basket

A testa alta

Buona prestazione dell'Italia del basket che però scopre tutti i suoi limiti. Adesso c'è da lavorare per il futuro

Nella giornata di un altro oro olimpico, nella vela e di altri buoni risultati (come la finale di Weir nel lancio del peso domani e la finale ciclismo inseguimento), cadono due squadre sulle quali ci eravamo fatti delle legittime aspettative.

La prima è la squadra di pallavolo, che perde al tie-break con l’Argentina dopo aver vinto il primo e dominato il quarto set (di misura gli altri): alla fine la garra dei sudamericani ha avuto la meglio su una nazionale che ci aveva abituato ad arrivare almeno alle semifinali (sono arrivati secondi nel 2016). Un brutto tonfo, in parte inaspettato …
Meglio del previsto invece la nazionale di basket che mancava da 17 anni ad un’Olimpiade, ma che si è persa nel finale con la Francia, indubbiamente più forte per stazza fisica e per tecnica, ma ….

Se consideriamo che a ’51 secondi dalla fine l’Italia era solo a -2 dai transalpini (terzi all’ultimo mondiale), c’è da mangiarsi le mani: dormita di un esausto e dolorante Gallinari che perde Gobert al centro dell’area, Fontecchio è lontano e il centro di Utah non fatica a fare quello che ha fatto per tutta la partita, mettere dentro da due passi!
I francesi hanno giocato per lo più con pick ‘n’ roll (eseguito bene anche per alcune amnesie difensive degli azzurri) e con aperture improvvise dal centro verso il limite dei 6 metri e 75, viste le buone percentuali da tre: hanno fatto valere il fisico sotto canestro (49 rimbalzi in totale con la conseguenza di una marea di secondi tiri per loro e l’ansia d’attacco per i nostri) e la buona vena realizzativa da 3 punti. Agli italiani è mancato peso sotto le plance e soprattutto la verve realizzativa di Belgrado (32% al tiro, di cui il 20% da tre è un dato sconfortante).
Senza contare che la Francia ha vinto con 20 palle perse e subendo 12 palle rubate … insomma, c’è da che rammaricarsi, ma si esce a testa alta.
Ha ragione Meo Sacchetti a richiamare i suoi che stavano uscendo a muso lungo: se anche non è un’impresa, c’è mancato poco!
Adesso però che il movimento ha ripreso slancio, bisogna capitalizzare il lavoro di Melli, Polonara, Pajola, Fontecchio e Tonut e cominciare a costruire il dopo Belinelli, Gallinari e Datome: siamo soltanto a metà strada!


ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

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