letture

Disturbo della quiete pubblica, di Luca Bizzarri [Mondadori 2020]

Bizzarri ci consegna un esordio sofisticato e audace, che non annoia e non stagna mai né in descrizioni o lezioni di morale. Anzi, il vero pregio è l’assenza di una morale, di un giudizio, perché i drammi si raccontano, non si commentano.

Poteva essere una sera come tante, con i soliti interventi, scaramucce, controlli: il commissario Pieve e l’agente Rossetti sono pronti a chiudere stancamente il turno per riprendere la loro vita.

Hanno fretta quasi di terminare il turno perché hanno altri problemi da risolvere: Marco Pieve ha da affrontare il rapporto con la figlia ventenne infatuata di un saltimbanco polacco, vuole riguadagnarne la fiducia e la stima, ma non è facile quando il rischio è perderla per sempre; l’agente Enrico Rossetti deve ancora capire se Paola è la sua donna oppure se è tutto finito. Dunque hanno fretta e quella grana non ci voleva proprio: disturbo della quiete pubblica! Un omone senegalese, Mamadou, ma tutti lo chiamano Ibra!, continua a prendere a calci la porta chiusa di un appartamento. Vuole andare in prigione, deve andare in prigione, ma per così poco i due poliziotti non pensano valga la pena riempire una valanga di scartoffie che rischiano di far loro perdere altre 2-3 ore, proprio quando sono alla fine del loro turno. Se lo vorrebbero proprio risparmiare questo strazio di inutile burocrazia e sono pronti a chiudere un occhio, lasciando andare il povero senegalese, più vittima che colpevole. Ma l’omone di colore non ne vuole sapere e continua a scalciare tutto quello che lo allontana dall’incarcerazione. Ma perché vuole andare in carcere a tutti i costi? Questa è la domanda a cui bisogna dare una risposta in una notte come tutte le altre, destinata a diventare invece un momento di svolta e di non ritorno nella vita dei tre uomini…

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