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Quei voti che disegnano classifiche: aboliamoli!

La nuova norma prevede per la scuola primaria il ritorno al giudizio descrittivo: un passaggio socialmente e pedagogicamente importante che non deve essere ridotto a mero atto burocratico

Il ritorno al giudizio discorsivo nella Scuola Primaria con l’accantonamento del voto numerico è una buona norma (L. 41/2020): si ripristina una situazione precedente al ministero di Mariastella Gelmini, con l’obiettivo di rendere la valutazione degli alunni un percorso e non una classifica.

Il voto numerico, apparentemente di più facile lettura e sicuramente più immediato, ha diversi difetti se applicati alla scuola:

misura un sapere legato ad una prestazione: ma la crescita è un percorso e la valutazione è la bussola, non la mèta;

instaura una competizione inutile: la scuola vive senza le graduatorie, soprattutto in età pre- e adolescenziale quando è importante formare strumenti e strutturare conoscenze, non cristallizzare prestazioni, fotografie;

seleziona: psicologicamente e fisicamente, classificando. La scuola non deve selezionare, ma preparare alle selezioni future, inevitabili, decretate dalla freddezza del voto, facendo crescere i concetti di autocritica ed autovalutazione negli alunni.

La scuola include e fornisce gli strumenti di viaggio, in modo che tutti possano arrivare alla mèta, con i propri tempi e le proprie gambe, qualcuno sorretto da altri, qualcun altro di corsa.

Quello che deve interessare invece, nel rapporto alunno-docente e famiglia-docente, è il percorso; sono fondamentali le tappe raggiunte o meno in quel percorso; è la definizione di una prospettiva per continuare la realizzazione dei propri obiettivi e del proprio cammino.

Per questo sarebbe un bene allargare la pratica anche agli altri gradi scolastici (scuola media e scuola superiore) per arrivare ad una scuola senza classifiche e volendo senza voti, ma con descrizioni ed indicazioni ai viandanti (gli alunni) da parte delle guide (insegnanti).

A due condizioni.

La prima: eliminare i voti non vuol dire promuovere sempre e comunque. Ci sono percorsi che vanno rifatti, ricominciati, potenziati, recuperati.

La seconda: eliminare i voti non può significare sostituirli con altre etichette di livello, cioè invece di 10 trovare “ottimo”, “avanzato” etc. Perché a quel punto si resterebbe nella logica della misurazione e della classificazione e soprattutto si perderebbe il senso del giudizio descrittivo. Inevitabilmente alunno e genitore commenterebbero perché “avanzato” e tralascerebbero la spiegazione che ha portato a quell’etichetta. Si perderebbe cioè, ancora una volta, il senso del percorso.

Nelle prossime settimane i collegi docenti dovranno elaborare uno strumento di valutazione che richiederà, oltre allo sforzo fisico legato ai ritardi del Ministero nella pubblicazione dell’Ordinanza sul cambio di registro, molta creatività e professionalità per rendere il meno burocratico possibile questo passaggio “epocale”.

Ce la faremo, perché per fortuna toccherà agli insegnanti, ai dirigenti scolastici ed ai collegi docenti dare corpo alle sofisticherie astratte degli “esperti di politiche scolastiche” de noantri !


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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