I dati sull’evasione fiscale in Italia

A quanto ammonta l’evasione fiscale in Italia? Quali sono le tasse più evase? Quali i risultati conseguiti negli ultimi anni?

Riporto di seguito un interessantissimo articolo comparso su YouTrend che sicuramente potrebbe fornire qualche spunto alla nostra classe politica …

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Buoni risultati dell’editoria ai tempi del Coronavirus (2020)

Nell’anno della pandemia, l’editoria di varia (libri di narrativa e saggistica e per bambini e ragazzi venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione, ebook e audiolibri) è cresciuta del 2,4% raggiungendo gli 1,54 miliardi di euro a prezzo di copertina.

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Prima di tutto vennero a prendere …

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare


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Quando tutto iniziò

Non iniziò con le camere a gas.

Iniziò con i politici che dividevano le persone tra ‘noi e loro’.
Iniziò con l’intolleranza e i discorsi di odio.
E quando la gente smise di preoccuparsene, divenne insensibile, obbediente e cieca.

Primo Levi


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Nascita del Partito Comunista Italiano

Il Partito Comunista d’Italia nacque a Livorno il 21 gennaio 1921 in seguito alla scissione della frazione comunista durante il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano.

L’Internazionale Comunista aveva fissato 21 punti da rispettare per entrare a far parte dell’organizzazione. Nel Partito socialista italiano vi erano state molte divergenze sulle modalità dell’applicazione di queste direttive internazionali. Uno dei temi di maggiore contrasto fu quello dell’espulsione degli esponenti riformisti, espressamente prevista dai 21 punti ma osteggiata dalla maggioranza dei socialisti italiani.

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La politica sia al servizio dei cittadini

La piattaforma comunicativa Collettiva ha ospitato oggi una serie di interventi dei segretari generali di tutte le categorie del mondo del lavoro per una valutazione sulla crisi di governo oramai in atto.
Di seguito riporto gli interventi di Francesco Sinopoli (FLC CGIL), per l’Istruzione e Ricerca, e di Serena Sorrentino (FP CGIL), per il pubblico impiego.

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Quel volto

Era una luminosa e fredda giornata d’aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.
L’ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini. A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all’interno. Vi era raffigurato solo un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti severi ma belli.

George Orwell, 1984, Mondadori 2000


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Cosa c’è e cosa invece ci si aspetta dal Recovery Plan per la Scuola

Con tutti i limiti e con tutti i vincoli di spesa posti dalla natura di questi finanziamenti, l’importo (17 miliardi) e la destinazione dei fondi del Recovery Plan per il settore dell’Istruzione è insoddisfacente, nel merito e nel metodo.

Gli aiuti del Recovery Fund hanno delle condizionalità, come previsto per il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), ovvero la coerenza con le raccomandazioni specifiche per paese, nonché del rafforzamento del potenziale di crescita, della creazione di posti di lavoro e della resilienza sociale ed economica dello Stato membro. Anche l’effettivo contributo alla transizione verde e digitale rappresenta una condizione preliminare ai fini di una valutazione positiva. (A 19, Conclusioni finali del Consiglio Europeo di luglio).

Il primo 70 per cento delle sovvenzioni verrà impegnato entro la fine del 2022 e speso entro la fine del 2023. Il piano prevede inoltre che il restante 30 per cento delle sovvenzioni sarà speso tra il 2023 e il 2025. 

La quarta missione del nostro Recovery Plan riguarda proprio l’istruzione, l’università e la ricerca, per un totale di 28 miliardi di cui 17 sono utilizzati per la Scuola, con una duplice finalità:

  • potenziare gli apprendimenti scolastici
  • favorire il passaggio dalla scuola all’impresa

Ecco, subito la prima criticità: “dalla scuola all’impresa” nasconde un ritorno indietro alla “Buona Scuola” ed a quella visione della scuola come anticamera dell’ingresso nel mondo del lavoro.
Ma andiamo oltre e vediamo come si declinano queste proposte:

  • Aumentare l’offerta di asili nido e servizi per l’infanzia e favorirne una distribuzione
    equilibrata sul territorio nazionale
  • Ampliare le opportunità di accesso all’istruzione e contrastare l’abbandono
    scolastico e la povertà educativa
  • Migliorare i risultati e i rendimenti del sistema scolastico
  • Potenziare la formazione e il reclutamento del personale docente
  • Potenziare la didattica in particolare in discipline STEM, linguistiche e digitali anche
    attraverso una maggiore autonomia scolastica
  • Istituire un Fondo per la riduzione dei gap dell’istruzione e per facilitare la diffusione
    del tempo pieno su tutto il territorio nazionale
  • Rafforzare la formazione professionale secondaria e universitaria, l’apprendistato
    professionalizzante e gli investimenti in formazione terziaria
  • Ridurre lo squilibrio di competenze tra domanda e offerta di lavoro

Provo però un’analisi di alcuni punti che suscitano in me molte perplessità e che rischiano di essere l’ennesimo buco nell’acqua.

