Uno studio (lapalissiano) dell’Invalsi che adesso deve portare ad interventi politici chiari

L’Invalsi ha fornito dati che certificano gli esiti nefasti della Dad come strumento che ha ampliato le disuguaglianze sociali negli apprendimenti. Nulla di nuovo. Alcuni interrogativi ai quali il Ministro Bianchi dovrebbe rispondere con urgenza (risorse, infrastrutture, organici)

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L’Invalsi ha elaborato alcuni dati del 2019 sulle dotazioni, e quindi opportunità, informatiche degli studenti, in epoca pre-Dad. I risultati dell’indagine, riportati da Il Sole 24 ore, non mi sembrano sconvolgenti, ma devono sicuramente far riflettere non solo l’opinione pubblica, ma soprattutto il decisore politico.

Questa fotografia di partenza, secondo l’Invalsi, non può che aumentare le diseguaglianze già esistenti nella scuola italiana. Sotto tre aspetti. Primo. Gli allievi che provengono da famiglie meno istruite sono svantaggiati rispetto agli altri. Ad esempio, in seconda superiore, dal 66% di studenti con un livello «accettabile» di Dad si scende sotto il 50% in presenza di genitori che hanno solo la licenza elementare. Un fenomeno che si osserva anche a medie e primarie. Il secondo divario riguarda i diversi indirizzi di studio delle scuole superiori, con un netto svantaggio per gli allievi degli indirizzi tecnico-professionali. Un dato su tutti: tra un liceale e un coetaneo del professionale ci sono 15 punti di differenza nell’indicatore di “accettabilità” a svantaggio del secondo. E veniamo alla terza differenza: la variabilità tra scuole e, in alcuni casi, tra le classi, specie nelle superiori. Dove al top ci sono allievi che, a parità di altre condizioni, hanno avuto migliori possibilità di apprendere in base all’istituto frequentato. (Fonte: Sole24ore)

Anziché perdere tempo su discussioni inutili (p.e. misurazione della perdita degli apprendimenti e/o prolungamento del calendario scolastico per recuperare il presunto tempo scuola perso in Dad), il prossimo Ministro, insieme al governo, dovrebbe rispondere a questi interrogativi:

  1. Come applicare l’art.3 della Costituzione, cioè come fare per rimuovere gli ostacoli che impediscono la crescita formativa, educativa e culturale dei bambini socialmente svantaggiati?
  2. Quanto e quando si intende investire nelle strutture che servono ad una scuola inclusiva? (aule, laboratori, spazi ricreativi, infrastrutture digitali…)
  3. Quanto si intende investire in risorse umane (organico del personale della scuola) per ridurre il numero di alunni per classe e garantire un minor rapporto docenti – alunni in modo da rendere la didattica più personalizzata?

Si potrebbe continuare, ma già questi primi obiettivi mi paiono particolarmente impegnativi per il prossimo ministro.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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