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Cosa può ancora fare il Ministero dell’Istruzione (e il governo) per la Scuola

Alla fine bisogna essere d’accordo con la ministra Lucia Azzolina (chi l’avrebbe mai detto!), non tanto per la sua preoccupazione sulla DAD che non funziona più (quando ha mai funzionato?), ma sulle responsabilità delle regioni.

E ancora sulla inequivocabile discrasia che si crea quando sono permessi assembramenti nelle strade per lo shopping o per gli aperitivi che non si consumano nei bar ma nello spazio antistante gli stessi bar, mentre non si riesce a mandare a scuola 3 milioni di ragazzi (di loro in aula stamattina solo 200 mila, parliamo di quelli delle superiori).

La pallida replica di Fedriga (Lega e governatore del Friuli Venezia Giulia, che rientrerà in presenza solo a febbraio!) fa ridere perché non è da irresponsabili pensare di mandare gli alunni a scuola adesso, ma è da irresponsabili ed incompetenti invece non essere riusciti a pianificare ed organizzare, nell’ambito dell’autonomia e delle competenze delle regioni, un servizio sanitario e di trasporti che permetta agli studenti di rientrare in aula in sicurezza.
Continuo a ribadirlo: le Regioni hanno fallito molto più del governo.

Resta da capire cosa può fare oggi il Ministero dell’Istruzione per permettere la scuola in presenza.

Proviamo a fare un breve elenco:

a. dare poche indicazioni e chiare: in questi mesi le scuole sono state inondate di note di accompagnamento, a volte dal tono lattiginoso, indicazioni di vario tipo anche contrastanti fra di loro, numerosissime richieste di dati per monitoraggi di ogni tipo … le scuole devono lavorare senza molestie burocratiche e con direttive necessarie (p.e. i codici di pagamento del personale in quarantena, p.e. la disponibilità economica per il pagamento dei supplenti, p.e. la semplificazione di ogni pratica amministrativa e burocratica), non con inutili orpelli di manifesto (in)efficientismo ;

b. valorizzare l’autonomia scolastica assecondandola e non dirigendola: le scelte devono essere fatte sul campo, analizzando i dati a disposizione ed evitando soluzioni univoche per tutti. Abbracciando questa impostazione, è necessaria una nota ministeriale di chiarimento sulle eventuali riduzioni orarie per permettere l’organizzazione di doppi turni in presenza: si tratta di prestazioni ridotte per causa di emergenza, pertanto è inutile pensare a dei recuperi! Sarebbe l’ennesimo accanimento contro un sistema, quello scolastico, che comunque sta funzionando oltre le incapacità altrui ;

c. prendere posizione nei confronti di altri ministeri e del governo: o la scuola è al centro e tutto ruota per far tornare la scuola in presenza (p.e. attraverso accordi territoriali che prevedano una diversa modulazione degli orari degli esercizi commerciali e degli uffici territoriali per il pubblico, facendoli aprire dopo l’ingresso degli alunni delle scuole e permettendo che restino aperti anche fino al “coprifuoco” o anche oltre … p.e. facendo cambiare gli orari delle fabbriche e delle aziende, dei tribunali…), oppure si riconosce che le attività produttive hanno il sopravvento sull’istruzione e sulla formazione ;

d. valorizzare e supportare il personale scolastico attraverso campagne mediatiche mirate: ministra e dirigenti ministeriali si esprimono sempre o per descrivere quanto hanno fatto, se l’hanno fatto, oppure per spezzare lance per gli alunni e le famiglie. Degli insegnanti si dice che bisogna recuperare il tempo perduto rimodulando il calendario scolastico senza che nessuno intervenga per dire che la Scuola NON si è mai fermata, né per quanto riguarda le lezioni né per quanto riguarda l’organizzazione che spesso ha richiesto intensificazioni di lavoro legate ad indicazioni schizofreniche. Adesso è il momento di sostenere questo personale che non accede alla cassa integrazione né ai vaccini per primo, ma è perennemente in prima linea, professionale e civile.

Si tratta di operazioni a costo zero, tanto per cominciare.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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