Potenziamento del settore 0-6 – In soldi significa destinare 3,6 mld per asili nido e servizi integrati e 1 mld per potenziare le sezioni primavera e scuola dell’infanzia. Ma come? Contestabile la finalità di questo potenziamento per sottrarre le donne dal lavoro di cura e diffondere la parità di genere: contestabile perché significa che non abbiamo l’obiettivo di “educare alla scuola”, ma di creare dei parcheggi affidati a chiunque del terzo settore purché i bambini liberino i genitori per farli lavorare.
E’ inutile girarci intorno: la generalizzazione del segmento 0-6 deve iniziare da riforme culturali e strutturali riguardanti spazi adeguati e risorse umane adeguate numericamente e professionalmente.
In Italia asili nido e scuole dell’infanzia non sono equamente distribuite su tutto il territorio, soprattutto non sono tutte appannaggio dello Stato, ma rientrano spesso in un sistema integrato con gli enti locali o sono lasciate ai privati (soprattutto cattolici). In larga parte del nostro Paese inoltre non ci sono strutture ricettive adeguate ad accogliere la didattica con bambini in età prescolare. Ci vogliono investimenti in formazione ed organico, che non possono essere garantite dal piano del Recovery perché poi impattano sul bilancio ordinario dello stato.
Servono cambiamenti di paradigmi culturali, prima che investimenti a caso.

Lotta alla dispersione scolastica: il principio è corretto, la soluzione è ridicolo, perché a costo zero! Ovvero si prevede la presenza di tutor esterni a supporto delle scuole che presentano maggiori difficoltà nei livelli di apprendimento degli alunni. Ora, al di là dell’errore enorme di ridurre le difficoltà scolastiche ai livelli di apprendimento misurati dai dati Invalsi (che sono una fotografia parziale di un determinato momento e non una analisi della complessità del contesto in cui le scuole operano), ci si aspetta investimenti sui settori maggiormente toccati dalla dispersione scolastica, ovvero la secondaria di I e di II grado, dove andrebbe aumentato il tempo scuola per coinvolgere i ragazzi in progetti oltre il curricolare. Non servono tutor, servono strutture ed organico. Per esempio bisogna investire per ridurre il numero massimo di alunni per classe (soprattutto nelle medie e nei professionali), in modo da garantire una didattica maggiormente personalizzata ed una vera autonomia organizzativa per le scuole.

Formazione del personale: si prevedono 400 milioni per la formazione in STEM e didattica digitale per 300 mila fra docenti ed ATA. Anche qui una grossa contraddizione rispetto al dato di partenza: la formazione come obbligo contrattuale è già prevista, mancano gli investimenti adeguati che non possono riguardare soltanto una parte, minoritaria, del personale. Perché la professionalità della scuola passa attraverso la formazione di TUTTO il personale, dirigente, docente, educativo ed ATA.
E poi l’oggetto della formazione è sbagliato, soprattutto se l’inizio dell’analisi parte dalla costatazione che i nostri studenti “sono piazzati male” rispetto ai dati Ocse-Pisa: Ocse-Pisa “misura” le capacità di comprensione dei testi e scrittura, dunque la formazione NON deve essere orientata verso STEM e strumenti informatici, ma deve interessare la didattica e la pedagogia tout court, semmai.

Ci sono poi alcune impostazioni di fondo che mi lasciano perplesso:

  • il Recovery Plan prevede riforme a traino di un certo peso e definite per legge, quando invece devono essere discusse in sede contrattuale: si parla infatti di carriera dei docenti (la solita solfa del middle management da cui allevare i futuri dirigenti scolastici) e di mobilità
  • il Recovery Plan annuncia una riforma del reclutamento dei docenti : stiamo ancora vivendo
  • il Recovery Plan annuncia una riforma dei professionali/tecnici: ne abbiamo bisogno in questo momento?

Tutti gli interventi sono curvati verso l’università o l’impresa ed hanno di fondo una visione della scuola come azienda (si veda anche la missione 1 dove si parla di pubblico impiego).
Dunque si tratta di un piano deludente che rischia di portare qualche pannicello caldo per qualche lobby, ma non risolve nessun problema concreto della scuola.

