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Condivisione del fardello e modello danese

Dopo la seconda guerra mondiale, quando l'indebitamento pubblico era più alto di quello attuale, la maggior parte dei paesi istituì dei prelievi eccezionali sui patrimoni privati. Sarà mai possibile anche in Italia?

Nelle sue linee programmatiche, Mario Draghi ha escluso, e non poteva essere altrimenti vista la larga maggioranza che rappresenta, la possibilità di una patrimoniale e della flat tax.

Piuttosto ha paventato la possibilità di rimodulazione delle aliquote Irpef sul modello danese, che oscilla fra il 38% ed il 55,8% per redditi superiori ai 60mila euro. In più sempre in Danimarca sono previste una serie di agevolazioni fiscali soprattutto per liberare i redditi da lavoro dipendente:

è possibile per i lavoratori dedurre le spese di trasporto e viaggio se non rimborsate dal datore di lavoro. Deduzioni valide anche sulle spese connesse con il lavoro dipendente. A tutti i lavoratori dipendenti viene riconosciuta una deduzione pari al 10,5% della remunerazione totale (compresi i benefit) che può giungere fino ad un massimo di 39.400 corone (5.298 euro)

  • E’ riconosciuta a tutti i contribuenti una esenzione dall’imposta per le prime 46.500 corone (6,253 euro, mentre in Italia la no tax area parte da redditi fino a 8.174 euro).
  • L’Iva è al 25% (in Italia l’aliquota massima è al 22%).
  • I redditi da capitale sono tassati al 27% fino a 55.300 corone, poi l’aliquota passa al 42%,
  • i dividendi sono in genere tassati 27% o 22% a secondo di chi li percepisce,
  • aliquota al 22% per le imposte sul reddito delle società.
  • Gli immobili sono tassati con aliquota all’1% fino a 3.040.000 corone (408.779 euro) e al 3% sul valore eccedente.

(fonte: QuiFinanza)

Potrebbe essere un primo importante passo verso una riforma fiscale più equa e modulata anche in Italia (dove al momento le aliquote sono 4).

Tuttavia non è storicamente da scartare l’ipotesi di una patrimoniale che permetta anche di riequilibrare le disuguaglianze economico-sociali acuite dalla crisi pandemica. Soccorre in questa direzione l’analisi dell’economista Thomas Pinketty, non nuovo all’idea, riassunta così sulle pagine del settimanale Internazionale:

Per risolvere la situazione può essere utile anche guardare la storia. Dopo la seconda guerra mondiale, quando l’indebitamento pubblico era più alto di quello attuale, la maggior parte dei paesi istituì dei prelievi eccezionali sui patrimoni privati. Fu il caso in particolare della Germania, con il sistema di Lastenausgleich (condivisione del fardello), adottato nel 1952. Grazie a un prelievo fiscale fino al 50% sui patrimoni finanziari ed immobiliari più alti, questo sistema ha fruttato il sessanta per cento del pil dello stato, in un’epoca in cui i miliardari erano meno ricchi di oggi.

(Non c’è vera ripresa senza trasparenza fiscale)

Questo sarebbe possibile se davvero il nostro Presidente del Consiglio avesse una visione dell’economia sul modello di Keynes (difficile in un governo apertamente e spiccatamente neoliberale come quello che ha riassunto nella sua abbondante maggioranza).


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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