La fine dei vecchi tempi, di Vladislav Vančura [Einaudi, 2020]

Bernard Spera è il vecchio bibliotecario del castello di Kratochvíce: ne ha viste tante e ne può raccontare anche di più. Da quando il podere è passato nelle mani del ricco Stoklasa e da quando nei paraggi è arrivato il principe Nikolaevič Megalrogov, da tutti soprannominato “barone di Münchhausen” per spiccate peculiarità caratteriali, gli episodi da riferire sono ancora più e soprattutto ancora più incredibili.

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La ragione contro il potere, di Noam Chomsky e Jean Bricmont [Ponte delle grazie, 2019]

Ora più che mai occorre ragionare sulla ragione: strumento insostituibile contro l’ignoranza, il dominio, l’intolleranza. Partendo da questo presupposto, dialogando con Jean Bricmont, siamo introdotti per mano da Noam Chomsky nell’universo politico, economico, ma anche etico degli Stati Uniti e più in generale della dicotomia fra teoria ed esercizio del potere. Si ragiona allora della convivenza fra razionalismo e ottimismo, dell’impegno per migliorare la nostra condizione umana, della possibilità stessa dell’esistenza di una “natura umana” innata, che possa comprendere anche la lotta per cambiare il mondo. La ragione si rivela come l’unico strumento per svelare e disinnescare le menzogne del potere, per far avanzare la conoscenza scientifica e filosofica e per realizzare il cambiamento politico…

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Successo! sei dei nostri

Un giorno senza sera, di Roberto Pazzi [La Nave di Teseo, 2020]

La sensazione di svegliarsi con le ali di un uccello e con il pensiero strano di essere stato un uomo, un mondo al contrario, un nuovo modo di percepire il mondo, attraverso la ricerca del proprio corpo: con enormi sforzi per sentire il sangue agitarsi e cercare, attraverso le mani, le unghie e le tracce delle sue impronte che forse un giorno, se ne avrà memoria, saranno capaci di fargli ricordare passato e futuro. È faticoso restare sempre giovani, “non uscire mai dalla giovinezza”, creare un trucco che faccia rimanere sempre uguali.

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Il giorno mangia la notte, di Silvia Bottani [SEM 2020]

In una calda ed afosa estate milanese, le vite di Naima, Stefano e Giorgio stanno per incontrarsi e graffiarsi per sempre. Giorgio esce dall’ennesima serata di gioco d’azzardo, matto e disperatissimo: come sempre ha perso tutto e vede sempre più lontano il giorno del riscatto. La sua vita è ad una pausa: pausa d’amore, pausa di lavoro, pausa da genitore. Solo la sfortuna non prende mai una vacanza. È completamente al verde, così per disperazione decide di rapinare una anziana marocchina che vede avanzare per strada: ma la donna non ci sta, resiste e anzi prova a rincorrere il suo aggressore.

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Il sentimento della letteratura, di Julio Cortazar [SUR 2020]

“Scrivo per difetto, per dislocazione; e siccome scrivo da un interstizio, non faccio che invitare gli altri a cercare i propri e a guardare, attraverso questi, il giardino in cui gli alberi hanno frutti che ovviamente sono pietre preziose”. Con questa premessa Julio Cortázar ripercorre i suoi primi approcci non solo alla letteratura, ma al suo modo di vedere e leggere la realtà. Esiste una nicchia in cui siamo costretti a fare entrare contemporaneamente il reale e l’immaginario, il fantastico, e non è detto che a volte non si sovrappongano.

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Racconti, di Leonardo Sinisgalli [Mondadori 2020]

Basta ritrovare un quaderno del 1917 per essere catapultati di colpo in un mondo che oramai sembra non esserci più: riaffiorano i ricordi del maestro, i primi passi nella scuola, la madre. Da lì in poi una stagione di morti improvvise, quelle della prima grande guerra, inaspettata. Quando crolla un mondo e se ne costruisce un altro. E si sorride di fronte alla gravità dei fatti descritti in quel quaderno: tanti errori di scrittura che oggi sono nulla di fronte al passaggio della guerra. Il quaderno è logoro, ma ancora intatto e questo lo fa star bene, lo fa star meglio, lo aiuta a ritornare alla realtà.

