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La previsione delle prove Invalsi è un accanimento valutativo, non un ritorno alla normalità

Chi parla di recupero di lezioni e apprendimenti non conosce la scuola che in questi mesi ha operato oltre i programmi. Bisogna piuttosto restituire ai ragazzi il patrimonio umano e sociale di cui sono stati privati dalla vita a distanza di questi mesi.

Nonostante ancora non ci siano i piani del nuovo governo (che auspico si formi al più presto considerate tutte le scadenze al momento congelate), continua in modo abnorme una polemica strumentale creata ad arte intorno alla scuola ed agli insegnanti: prima il recupero delle lezioni non date attraverso un prolungamento del calendario scolastico anche a giugno e adesso la presunta necessità di prevedere comunque la prove Invalsi per misurare gli apprendimenti persi.

Ha fatto bene la FLC CGIL ad evidenziare l’inutilità in questo momento di prove nazionali a tappeto, che non sono di fatto gestibili se non con l’ennesimo sforzo organizzativo da parte delle scuole:

L’organizzazione dei test Invalsi a marzo/aprile inciderebbe sull’organizzazione scolastica, infatti, a parte la scuola primaria che svolge i test con carta e penna, gli alunni della scuola secondaria di I e II grado svolgono i test in modalità computer based. Questo significa allestire laboratori, gestire con risorse specifiche la somministrazione delle prove, sanificare ripetutamente computer e aule che sarebbero utilizzati da più alunni nel corso della stessa giornata. Con le condizioni pandemiche ancora così aggressive e le difficoltà di organico che stiamo vivendo è un rischio che non possiamo correre e non dobbiamo permetterci. Di sicuro le scuole, che sono allo stremo, ne farebbero a meno. Inoltre, da un altro punto di vista, è psicologicamente dannoso consegnare come normalità a dei ragazzi che da mesi vivono la scuola a distanza o a singhiozzo, l’accanimento di un test valutativo che sarebbe vissuto come inutile orpello e non come tappa di un percorso.

La FLC CGIL ha sempre riconosciuto l’importanza della valutazione e della autovalutazione nelle scuole, a patto che sia sostenibile e utile: per questo da tempo riteniamo che sia determinante il passaggio ad un sistema campionario, definito scientificamente dall’Invalsi, ed aperto su base volontaria a tutte le scuole. A maggior ragione in questo momento di difficile gestione didattica e organizzativa. Né ha ragione di essere quella vulgata che spinge per le “prove Invalsi subito” per avere i risultati in tempo utile per organizzare eventuali corsi di recupero a settembre: intanto perché non è dagli esiti di queste prove che i docenti definiscono la valutazione complessiva del percorso degli alunni definendo corsi di recupero, ma anche perché storicamente per avere i risultati individuali ci vogliono ben più di un paio di mesi.  Del resto gli esiti delle prove Invalsi non sono da considerarsi come prove sommative, ma come strumento di miglioramento dell’intero sistema. A maggior ragione prevedere oggi le prove Invalsi per tutte le scuole secondo il modello consueto è inutile, anche perché i ragazzi hanno bisogno di tornare a vivere la scuola, non di fare un test.

(fonte: Riproporre ora le prove Invalsi significa perdere altro tempo scuola, serve invece profondo cambiamento del sistema nazionale di valutazione)

Mi sento però di spingermi oltre.

Se il problema, come affermano altri, è quello di misurare la perdita di apprendimenti dei nostri ragazzi, ebbene ci sembra chiaro che chi ha questa preoccupazione non conosce la Scuola, per tutta una serie di motivi.

I nostri alunni non hanno perso nessuna nozione o nessuna lezione perché hanno avuto al loro fianco una comunità scolastica, fatta di dirigenti, di docenti, di educatori e personale ATA che ha mantenuto contatti con loro e con le famiglie, che ha continuato, nelle forme umane e professionali fra le più flessibili, a “fare scuola” oltre i programmi, che -per inciso- da tempo non esistono più né, a maggior ragione, possono essere dettati da chi è esterno alla Scuola.

Piuttosto bisogna pensare a restituire a questi ragazzi il patrimonio umano e sociale di cui sono stati privati dalla vita a distanza di questi mesi, di quasi un anno di pandemia: pensiamo a rinforzare la Scuola con organici stabili che permettano di sdoppiare le classi, per questioni di sicurezza e per motivi pedagogici; pensiamo ad estendere il tempo scuola da intendersi come maggiore presenza della scuola nella giornata dei nostri adolescenti per combattere l’abbandono scolastico e la povertà educativa e non come aggiunta di qualche giorno in più di calendario scolastico per lavarci la coscienza a fronte di una inefficace organizzazione della scuola in presenza.

Non abbiamo bisogno di test per capire questi problemi, non è quella la normalità che chiediamo al prossimo governo: è indispensabile in questo momento straordinario prevedere e mettere in campo misure straordinarie per la stabilizzazione del personale precario e agire fin da subito con misure ed interventi strutturali ordinari finalizzati ad ampliare gli organici dei docenti, degli educatori e degli ATA, ad estendere il tempo scuola ed a mettere a disposizione della comunità educante degli edifici sicuri e idonei alle attività scolastiche.

Su questi indicatori misureremo la qualità della nostra Scuola e del governo che verrà.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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