Da rivedere! Anzi, da riscrivere!!!


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Melville – Un romanzo, di Jean Giono [Guanda 2020]

Penso che Moby Dick sia una categoria dello spirito, un passaggio che segna tutti quelli che ci inciampano, perché scoprono di avere dentro un mondo immenso come quello di Herman Melville, lo “scopritore di Moby Dick”, non solo “l’autore di Moby Dick”. Da Giona a Pinocchio, fino a D’Arrigo o al più recente catalogo romanzato di Philip Hoare (Leviatano ovvero La balena, Einaudi 2013), un universo concentrato in pochi concetti.

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L’innominabile attuale

La sensazione più precisa e più acuta, per chi vive in questo momento, è di non sapere dove ogni giorno sta mettendo i piedi. Il terreno è friabile, le linee si doppiano, i tessuti si sfilacciano, le prospettive oscillano. Allora si avverte con maggiore evidenza che ci si trova nell’innominabile attuale

Roberto Calasso, L’innominabile attuale, Adelphi 2017

Una scuola su tre è chiusa senza motivo: effetti della nuova autonomia differenziata

Condivido appieno l’analisi di Filippo Teoldi presentata in un articolo (intitolato appunto “Una scuola su tre è chiusa senza motivo” ) comparso su Domani del 10 gennaio: molte chiusure delle scuole non sono affatto giustificate, ma sono frutto -aggiungo io- di una impreparazione complessiva, che oramai però va avanti da un anno.
Manca una visione strategica e troppi sono gli assurdi giochetti partitici che hanno fatto delle aperture e chiusure strumenti di propaganda, ma soprattutto regna una incapacità (pigrizia sarebbe troppo poco e ingiusto) di politici locali e nazionali che non fanno altro che rimpallarsi le responsabilità.

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Quattro misure urgenti per la scuola e per il resto del Paese

Riporto di seguito l’intervento di Massimo Mantellini su Internazionale.
Lo premetto: non sono d’accordo!
Cioè sono d’accordo con quella parte di analisi, per la verità del tutto evidente, che sottolinea i ritardi e l’incapacità della politica di fare fronte all’emergenza: l’immobilismo che ha paralizzato l’agire politico è sconcertante per il dilettantismo e l’incapacità organizzativa che stiamo subendo in questi mesi, quasi un anno.
Non sono d’accordo con le quattro proposte, che segnano la sconfitta della scuola in presenza: potenziare la rete, potenziare i repository, acquistare pc e formazione sul digitale sono soluzioni che significano abdicare del tutto alla possibilità di fare della scuola un luogo di aggregazione.
In sostanza significa lasciar perdere la possibilità di migliorare la sanità, il controllo del tracciamento, potenziare i traporti, rafforzare gli organici… mettere cioè la Scuola al centro. A favore di un surrogato di tele-formazione-educazione che invece non funziona, in assoluto, non solo perché ci sono limiti tecnici.
Significa abdicare alla scuola come luogo sociale dell’apprendimento, per esplorare un campo (arido) di apprendimento che potrebbe dare sicuramente frutti in termini di competenze, conoscenze e apprendimenti (digitali soprattutto), lasciando per sempre indietro la scuola come luogo di formazione sociale delle persone.

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Esportiamo la democrazia negli Stati Uniti

La pagina di storia scritta ieri da Donald Trump, presidente uscente, e i suoi gruppi di supporto è delle più nere non solo degli Stati Uniti, ma della storia della democrazia in generale.
La responsabilità è tutta del presidente uscente che, in difficoltà fin dalla campagna elettorale della sua elezione basata su fango ed inciuci, per nascondere una legislatura tutta ombre senza luci (si pensi soltanto alla gestione della pandemia da Covid che fa degli USA uno degli stati più colpiti per negligenza organizzativa), ha sovvertito le normale regole della democrazia, brandendo la clava del populismo di bassa lega per ergersi a paladino di una libertà che egli stesso sta mettendo a serio rischio.

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Anniversari e ricorrenze del 2021

Se è vero che il 2021 per il nostro Paese è importante perché è l’anno della presidenza del G20, non sono pochi gli anniversari e le ricorrenze che rendono altrettanto importante questo anno.
C’è solo l’imbarazzo della scelta e ce n’è indubbiamente per tutti i gusti e palati.
Proviamo a ricordarne qualcuno, senza nessuna pretesa di esaustività e prendendo in considerazione soltanto alcuni campi, alcuni anniversari (solo “quelli tondi”), alcune ricorrenze fra le tante che saremo chiamati a celebrare e ricordare.