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Tutte le poesie, di Leonardo Sinisgalli [Mondadori 2020]

C’è la montagna, c’è la campagna. Ci sono le nuvole e le civette delle nevi, il silenzio ed i fiori dischiusi. Ma soprattutto ci sono i borghi e la semplicità di un fuoco che dissolve tutto nel suo fumo: spazi nuovi che vanno oltre l’apparente calma di una vita ferma da secoli lungo le vigne secche di luce. Canti di allodola e tenui voci del mattino scavate nella pietra.

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Il capofamiglia, di Ivy Compton-Burnett [Fazi 2020]

Fine Ottocento. Duncan è il classico capofamiglia che pensa di controllare tutto quello che accade nella sua famiglia, composta dalla moglie Ellen, le figlie, Nance e Sybil, e il nipote Grant, che vive con gli Edgeworth da quando il padre, il fratello di Duncan, è morto. La famiglia vive nell’agio e apparentemente in modo sereno.

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La primavera torna sempre, di Lorenzo Marone [Feltrinelli 2020]

Anche nelle giornate convulse di lockdown, Luce Di Notte, una vera femmena dei quartieri spagnoli, riesce a trovare un sorriso per tutti. Aiuta la sua vicina di casa facendole la spesa, si preoccupa di Don Vittorio, dispensa parole di calma alla madre, che può sentire soltanto per telefono. Insomma ha deciso che la sua resistenza debba partire dalla solidarietà, dal rinnovato rapporto con gli affetti, dal suo Cane Superiore. Adda passà a’ nuttata

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Successo! sei dei nostri

Tempo variabile, di Jenny Offill [NN, 2020]

Lizzie è una bibliotecaria con una vita molto movimentata. Ha un marito, Ben, che trascorre molte ore in casa; un figlio piccolo, Eli, che frequenta una scuola dagli ambienti troppo grandi; ha un fratello, Henry, con gravi problemi di tossicodipendenza; una madre dolcissima, che però non riesce a sopportare. Lizzie fatica a tenere tutto insieme, sente il peso della responsabilità di una famiglia che dipende dalle sue cure e spesso le pesa la gestione di una vita così frammentata ed al servizio degli altri.

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L’acqua alta e i denti del lupo, di Emanuele Termini [Exòrma, 2019]

C’è un ospite inatteso sul cargo fra Ancona e Venezia, in quell’aprile 1907. A bordo infatti c’è un giovane anarchico russo, georgiano per l’esattezza, che è arrivato trafelato da Odessa e per alcuni mesi, con l’aiuto degli anarchici marchigiani ha fatto il portiere di notte in un hotel ad Ancona, ma adesso ha addirittura bisogno di incontrare Lenin, in esilio da anni anche se leader indiscusso del Partito Operaio Social-Democratico Russo (POSDR). Il giovane Koba, così è conosciuto a Gori ed in Georgia, anche se nessuno conosce il suo vero nome, sta sfuggendo al regime zarista.

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Sopruso. Istruzioni per l’uso, di Valerio Magrelli [Einaudi, 2019]

Un dottore che sbuffando ed alterandosi urla ad un paziente terrorizzato in mutande sul freddo tavolo di un ambulatorio medico: potrebbe essere l’incipit di un romanzo o di uno sketch comico, è invece l’immagine più chiara e lampante di chi veste i panni del borioso e spietato prepotente e di chi invece subisce un sopruso, anzi il sopruso.

