre, che può sentire soltanto per telefono. Insomma ha deciso che la sua resistenza debba partire dalla solidarietà, dal rinnovato rapporto con gli affetti, dal suo Cane Superiore. Adda passà a’ nuttata

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Successo! sei dei nostri

La Scuola prima … a chiudere!

Durante le campagne elettorali, negli spot di governatori regionali e della politica tutta abbiamo assistito ad un susseguirsi di buoni intenti che volevano la Scuola come una delle priorità. Adesso ne abbiamo capito il senso: è la prima a chiudere!

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Tempo variabile, di Jenny Offill [NN, 2020]

Lizzie è una bibliotecaria con una vita molto movimentata. Ha un marito, Ben, che trascorre molte ore in casa; un figlio piccolo, Eli, che frequenta una scuola dagli ambienti troppo grandi; ha un fratello, Henry, con gravi problemi di tossicodipendenza; una madre dolcissima, che però non riesce a sopportare. Lizzie fatica a tenere tutto insieme, sente il peso della responsabilità di una famiglia che dipende dalle sue cure e spesso le pesa la gestione di una vita così frammentata ed al servizio degli altri.

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L’acqua alta e i denti del lupo, di Emanuele Termini [Exòrma, 2019]

C’è un ospite inatteso sul cargo fra Ancona e Venezia, in quell’aprile 1907. A bordo infatti c’è un giovane anarchico russo, georgiano per l’esattezza, che è arrivato trafelato da Odessa e per alcuni mesi, con l’aiuto degli anarchici marchigiani ha fatto il portiere di notte in un hotel ad Ancona, ma adesso ha addirittura bisogno di incontrare Lenin, in esilio da anni anche se leader indiscusso del Partito Operaio Social-Democratico Russo (POSDR). Il giovane Koba, così è conosciuto a Gori ed in Georgia, anche se nessuno conosce il suo vero nome, sta sfuggendo al regime zarista.

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La cattiva retorica dell’insegnante eroe e missionario

Il faticoso e incerto avvio dell’anno scolastico sembra per il momento aver favorito l’archiviazione di una parte delle più inconsistenti e pericolose accuse verso il mondo della scuola, mosse da alcuni settori dell’opinione pubblica e del giornalismo di destra. Ci riferiamo ai commenti sprezzanti su una classe docente ritenuta ipertutelata, ipersindacalizzata, precaria per propria colpa, fannullona, analfabeta informatica e perennemente in vacanza. Continua a circolare, tuttavia, una retorica opposta, da cui occorre ugualmente prendere le distanze, che solo apparentemente sembra dare il giusto riconoscimento agli sforzi e all’impegno sin qui messi in campo dalla comunità scolastica (compreso il fondamentale personale ausiliario e amministrativo, troppo spesso dimenticato).

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Sopruso. Istruzioni per l’uso, di Valerio Magrelli [Einaudi, 2019]

Un dottore che sbuffando ed alterandosi urla ad un paziente terrorizzato in mutande sul freddo tavolo di un ambulatorio medico: potrebbe essere l’incipit di un romanzo o di uno sketch comico, è invece l’immagine più chiara e lampante di chi veste i panni del borioso e spietato prepotente e di chi invece subisce un sopruso, anzi il sopruso.

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Il futuro è storia, di Masha Gessen [Sellerio, 2019]

Lëša, Maša, Serëža e Žanna sono nate fra il 1982 e il 1985 e si sono affacciate all’età adulta quando in Russia è iniziata l’età di Vladimir Putin. In quegli anni, alla vigilia del “nuovo corso” annunciato dalla politica del cambiamento di Gorbacëv, anche loro vivono in modo contraddittorio e profondissimamente umano quel processo di modernizzazione, mettendosi sulle spalle la responsabilità di iniziare il percorso. Sono la prima vera generazione post-sovietica, sono nate durante la perestrojka e sono vissute negli anni ’90, per questo sentono naturale il peso dell’impegno politico.

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Sogno e realtà dell’America Latina, di Mario Vargas Llosa [Liberilibri, 2020]

Tutto comincia con il mito dell’Eldorado, della terra dell’oro e dalle antiche cronicas dei numerosi compilatori che accompagnarono le spedizioni dei condottieri e vice-regnanti nelle Indie americane, sedotti dai racconti favolosi di quelle terre misteriose. Capita così che spesso la realtà storica venne messa in secondo piano, come ricorda bene il peruviano Raùl Porras Barrenechea “La finzione, l’amore per le cose rare e peregrine, predominano sul gusto del reale e del comune”. La nuova terra risponde alla necessità di dare una risposta alla curiosità del Vecchio Continente anche distorcendo la tradizione religiosa, etnica, sentimentale e storica dei popoli conquistati.

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Intervista a Paolo Maurensig

Paolo Maurensig è da circa tre decenni un appuntamento con una certezza, l’appuntamento con LA certezza: esiste ancora il romanzo, con tutta la sua sacralità, i suoi riti, a volte anche le sue contraddizioni e inspiegabile fascino. Ecco, se possiamo dare una definizione della scrittura che delinea la ‘persona’ Maurensig, oltre l’eleganza e l’equilibrio della forma, c’è una passione quasi sofoclea che non traspare subito, ma che ribolle dentro ogni sua storia, ogni sua narrazione, senza che si increspi la superficie. La sentiamo, la leggiamo, ce ne appropriamo in modo catartico. In epoca di lockdown mi è stato possibile incontrarlo solo virtualmente in occasione di pordenonelegge 2020, anche se ho ancora forte e chiaro dentro di me il ricordo di una sua presentazione al Festival Letteratura di Mantova qualche anno fa. Ci sono ancora molte domande che vorrei rivolgergli, ma le rimando al prossimo appuntamento in presenza. Ci conto, eh.

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Di nuovo didattica a distanza?

La Campania ha dato il via ad una scelta che molti considerano inevitabile, io personalmente reputo scriteriata.
E’ sempre una questione di priorità: se le attività commerciali, se lo sport, se la movida vengono prima, allora qualcosa bisogna sacrificare … ecco dunque che la Scuola cede il passo al resto!

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