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Perché l’intervento di Andrea Ichino su Invalsi ed Esami di Stato è vergognoso e pericoloso

Senza nessuna richiesta di intervento, un altro grande esperto di politiche scolastiche (Andrea Ichino) dice la sua su Invalsi e Esami di Stato, insinuando la prevalenza delle prove standard sulla veridicità e valenza del diploma. Assurdo!

L’intervento su Il Corriere della Sera di oggi a firma di Andrea Ichino (Scuola, per il governo sarebbe un errore eliminare i test Invalsi), non nuovo a queste uscite ingiustificate (vedi qui e qui) anche per la carriera professionale che non registra nessun contatto diretto con la scuola (un altro “esperto di politiche scolastiche”), è l’ennesima pessima prova di inquinamento etico e scientifico.

Le affermazioni immotivate riportate nel breve intervento (che trascrivo qui sotto), uno dei rari casi in cui il testo è peggiore del titolo anche da un punto di vista comunicativo, insinuano gravi accuse sul sistema scolastico italiano, sulla correttezza delle scuole e contemporaneamente sulla validità dei titoli di studio.

Affermare, come di fatto fanno anche -in modo diverso e per finalità differenti- Marco Campione e Andrea Gavosto, che l’esame di maturità non ha un valore attendibile e che invece solo le prove Invalsi possono stabilire la “verità” sullo stato dei livelli di apprendimento dei nostri alunni, è vergognoso: significa dire che le Scuole barano nelle valutazioni per farsi belle e che quindi le certificazioni / valutazioni dell’esame di stato non sono attendibili.

Ma fa di più perché associa, come gli altri illustri esponenti della schiera degli “esperti di politiche scolastiche”, l’Invalsi alla valutazione degli apprendimenti e non alla valutazione di sistema.
E questo è un errore ancora più grave, del quale ci si augura che ci si liberi al più presto perché è dannosissimo associare come elemento discriminante l’esito di una prova Invalsi (ma sarebbe grave comunque anche prendendo a riferimento una qualunque altro di tipo di prova da cui discenda una valutazione unica) come elemento per quantificare i livelli di apprendimento.

Lo ha detto bene il Ministro Patrizio Bianchi nell’incontro con le organizzazioni sindacali: le prove Invalsi non hanno una funzione ispettiva né valutativa degli alunni, ma servono a raccogliere dati per intervenire sul sistema intero, per valutare l’impatto di riforme e politiche scolastiche.

Un giorno andrà spiegato a questi maestri del pensiero libero …

Di seguito per i curiosi ecco il testo di Ichino…

Scuola, per il governo sarebbe un errore eliminare i test Invalsi

Di fronte a una impennata dei voti quale quella registrata nell’anno della didattica a distanza, le prove sono indispensabili perché possono darci una misura più attendibile della perdita di competenze e conoscenze che gli studenti italiani hanno subito a causa della pandemia

Spiace davvero dirlo, ma sulla scuola il nuovo governo partirebbe con il piede sbagliato se decidesse che le prove Invalsi non saranno, quest’anno, un requisito necessario per accedere agli esami di terza media e di maturità. Una decisione che darebbe un messaggio molto pericoloso agli studenti e ai professori: «Le prove Invalsi sono un optional; anche se non le fate, per il governo non è un problema».

È possibile che, a causa della pandemia, in alcuni contesti sia difficile effettuare i test. Ma il messaggio del governo sarebbe radicalmente diverso se dicesse: «Le prove Invalsi sono un requisito e quindi vanno fatte, tranne che nei casi in cui, per esigenze di contrasto al contagio, questo non fosse possibile». Sembra una sottigliezza, ma sarebbe un cambio dalla notte al giorno.

Perché è importante questa correzione di rotta? Dopo numerosi anni in cui il voto medio all’esame di maturità fluttuava intorno ai 76 punti (con circa due punti in più al Sud rispetto al Nord), improvvisamente nel 2020 esso è aumentato ovunque di ben 4 punti. Se prima del Covid-19 questo voto manteneva un minimo di significatività nel segnalare gli studenti migliori, l’appiattimento «buonista» verso l’alto indotto dalla pandemia pone una pietra tombale sull’utilità di questo esame.

Di fronte a una impennata dei voti quale quella registrata nell’anno della didattica a distanza, le prove Invalsi sono indispensabili perché possono darci una misura più attendibile della perdita di competenze e conoscenze che gli studenti italiani hanno subito a causa della pandemia. Le recenti indagini del professore Zilibotti e dei suoi coautori inducono a temere che questa perdita sia rilevante e debba preoccupare un governo a cui stanno a cuore i giovani e il loro futuro. Solo grazie alle misurazioni standardizzate che le prove Invalsi offrono, anno dopo anno, sarà possibile misurare con precisione anche in Italia il danno subito dai nostri ragazzi, e porvi rimedio. Il governo è ancora in tempo per non perdere questa occasione.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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