attualità

Le mie parole del 2020

Partecipo anche io al gioco di fine anno e provo ad indicare le 3 parole che hanno caratterizzato il mio 2020.

Dpcm fino ad un anno fa non sapevamo neanche cosa fosse, ne avevamo visti e letti pochissimi. Da allora tutto un susseguirsi di interventi mirati, di decreti d’urgenza per gestire una emergenza che purtroppo dura anche oggi. E’ sicuramente una delle parole più cercate sui motori di ricerca soprattutto negli ultimi 2 mesi (basta dare uno sguardo a Google Trends).

Didattica a distanza – un tormentone che è diventato un alibi per la nostra classe politica incapace di intervenire strutturalmente su edifici, trasporti, logistica e per questo ha cercato sempre la soluzione più comoda: lasciare i ragazzi a casa, nonostante una mancanza cronica di copertura di rete, di forniture informatiche, di preparazione (dei docenti, degli alunni e delle famiglie) per un diverso modo di fare scuola.

Distanziamento (sociale) – eravamo abituati a sfruttare come meglio volevamo gli spazi intorno a noi: il 2020 ci ha imposto di ripensare il nostro rapporto con gli altri e con noi stessi, soprattutto con lo spazio che occupiamo. Mantenere le distanze è stato un modo di vivere e di essere che ormai appartiene pienamente al nostro modo di relazionarci col mondo. E qui allora fatemi aggiungere come corollario la parola quarantena o isolamento fiduciario precauzionale: fanno parte del distanziamento, lo esaltano nella forma più estrema e purtroppo sono parole che abbiamo fatto entrare nel vocabolario di tutto l’anno, a volte condite con la speranza della guarigione, a volte con la tristezza della condanna. (ultimo corollario: responsabilità).

Potremmo ancora aggiungere resilienza, pandemia, vaccino, ma anche digitale… Abbiamo dovuto rivedere il senso della parola vecchi e della parola anziani, ci siamo confrontare con le curve ed i contagi, con il significato della parola fragilità. Ci sono parole sulle quali abbiamo costruito una rete semantica fittissima, fatta di richiami continui.

Il tempo e la storia si misurano anche con l’uso delle parole. In questo, purtroppo in negativo, il 2020 è stato proprio un anno terribilmente ricco.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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