La prigione di carta, di Marco Onnembo [Sperling & Kupfer 2020]

Marco Onnembo non è uno scrittore di professione, ma un manager e giornalista che ha sentito la necessità di denunciare un rischio che stiamo davvero correndo nell’èra del digitale spinto: la perdita della certezza della parola scritta.

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C’è chi va in prigione per un reato, chi per le proprie idee. Nel mondo di Malcom King le due cose coincidono. King, docente di scrittura creativa al college di Brownsville, dove vive con la moglie Lynette e il figlio Buddy, ha un incarico importante e allo stesso tempo pericoloso: insegnare alla prima generazione di studenti che non sa scrivere a mano.

Da qualche anno infatti il governo ha deciso di mettere al bando ogni tipo di scrittura cartacea, affidando tutto al digitale. Malcom ha colto bene il rischio: in questo modo, con un supporto arbitrariamente modificabile, le idee possono essere facilmente manipolate, soprattutto quelle delle giovani menti. Ovviamente, da buon idealista intriso di cultura umanistica, Malcom decide di disobbedire e questo suo atto di eroismo gli costa una condanna severa, l’ergastolo in una prigione di massima sicurezza. Ma il gioco vale la candela e comunque non può essere una semplice reclusione a fermarlo: la rivoluzione delle idee può continuare anche in carcere, dove – con l’aiuto di un secondino – riesce a procurarsi le armi più pericolose che l’uomo può avere in dotazione: matite, penne e fogli di carta. L’obiettivo? Raccontare la propria storia come manifesto contro quei soprusi…

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