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Di dpcm in circolare: come ti affogo la democrazia

Lo stato di emergenza ha prodotto una serie inenarrabile di dpcm (decreto del presidente del consiglio dei ministri) che servono a prendere decisioni immediate ed urgenti, per fare fronte ad una situazione drammatica a cui bisogna dare risposte chiare e veloci.

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I diritti negati dai farabutti

Non c’è solo la Scuola a distanza. C’è qualcosa di più grave, di più forte, di più inconcepibile: morire a scuola.
In Camerun (Kumba) e in Afghanistan (Kabul) , per ragioni ideologiche e rivendicazioni politico-religiose, non c’è stata nessuna remora ad entrare nelle aule scolastiche e sparare sui bambini/ragazzi: è la negazione dell’umano far sfociare degli scontri ideologici e politici su ‘esseri inermi’, che pagano colpe non loro.

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Onori, di Rachel Cusk [Einaudi 2020]

Non c’è nulla di più scomodo di un aereo per viaggiare: gli spazi non sono mai sufficienti e in qualunque modo ci si rigiri si finisce per disturbare qualcun altro. Quando finalmente arriva la pace, ecco l’hostess che ti richiama per le gambe che allungandosi nel corridoio intralciano pericolosamente il passaggio. Tanto vale rimanere svegli, girarsi verso il proprio vicino di viaggio e raccontargli i fatti salienti della propria vita.

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Diario della Quarantena /49 – non è un paese per anziani

Abbiamo poche certezze sulla FASE 2 e sulla sua attuazione: quando ci sarà, come si svolgerà, quanto recupereremo di quello che abbiamo lasciato da parte prima del lungo periodo di quarantena e limitazioni. O meglio, una ce l’abbiamo: non sarà un Paese per anziani!

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I luoghi della Costituzione

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.

Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione.

Pietro Calamandrei, padre Costituente

La madre del partigiano

Sulla neve bianca bianca
c’è una macchia color vermiglio;
è il sangue, il sangue di mio figlio,
morto per la libertà.
Quando il sole la neve scioglie
un fiore rosso vedi spuntare:
o tu che passi, non lo strappare,
è il fiore della libertà.
Quando scesero i partigiani
a liberare le nostre case,
sui monti azzurri mio figlio rimase
a far la guardia alla libertà.

di Gianni Rodari

Diario della Quarantena /48 – Essere liberi vuol dire essere più solidali

Il 75esimo anniversario della “Liberazione” l’avevo immaginato diversamente. L’anno scorso ero stato in pellegrinaggio alla Casa dei Fratelli Cervi, avevo soltanto potuto intercettare la forza di una famiglia e delle loro idee, del loro sacrificio mescolandomi a quel popolo che si riuniva a lì per farli rivivere e celebrarli.

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Diario della Quarantena /47 – Il 25 aprile rinasce la libertà #iorestolibero

È il Natale della nostra democrazia, in cui ci si ritrova per festeggiare la liberazione dal nazifascismo e riflettere sui valori della Carta Costituzionale.
Quest’anno, nel settantacinquesimo anniversario della Liberazione, abbiamo bisogno più che mai di celebrare la nostra libertà, di tornare a guardare al futuro con speranza e coraggio.

Sappiamo che, una volta passata questa tempesta, saremo chiamati a ricostruire un mondo più giusto, più equo, più sostenibile.
Per questo lanciamo una grande convocazione a cittadine e cittadini per ritrovarci insieme a festeggiare il 25 aprile in una grande piazza virtuale.

Continua a leggere sul sito www.25aprile2020.it


Comincio un diario legato al periodo che grazie al DPCM dell’8 marzo trascorrerò in casa o comunque in una sorta di isolamento legato alle misure di prevenzione del Coronavirus.


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Diario della Quarantena /46 – tempo delle scelte

“Passerà la tempesta, il genere umano sopravviverà, molti di noi saranno ancora qui, ma vivremo in un mondo diverso.”
Inizia così un articolo dello storico Yuval Noah Harari sul Financial Times (poi ripreso da molte testate italiane, fra cui Internazionale), con quale si sviluppano una serie di riflessioni sull’importanza delle scelte che siamo chiamati a fare in questo momento, con una certa rapidità, ma che inevitabilmente avranno un notevole impatto anche a lungo termine.

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