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Il futuro è storia, di Masha Gessen [Sellerio, 2019]

Lëša, Maša, Serëža e Žanna sono nate fra il 1982 e il 1985 e si sono affacciate all’età adulta quando in Russia è iniziata l’età di Vladimir Putin. In quegli anni, alla vigilia del “nuovo corso” annunciato dalla politica del cambiamento di Gorbacëv, anche loro vivono in modo contraddittorio e profondissimamente umano quel processo di modernizzazione, mettendosi sulle spalle la responsabilità di iniziare il percorso. Sono la prima vera generazione post-sovietica, sono nate durante la perestrojka e sono vissute negli anni ’90, per questo sentono naturale il peso dell’impegno politico.

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Sogno e realtà dell’America Latina, di Mario Vargas Llosa [Liberilibri, 2020]

Tutto comincia con il mito dell’Eldorado, della terra dell’oro e dalle antiche cronicas dei numerosi compilatori che accompagnarono le spedizioni dei condottieri e vice-regnanti nelle Indie americane, sedotti dai racconti favolosi di quelle terre misteriose. Capita così che spesso la realtà storica venne messa in secondo piano, come ricorda bene il peruviano Raùl Porras Barrenechea “La finzione, l’amore per le cose rare e peregrine, predominano sul gusto del reale e del comune”. La nuova terra risponde alla necessità di dare una risposta alla curiosità del Vecchio Continente anche distorcendo la tradizione religiosa, etnica, sentimentale e storica dei popoli conquistati.

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Intervista a Paolo Maurensig

Paolo Maurensig è da circa tre decenni un appuntamento con una certezza, l’appuntamento con LA certezza: esiste ancora il romanzo, con tutta la sua sacralità, i suoi riti, a volte anche le sue contraddizioni e inspiegabile fascino. Ecco, se possiamo dare una definizione della scrittura che delinea la ‘persona’ Maurensig, oltre l’eleganza e l’equilibrio della forma, c’è una passione quasi sofoclea che non traspare subito, ma che ribolle dentro ogni sua storia, ogni sua narrazione, senza che si increspi la superficie. La sentiamo, la leggiamo, ce ne appropriamo in modo catartico. In epoca di lockdown mi è stato possibile incontrarlo solo virtualmente in occasione di pordenonelegge 2020, anche se ho ancora forte e chiaro dentro di me il ricordo di una sua presentazione al Festival Letteratura di Mantova qualche anno fa. Ci sono ancora molte domande che vorrei rivolgergli, ma le rimando al prossimo appuntamento in presenza. Ci conto, eh.

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Successo! sei dei nostri

1968 – L’autunno di Praga, di Demetrio Volcic [Sellerio 2018]

Il nome di Alexandre Dubček si afferma con convinzione nel gennaio del 1968, in pieno processo di revisione del partito comunista cecoslovacco, il cui segretario era Antonin Novotny, fra i sostenitori dell’ortodossia russa. Dubček subentra a Novotny come segretario con un mandato molto chiaro: riportare in Cecoslovacchia la libertà di pensiero ed un “socialismo umano”. Di lui, della sua forza carismatica, non si era ancora reso conto il russo Leonid Brežnev che pure l’aveva incontrato in tempi non sospetti senza degnarlo di una parola significativa.

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Gli illegali, di Piernicola Silvis [SEM 2019]

Per volere dei pezzi grossi di Roma, Renzo Bruni trasloca con la sua squadra da Foggia a Napoli per indagare sulla morte dell’ex prefetto, ormai in pensione, Raffaele Esposito, uomo in vista e dal passato non tanto cristallino. Renzo si scontra più di una volta con il suo avvocato, Manuel Capone, viscido faccendiere della malavita, cocainomane, in cerca di riscatto e soldi per curare la figlia Rosdiana, a cui sono rimasti pochi giorni di vita.

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Il bambino nascosto, di Roberto Andò [La nave di Teseo 2020]

Gabriele Santoro ha un rito: ogni mattina, mentre rifinisce la barba e aspetta il postino, declama una poesia allo specchio. Quella mattina è diversa perché, dopo aver aperto la porta ed essersi infilato di nuovo in bagno, tornando all’ingresso si accorge di avere una visita inaspettata: è Ciro, un bambino. Ciro, 10 anni, è il figlio di un padre scomodo, il camorrista Carmine, che controlla per il suo boss i traffici nel quartiere.

