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A scuola a tutti i costi?

La flessione della curva dei contagi sta stuzzicando la fantasia dei politici che esercitano i loro equilibri sulla Scuola, come sempre. Prima cercano la ricetta magica per poter risolvere i problemi della didattica a distanza, ognuno con una soluzione; adesso invece si sta giocando a fare rientrare tutti, superiori comprese, il 14 dicembre per battere un colpo verso la normalità.

Si tratterebbe di una comparsa simbolica per dimostrare che è necessario ripartire. E su questo siamo d’accordo. Cosa non convince?

L’idea che sia solo uno spot politico, che non abbia nulla di concreto alle spalle, è evidente.
Nessuno infatti nega quanto sia fondamentale riprendere le attività in presenza, ma ci sono molte domande a cui dovrebbero seguire delle risposte, soprattutto dopo le ultime settimane in cui politici di mestiere hanno prima sostenuto l’importanza di prolungare il calendario scolastico, poi di andare a scuola anche di domenica e così via. Adesso molti discutono dell’importanza di riprendere tutto, anche solo per 10 giorni.

Intanto, ci si domanda:

  1. Sono stati risolti i problemi dei trasporti? La controversa ministra De Micheli, ma anche i vari governatori regionali e politici locali, non mi pare che abbiano rinforzato il parco dei pullman, treni e mezzi di trasporto pubblici vari … dunque?
  2. Sono stati risolti i problemi di spazi? Non mi pare che siano stati trovati nuovi edifici o che siano state apportate migliorie agli edifici tali da permettere distanziamenti fisici per classi con più di 20 alunni o sdoppiamenti di gruppi classe troppo numerosi.
  3. Sono state migliorate le procedure di tracciamento dei contagi e di definizione delle quarantene? Le ASL sono sempre più impegnate e quasi ‘al collasso’ nella gestione dei casi di contagio. Anche qui la responsabilità è soprattutto dei governatori regionali, che invece appaiono allo stesso tempo dipendenti e smarriti di fronte alle decisioni del governo.

In sostanza non mi pare che sia cambiato nulla dalle disposizioni del dpcm del 3 novembre con il quale si è decretato l’avvio forzato della didattica a distanza per fronteggiare il calo dei contagi: certo, chiudendo tutto il ‘chiudibile’ (palestre, bar, ristoranti, mercati, città…). Era naturale e fisiologico che con una ‘situazione rossa’ in un terzo delle regioni italiane (peraltro le più popolose, anche da un punto di vista scolastico) e misure quasi draconiane (legittime) di limitazioni fisiche agli spostamenti ed agli assembramenti ci fosse un miglioramento. Ci saremmo dovuti preoccupare del contrario.

Il vero rischio è replicare la situazione di settembre quando, con una curva quasi piatta di contagi, abbiamo ripreso tutte le attività sospese 8-9 mesi prima senza curarci più di distanziamenti, di mascherine, di assembramenti.

Dunque come ci spieghiamo questo ripensamento? In parte si tratta di lavarsi la coscienza dopo tante inefficienze per rimandare docenti ed alunni a scuola in presenza. Manca la sicurezza, indubbiamente.

Sicuramente è servito questo periodo di chiusure parziali o totali per permettere agli ospedali di svuotare in parte le terapie intensive e per liberare nuovi posti. Programmare il rientro per una settimana ha inoltre un impatto psicologico di indubbia importanza, che possiamo condividere, ma che non riteniamo opportuno: nulla di strutturale e sostanziale è stato modificato al punto da poter permettere un rientro a scuola in sicurezza, visto che nulla si è davvero ‘mosso’ in queste 4-5 settimane.

E’ un rischio che ancora una volta lasceremmo correre agli alunni ed ai docenti che -da diligenti soldatini- continuerebbero la loro attività per qualche giorno prima di un nuovo periodo di potenziale anarchia (le feste natalizie) salvo poi, a fronte di una probabile nuova ondata, ritirarsi nuovamente per riprendere la didattica a distanza.

Penso che dovremmo evitare questa ulteriore incertezza al mondo scolastico, è doveroso nei confronti di chi si è fatto carico -moralmente e fisicamente- delle difficoltà di questi mesi e di queste settimane, con senso di dovere e responsabilità.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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