Charlot sotto inchiesta [Marietti, 2019]

“Non sono un comunista, sono un liberale democratico”. È’ il 17 aprile 1948, in pieno maccartismo, e tocca pure a Charlie Chaplin rispondere alle domande dell’FBI. La sua partecipazione a diverse iniziative legate alla Russia desta sospetti e la macchina di Edgard J. Hoover comincia il suo cammino inesorabile: già dal 1945 l’attore inglese, ormai residente negli Stati Uniti, è sotto controllo. Del resto Chaplin ha dichiarato apertamente l’importanza dell’apertura di un secondo fronte in Occidente, subito dopo l’invasione della Russia da parte dei nazisti (1941), per contrastare le potenze dell’Asse. Di fronte all’incalzare delle domande della FBI, Chaplin manifesta tutta la sua apparente inconsapevolezza di certe citazioni, di certe risposte, di alcune partecipazioni ad eventi organizzati dalla società amici della Russia e pubblicati dal “The Daily Worker”. Chaplin ricorda al suo interlocutore di essere un attore molto famoso e per questo quotidianamente cercato da gente ed associazioni che non conosce per pubblicità, eventi, discorsi. Questo implica, a detta di Chaplin, accettare anche inviti senza approfondire prima da chi arrivano. Ma non c’è malizia, non c’è premeditazione: dice l’attore.

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Mi mancano le conclusioni

Mi sa che è questo il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l’impressione che niente finisca mai veramente.
Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi.
Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati.

Tratto da Diego De Silva, Non avevo capito niente

Intervista a Karina Sainz Borgo

Incontro Karina Sainz Borgo nella lounge del club degli editori del Salone Internazionale del Libro di Torino, il 12 maggio 2019. È indubbiamente il momento storico del Venezuela, terra d’origine della scrittrice che oggi vive a Madrid, dove si è trasferita nel 2006. Per questo Karina è ricercatissima, dalla radio, dalla televisione: un po’ perché è una bella donna, giovane e preparata, ed una persona interessante, un po’ perché tutti vogliono sapere qualcosa in più della politica del continente sudamericano.

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La versione della cameriera [NNE 2019]

La versione della cameriera è il primo di una trilogia di country noir, “romanzi neri di campagna”, firmati da Daniel Woodrell. Del testo, solo apparentemente semplice, colpiscono la struttura ed il ritmo: giocato fra il presente del giovane Alek (il 1965) ed il passato dell’incendio (1929); fra la prima e la terza persona; fra un punto di vista ed un altro. Per questo è sicuramente un romanzo corale, ma anche un romanzo che non annoia, catturando l’attenzione del lettore che però si perde più nelle articolazioni e divagazioni della vita dei vari personaggi che nella ricerca della verità.

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Notte a Caracas, di Karina Sainz Borgo [Einaudi, 2019]

Il romanzo di esordio di Karina Sainz Borgo è un pugno allo stomaco: non c’è affetto, non c’è speranza, non c’è indulgenza. La storia scivola vorticosamente nel baratro della perdita di tutto, dalla famiglia alla propria identità, in un continuo scontro fra opposti, fra vittime e carnefici. L’inferno venezuelano perde le sue connotazioni specifiche ed assume quelle epiche di un paese in balia di milizie assassine. È un romanzo dirompente nella sua semplicità, caratterizzato da uno stile asciutto, che non lascia spazio a nessun tipo di immaginazione o non detto, che graffia la superficie e riesce a tenerci incollati ai fatti dalla prima all’ultima pagina, ci scortica e va fino alla radice.

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Intervista a Gino Vignali

Gino Vignali ha presentato al Salone del Libro di Torino il suo secondo romanzo pubblicato da Solferino. È strano, ma ancora oggi si fatica a scindere il binomio “Gino & Michele”, considerandoli due entità distinte, dopo che per anni ci hanno fatto crescere con le loro formiche, con Zelig, con l’agenda Smemoranda. Proprio perché si tratta pur sempre di una coppia indivisibile, Mangialibri, che ha già intervistato Michele Mozzati, non poteva perdere questa occasione e scambiare quattro chiacchiere con Gino.

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Breve storia dei vasi comunicanti [Einaudi, 2019]

Davide Mosca, che dirige a Milano la libreria “Verso”, è autore consumato di romanzi, thriller d’ambientazione storica, tra cui Le notti nere di Praga (Mondadori), Non colpevole (Newton Compton), La cripta dei libri profetici (Newton Compton), Il profanatore di biblioteche proibite (Newton Compton), Più sicuri Più sicuri di sé con Raymond Chandler (Chiarelettere), oltre a biografie e altri romanzi storici.

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Le ultime lezioni [Feltrinelli, 2019]

Jacopo vive a Venezia, gioca a pallacanestro e ha due genitori che litigano senza mai lasciarsi. Frequenta il primo anno del liceo e tra tutti i professori ce n’è uno che gli sembra diverso dagli altri: si chiama Corradini e insegna lettere. Con lui sente di poter esprimere quella parte di sé che non riesce a venire fuori con i suoi genitori, con i quali il dialogo è oramai azzerato, ma lo schema della scuola, del rapporto alunno-insegnante comunque prevale e quindi non se la sente di lasciarsi andare.

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Pecorelli deve morire [Baldini & Castoldi, 2019]

Mino (all’anagrafe Carmine) Pecorelli muore il 20 marzo 1979 trucidato in via Orazio, a Roma, a pochi metri da via Tacito, dove lavorava, in maniera brutale e fulminea. È sera, quasi ora di cena, e Pecorelli è, al momento della morte, uno dei giornalisti più temuti dai poteri forti: direttore de “L’Osservatore Politico”, un settimanale di nicchia per i soli abbonati, grazie alle sue fonti interne e ben informate, riesce a ricostruire ed offrire nero su bianco tutti i retroscena, anche scomodi, della vita politica italiana, intrighi, trame, che i potenti cercano di tenere nascosti.