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Bufali in marcia al mattatoio, di Ahmel Echeverria [Efesto 2018]

L’Albatros è un bar gestito da un irlandese, di cui è rimasto soltanto il soprannome, Irish Coffee: un postaccio vicino al porto, frequentato da papponi, puttane e tipi loschi. O semplicemente da chi cerca di riempirsi della quantità giusta di alcol per arrivare a casa, per l’ultimo bicchiere davanti alla televisione. Ismaele, si fa chiamare così, passa tutte le sere dal suo amico Irish Coffee, è un cliente abitudinario, che ha bisogno di concludere un’altra giornata di resistenza in quel posto senza Dio, nei bassifondi, perché proprio nel fondo di un bicchiere riesce a trovare l’umanità. Quella sosta gli serve per bere le 3-4 birre con gin o con whisky e trovare, in qualche altro relitto umano come lui, reduce da una guerra gli ha portato via un occhio, momenti di spensierato ed effimero affetto.

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Eichmann – Dove inizia la notte, di Stefano Massini [Fandango, 2020]

Sono finalmente uno di fronte all’altro, Hannah Arendt e Adolf Eichmann: la stanza è buia, con una sola luce fioca, ma sufficiente per provare a fare chiarezza sui fatti. Adolf Eichmann è stato da poco arrestato in Argentina, siamo nel 1960. Adesso è a Gerusalemme, per essere processato: la sua colpa è quella di essere stato un bravo burocrate nazista, l’ingegnere della “Soluzione finale”. Hannah è una filosofa ebrea, scampata alle persecuzioni perché rifugiata negli Stati Uniti, dall’altra parte del continente americano rispetto all’aguzzino di tutti gli ebrei.

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Mileva Einstein, di Slavenka Drakulić [Bottega Errante, 2020]

Non è facile essere la moglie di Albert Einstein, peggio è esserne la ex moglie. È la sorte di Mileva Marić. Tutto comincia a crollare dalla sera quando riceve una lettera di Albert, con le sue “condizioni”: l’ennesima dimostrazione del desiderio meschino del marito di umiliarla, non solo di lasciarla. Ma ci vuole ben altro per scoraggiarla. Ha dovuto vincere i pregiudizi dei suoi insegnanti in Serbia, ha dovuto sgomitare e dare sempre di più per affermarsi giovanissima in un contesto accademico maschile e maschilista come quello universitario del Politecnico di Zurigo; non saranno certo i capricci di un uomo in balia di sua cugina a farle del male. La sua unica preoccupazione è garantire ai figli calma e tranquillità, un ambiente che nella sua anomalia sia il più sereno possibile. La preoccupano le condizioni economiche, ma ancora di più i disturbi del suo Tete: sente rumori, sente voci, sente un mondo diverso.

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Sepolcri di cowboy, di Roberto Bolaño [Adelphi 2020]

Prendere un aereo nel settembre del 1973 non è semplice, anche se vuoi semplicemente andare in Messico dove ti aspetta tuo padre, tuo marito. La milizia controlla, la milizia contiene e non vuole che le persone possano scappare dall’inevitabile repressione. Arturo Belano è alle prese con un check-in molto complicato, reso ancora più difficile dal nervosismo della madre che quasi si scontra fisicamente con la polizia. Alla fine c’è il ritorno a casa di Monica Vargas, dove sono ospiti in attesa del decollo.

