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La solitudine degli studenti distanti

La generazione attuale di adolescenti sta anticipando le tappe e sta saltando la grande palestra sociale della scuola, con conseguenze inevitabili sulla sua vita futura e sull'intera società. Il vero problema in questo momento non è capire i nostri studenti cosa hanno perso in apprendimenti (se l'hanno perso, perché hanno acquisito altre competenze di cui non si può avere riscontro con le attuali prove standardizzate), ma come stanno reinterpretando l'idea di società e di vita politica (intesa come "impegno del cittadino") dal momento che hanno la possibilità anche di evitare ogni tipo di contatto e di asprezza, rifugiandosi nella solitudine della loro stanza-mondo

Il cambiamento di paradigma didattico imposto dalla pandemia ne implica uno sociale: la didattica a distanza sta realizzando l’affermazione di una società a distanza che ci sta tutti impoverendo, soprattutto sta incidendo in modo probabilmente definitivo ed irreversibile sugli adolescenti chiamati a ridare gambe e forza alla ripresa, quando ci sarà.

La situazione in realtà è molto più complessa e merita riflessioni più articolate. Proviamo ad iniziare dalla descrizione di due opposti: una parte di studenti reclama a gran voce il proprio diritto di ritornare in presenza e di eliminare tutte le barriere tecnologiche (perché sono barriere, ostacoli, filtri, diaframmi …); dall’altra ci sono quelli che in una dimensione più domestica, nella dimensione del nido di pascoliana memoria, riescono a realizzarsi meglio, potendo gestire meglio i tempi ma soprattutto potendo contare su un contesto più protetto, il “nido” di pascoliana memoria, in cui quei filtri, quelle barriere, quegli ostacoli posti dalla distanza risultano invece un punto di forza che permette loro di esprimersi in modo più sciolto e tutelato dalla presenza di compagni a loro sgraditi.

Sono i due opposti di un’idea differente di società che dovrà trovare sintesi: il vero problema in questo momento non è capire i nostri studenti cosa hanno perso in apprendimenti (se l’hanno perso, perché hanno acquisito altre competenze di cui non si può avere riscontro con le attuali prove standardizzate), ma come stanno reinterpretando l’idea di società e di vita politica (intesa come “impegno del cittadino”) dal momento che hanno la possibilità anche di evitare ogni tipo di contatto e di asprezza, rifugiandosi nella solitudine della loro stanza-mondo.

La generazione attuale di adolescenti sta anticipando le tappe e sta saltando la grande palestra sociale della scuola, con conseguenze inevitabili sulla sua vita futura e sull’intera società.

Abbiamo bisogno di ritornare in presenza per capire come gestire la distanza fra questi studenti che sono distanti non solo fisicamente, ma mentalmente: e questa è una fatica che non possiamo chiudere con una misurazione a scuola, ma con una riflessione complessiva che ancora una volta deve interrogare l’intero tessuto sociale, da chi ha più responsabilità a chi invece subisce gli effetti di quelle responsabilità.

Una cosa mi pare comunque certa, anche se banale: nulla sarà più come prima, per fortuna, purtroppo.


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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