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Parola di Mario Draghi (cosa dice sulla Scuola)

Chiarimento al Senato su cosa fare della scuola: doppi turni e armonizzazione del calendario scolastico, ma non generalizzati, solo dove s'è perso tempo scuola. Ancora non mi soddisfa

Mario Draghi è uomo di poche parole, l’abbiamo capito: senza account social, senza la passione di essere in TV, senza la passione di interviste radio o cartacee. I suoi affari li sbriga di persona, in riunioni ufficiali o ufficiose, senza mandarle a dire. Tutto quello che è trapelato è da imputare a indiscrezioni o fughe di notizie, ma senza dubbio non a Mario Draghi.

Finalmente ieri, illustrando il programma di governo in Senato (da notare che per sobrietà non si è ripetuto alla Camera, segno di un’abitudine a non utilizzare una parola di troppo, ma anche di non aver voglia di ripetere) abbiamo avuto la possibilità di conoscere, direttamente dalle sue labbra, cosa pensa di fare nell’immediato per la Scuola.
Dopo giorni di attesa e titoloni di giornali finalmente l’ha detto: la priorità è rientrare a scuola in sicurezza e garantire l’armonizzazione del calendario scolastico con le esigenze dettate dalla pandemia per permettere il recupero di tempo scuola in molte regioni

Tradotto vuole dire doppi turni ed eventualmente prolungamento del calendario scolastico.
Ma ha anche aggiunto che non saranno necessari provvedimenti generalizzati, piuttosto saranno mirati a quelle situazioni dove effettivamente c’è stata perdita di tempo scuola.

E’ indubbiamente una posizione diversa da quella riportata dalla stampa e potrebbe essere accettabile a patto che durante quel periodo di sospensione di attività didattica in presenza è cessato davvero qualunque tipo di rapporto fra docenti, alunni e scuola. Diversamente c’è stata didattica, non s’è perso tempo scuola, ma è stato impiegato differentemente …

Leggiamo dalle sue parole (l’intervento integrale è su Huffington Post, per esempio):

La diffusione del Covid ha provocato ferite profonde nelle nostre comunità, non solo sul piano sanitario ed economico, ma anche su quello culturale ed educativo. Le ragazze e i ragazzi hanno avuto, soprattutto quelli nelle scuole secondarie di secondo grado, il servizio scolastico attraverso la Didattica a Distanza che, pur garantendo la continuità del servizio, non può non creare disagi ed evidenziare diseguaglianze. Un dato chiarisce meglio la dinamica attuale: a fronte di 1.696.300 studenti delle scuole secondarie di secondo grado, nella prima settimana di febbraio solo 1.039.372 studenti (il 61,2% del totale) ha avuto assicurato il servizio attraverso la Didattica a Distanza. 

Questa situazione di emergenza senza precedenti impone di imboccare, con decisione e rapidità, una strada di unità e di impegno comune.

La scuola: non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà.
Occorre rivedere il disegno del percorso scolastico annuale. Allineare il calendario scolastico alle esigenze derivanti dall’esperienza vissuta dall’inizio della pandemia. Il ritorno a scuola deve avvenire in sicurezza.
È necessario investire in una transizione culturale a partire dal patrimonio identitario umanistico riconosciuto a livello internazionale. Siamo chiamati disegnare un percorso educativo che combini la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, anche nel panorama europeo, con innesti di nuove materie e metodologie, e coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo.

Infine è necessario investire nella formazione del personale docente per allineare l’offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni.

In questa prospettiva particolare attenzione va riservata agli ITIS (istituti tecnici). In Francia e in Germania, ad esempio, questi istituti sono un pilastro importante del sistema educativo. E’ stato stimato in circa 3 milioni, nel quinquennio 2019-23, il fabbisogno di diplomati di istituti tecnici nell’area digitale e ambientale. Il Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza assegna 1,5 md agli ITIS, 20 volte il finanziamento di un anno normale pre-pandemia. Senza innovare l’attuale organizzazione di queste scuole, rischiamo che quelle risorse vengano sprecate.

La globalizzazione, la trasformazione digitale e la transizione ecologica stanno da anni cambiando il mercato del lavoro e richiedono continui adeguamenti nella formazione universitaria. Allo stesso tempo occorre investire adeguatamente nella ricerca, senza escludere la ricerca di base, puntando all’eccellenza, ovvero a una ricerca riconosciuta a livello internazionale per l’impatto che produce sulla nuova conoscenza e sui nuovi modelli in tutti i campi scientifici. Occorre infine costruire sull’esperienza di didattica a distanza maturata nello scorso anno sviluppandone le potenzialità con l’impiego di strumenti digitali che potranno essere utilizzati nella didattica in presenza.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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