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Fratelli, di Ivan Bunin [Adelphi 2020]

Portare i risciò per le strade di Colombo a Ceylon (oggi Sri Lanka), è un fatto di famiglia, tanto che, quando il padre muore, il figlio ne eredita il numero da mettersi sul braccio dopo di che può tranquillamente riprenderne l’attività. È un lavoro duro, fatto di lunghi percorsi accidentati e di strani incontri, anche di quelli che non ti aspetti, così dirompenti da cambiare per sempre lo scorrere della tua vita. Tirando il risciò per portare a spasso ricchi borghesi, si arriva alle porte di case che si vorrebbe evitare, e capita pure che da una finestra si affacci, agghindata come per una festa, la ragazza che ti si è promessa in sposa. Dove sono finite tutte quelle promesse, dove sono finiti gli abbracci, i baci?

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Teoria delle ombre, di Paolo Maurensig [Adelphi 2015]

L’Hotel do Parque di Estoril è un luogo misterioso nei primi anni del dopo guerra. Qui, una località costiera del sud del Portogallo, trovano rifugio molti personaggi contraddittori protetti dal regime di António de Oliveira Salazar in una sorta di porto franco, mentre ancora non sono noti del tutto i crimini contro gli ebrei e ancora non si è celebrato il processo di Norimberga.

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L’arcangelo degli scacchi, di Paolo Maurensig [Mondadori 2014]

Non c’era più niente da fare in America, bisognava lanciare la sfida all’Europa. Con questa idea nel 1858 Paul Morphy affronta l’Oceano Atlantico in compagnia del giornalista Fredreick Milnes Edge, per andare in Inghilterra con il desiderio di affrontare il famoso Howard Staunton, ma soprattutto con la voglia ossessiva di affermarsi nel panorama mondiale, appagare la sua sete di gloria.

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Assedio all’Occidente, di Maurizio Molinari [La nave di Teseo, 2019]

C’è un filo rosso che unisce tutti i grandi leader politici stranieri emergenti nel panorama attuale: la strategia del potere e del controllo. Che si tratti di Vladimir Putin, o di Xi Jinping, o di Recep Tayyip Erdoğan o di Kim Jong-un tutte le volte la narrazione ha delle caratteristiche comuni. Si tratta sempre dell’affermazione lenta e progressiva di un modello di comando basato sull’affermazione di sé, sulla dimostrazione al mondo della propria grandezza ed indispensabilità, ma soprattutto sul controllo del consenso.

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Il pannello, di Erri De Luca [Feltrinelli, 2012]

L’entrata in aula di quel professore faceva temere che ci sarebbe stato qualcosa di grave da scontare. Erano giorni difficili nella quarta B del Liceo Classico Umberto I di Napoli, da quando uno o più alunni aveva svitato il pannello della scrivania degli insegnanti e tutta la classe, sedici adolescenti, tutti maschi, aveva potuto vedere le gambe della giovane supplente. Non erano abituati in quell’ambiente severo a professori poco più che adolescenti, non erano neppure abituati a colpi di testa: erano del tutto fuori luogo. Ma i tempi stavano cambiando.

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Il lucertolone, di J. Saramago [Feltrinelli 2018]

Il lucertolone è una favola breve composta dal premio Nobel José Saramago ed inclusa nella raccolta Di questo mondo e degli altri, che riunisce le cronache che lo scrittore portoghese aveva pubblicate sparse sul quotidiano “A Capital” ed il settimanale “Jornal do Fundão” all’inizio degli anni Settanta. È una novità per Saramago quella delle favole: “Non voglio rimandare oltre. È da molto tempo che devo raccontare una favola. Ma il mondo delle favole ha ormai fatto il suo tempo, nessuno ci crede più, e per quanto io giuri e spergiuri, è sicuro che mi rideranno dietro. In fin dei conti sarà la mia semplice parola contro le beffe di un milione di abitanti. Malgrado tutto, mettiamo la barca in acqua, che poi il remo si troverà”, si legge nella quarta di copertina. Lo stile è chiaro, semplice, asciutto, al tempo stesso ironico. Il testo è arricchito ed impreziosito dalle bellissime xilografie dell’artista brasiliano José Francisco Borges.

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