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Di dpcm in circolare: come ti affogo la democrazia

E' un segno di una forte crisi democratica: per evitare ostruzionismi di fazioni avverse, basate su pregiudizi e non sul merito delle questioni, si punta al decreto d'urgenza che scavalca il ruolo stesso del parlamento. Continua il mito dell'uomo (o della donna) solo al comando. Parliamo spesso di meritocrazia, e poi la facciamo coincidere con un processo selettivo legato ai "like" ed ai consensi sui social, non alla discussione e confronto nel merito. Ci interessano più i consensi di massa che delle soluzioni condivise e solidali.

Lo stato di emergenza ha prodotto una serie inenarrabile di dpcm (decreto del presidente del consiglio dei ministri) che servono a prendere decisioni immediate ed urgenti, per fare fronte ad una situazione drammatica a cui bisogna dare risposte chiare e veloci.

Sicuramente si tratta di un atto di coraggio e di responsabilità, tuttavia denotano anche una scarsa propensione al confronto ampio ed una tenue capacità elaborativa del parlamento, che -come dimostrano i fatti- è impegnato più in una guerra di bande per il controllo di un pezzettino che garantirà poi un vitalizio, che in una seria e costruttiva elaborazione collettiva che tenga conto della complessità del momento e delle componenti sociali.
E’ un segno di una forte crisi democratica: per evitare ostruzionismi di fazioni avverse, basate su pregiudizi e non sul merito delle questioni, si punta al decreto d’urgenza che scavalca il ruolo stesso del parlamento.
Stiamo andando avanti così da quasi un anno (il primo dpcm è del 23 febbraio, ne sono seguiti altri 23!).
Lo stesso dicasi, di conseguenza, della discussione nei Ministeri nei confronti con le parti sociali:

  • sul “lavoro agile” interviene a gamba tesa la ministra Dadone con un Decreto del 19 ottobre
  • sulla “didattica a distanza”, nonostante un rimando preciso alla contrattazione integrativa, interviene prima un decreto ministeriale sulla Linee Guida per la Didattica Digitale Integrata (agosto 2020), quindi una circolare che assume parzialmente il contenuto di un contratto in discussione e sottoscritto al momento da due sindacati gialli (l’Anief e la Cisl Scuola!).

Non si ha più la voglia di ascoltare e confrontarsi, non si ha più la pazienza di mediare, di condividere problemi e soluzioni.
Continua il mito dell’uomo (o della donna, nel caso dei ministeri della PA e dell’Istruzione) solo al comando, che sforna editti per semplificare la vita dei sudditi.
Succederà così anche quando avremo un parlamento ridotto a 600 unità (400 camera e 200 senato) senza che nessuno qualche settimana fa si sia posto il problema della qualità dei candidati e dei parlamentari, non del numero.

Parliamo spesso di meritocrazia, e poi la facciamo coincidere con un processo selettivo legato ai “like” ed ai consensi sui social, non alla discussione e confronto nel merito. Ci interessano più i consensi di massa che delle soluzioni condivise e solidali.

Homo homini lupus


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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