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Una scuola su tre è chiusa senza motivo: effetti della nuova autonomia differenziata

E' impensabile che in Italia il diritto allo studio sia alla mercé di giochi politici che vedono contrapposte regioni e stato. Il prezzo di questa incapacità e irresponsabilità politica non lo pagano soltanto i nostri studenti, ma la nazione intera

Condivido appieno l’analisi di Filippo Teoldi presentata in un articolo (intitolato appunto “Una scuola su tre è chiusa senza motivo” ) comparso su Domani del 10 gennaio: molte chiusure delle scuole non sono affatto giustificate, ma sono frutto -aggiungo io- di una impreparazione complessiva, che oramai però va avanti da un anno.
Manca una visione strategica e troppi sono gli assurdi giochetti partitici che hanno fatto delle aperture e chiusure strumenti di propaganda, ma soprattutto regna una incapacità (pigrizia sarebbe troppo poco e ingiusto) di politici locali e nazionali che non fanno altro che rimpallarsi le responsabilità.

La sintesi di Teoldi è chiara e parte da un principio forte, ovvero analizziamo i dati a disposizione:

  1. Chiudere tutto è un’estrema ratio che dobbiamo adottare solo quando non c’è più nulla da fare. Il fatto è che oggi, nel 2021, abbiamo le risorse e le conoscenze per evitarlo. I dati ci dicono che il problema più evidente sono i trasporti pubblici.
  2. E i dati ci dicono anche che è un problema più rilevante per gli studenti tra i 14 e i 18 anni, e nelle città o piccolissime, dove serve la corriera per andare a scuola, o molto grandi, dove vengono utilizzati l’autobus o la metropolitana.
  3. A rigor di logica, quindi servirebbero regole che distinguano le scuole per grado e ubicazione, non tanto regole omogenee per ogni regione. Queste sono in realtà un modo facile per non affrontare il problema.

Non stiamo parlando dei dati caotici e contraddittori dei monitoraggi e delle ricerche, anche internazionali, che non sono in grado di definire effettivamente il rapporto causa-effetto fra scuole e contagi, ma di un’analisi puntuale e precisa sui dati legati alla distribuzione delle scuole ed ai trasporti, dunque sulla possibilità di aumentare il rischio contagio legato all’assembramento di persone in un luogo chiuso (trasporti, soprattutto).
Date queste premesse, che senso ha chiudere le scuole dei piccoli centri dove potevano essere garantiti trasporti adeguati e soprattutto l’utenza è per lo più locale e dunque non pesa particolarmente sui mezzi di trasporto?

Purtroppo queste politiche preventive spianano la strada in maniera concreta verso una pericolosissima autonomia differenziata (denunciata a lettere chiare dalla FLC CGIL): domani soltanto 3 regioni riapriranno alle lezioni in presenza, altrove è il caos più totale, con regioni che addirittura prevedono il rientro in aula degli alunni della scuola secondaria soltanto a febbraio, ovvero in coincidenza dell’inizio del secondo quadrimestre. Eppure avevano sottoscritto e concordato prima di Natale la riapertura il 7 gennaio, ovunque, con almeno il 50% in presenza.

Con tutte le precauzioni possibili, la Scuola andava e va riaperta in presenza ovunque: ci sono ragazzi che dell’ultimo anno quasi hanno vissuto in presenza poco più che un mese (penso soprattutto ai ragazzi lombardi, emiliani, veneti e piemontesi), quello a cavallo fra settembre ed ottobre, che peraltro è coinciso con il periodo più sgangherato delle immissioni in ruolo e delle supplenze (la novità della GPS, i ricorsi, graduatorie esaurite … questa è tutta responsabilità del Ministero dell’Istruzione e della Ministra Azzolina).
E’ impensabile che in Italia il diritto allo studio non sia garantito ovunque e lo si lasci alla mercé delle ordinanze regionali che, per contrasto alle disposizioni nazionali e per eccessi di prudenza legati ad incapacità gestionale e politica, scelgono la strada della chiusura indiscriminata e quindi della didattica a distanza.

Evitiamo spot elettorali e pensiamo piuttosto a fare politica, nel senso nobile del termine, ovvero capacità di organizzare e gestire il bene pubblico.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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