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Il gioco degli dèi [Einaudi, 2019]

Paolo Maurensig è oramai specializzato in chess stories tanto che, dopo La variante di Lüneburg(Adelphi 1993), ha dedicato già due romanzi a grandi scacchisti: al prodigio americano Paul Morphy (L’arcangelo degli scacchi. Vita segreta di Paul Morphy, Mondadori 2013) e al genio controverso Alexandre Alekhine (Teoria delle ombre, Adelphi 2015), raccontato negli ultimi suoi giorni di vita in esilio ad Estoril.

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Il secolo asiatico? [Fazi editore, 2019]

Parag Khanna (autore di Il secolo asiatico? per Fazi editore, 2019), nato in India, vissuto in Arabia Saudita, Inghilterra e Stati Uniti, abita oggi a Singapore, osservatorio ideale per spiegare il fenomeno che lui stesso definisce “asianizzazione del mondo”. Il suo saggio ripercorre la storia interna del megacontinente euroasiatico e il rapporto, a volte anche conflittuale, con l’Occidente.

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Babij Jar [Adelphi, 2019]

La storia – documento, come ricordato nel sottotitolo, è presentata come la vera testimonianza di quello che è successo in quei giorni per opera delle truppe naziste, ma anche negli anni successivi quando l’ex URSS ed il Partito Comunista Sovietico hanno cercato di insabbiare tutto, soprattutto la vergogna di non essere stati capaci di difendere i propri confini di fronte all’avanzata tedesca, ma anche la loro complicità in quell’operazione sistematica di annientamento umano.

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L’ultimo rigore di Faruk [Sellerio, 2016]

30 giugno 1990. Tocca proprio al capitano Faruk calciare quel pallone che avrebbe permesso alla Jugoslavia di estromettere l’Argentina, i campioni in carica, dal mondiale. Faruk fallisce il calcio: anni dopo si è costruito una nuova vita in Francia, dove ha chiuso la sua carriera di calciatore e iniziato quella di allenatore trascorrendo i suoi giorni con il dubbio che quel maledetto rigore, che ha segnato la fine dei sogni mondiali dei Plavi, ha di fatto segnato anche il destino della nazione jugoslava…

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La capitale (Sellerio 2018)

Fenia Xenopoulou deve rilanciare la Commissione cultura dell’Unione Europea, senza un budget, e quindi senza un vero peso politico all’interno della burocraticissima macchina della politica dell’Unione. Ruba l’idea di Martin Susman che propone di preparare un Jubilee, facendo di Auschwitz la vera capitale morale dell’Europa, perché teatro negativo di quanto di peggio è stato possibile fare dalla civiltà occidentale, ma anche segno di rinascita dell’Europa stessa. Quello è il vero fulcro ideologico, politico, simbolico. Diventa quindi prioritario studiare un modo per portare a Bruxelles tutti i “reduci” dell’Olocausto, un’idea scomoda, perché rischia di far trasformare una disgrazia in una celebrazione rituale. Sulla stessa tavolozza si distendono i ricordi di David de Vriend, uno degli ultimi superstiti del genocidio, costretto quotidianamente a fare i conti con un passato disumano, ma anche le idee fanatiche di estremisti religiosi come Mateusz Oswiecki. Nell’intreccio umano della “capitale” c’è spazio per la ricerca accademica del professor Erhart e per le ultime indagini del presto pensionato commissario Brunfaut. Cosa hanno in comune queste vite? Un maialino che tutti riescono a vedere nello stesso istante mentre corre indisturbato e misteriosamente nelle vie di Bruxelles, nello stupore e nell’indifferenza di tutti. È il presagio di una serie di cambiamenti, soprattutto morali…

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Il tuffo (BigSur, 2018)

Philipe “Moose” Finch è l’ambizioso vicedirettore del lussuoso Grand Hotel di Brighton, dove nell’ottobre 1984 si svolge un congresso in cui è ospite il Primo ministro britannico Margaret Thatcher: se tutto andrà bene, potrà aspirare ad un ruolo di maggiore prestigio e dare una svolta alla sua vita da quarantacinquenne divorziato con figlia a carico. La frenesia dei preparativi porta però Moose ad un infarto: lui che era abituato a gareggiare e vincere paure e vertigini dal trampolino adesso è fermo sulla pedana a ripercorrere la sua vita di flash in flash, schiacciato da un’esistenza grigia che fa male più di un tuffo di schiena. Grigia è anche la vita di Freya, che, al termine delle superiori, cerca di mettere in fila le sue di ambizioni ‒ soprattutto sentimentali ‒ con le priorità di una vita con i piedi per terra.

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Julian Barnes, L’unica storia [Einaudi, 2018]

Non si tratta della solita storia di iniziazione amorosa o di romanzo di crescita. Questa volta Julian Barnes, autore fra i più prolifici del panorama romanzesco anglosassone contemporaneo, lascia che sia Paul, un giovane 19enne, a raccontare l’amore della sua vita, o la storia dell’amore nella sua vita, o semplicemente l’unica grande storia della sua vita, quella che segnerà e determinerà la lettura di tutte le altre storie d’amore.

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Il professore e il pazzo, di Simon Winchster [Adelphi, 2018]

Il libro di Simon Winchester, erudito giornalista inglese, ripercorre le tappe della genesi dell’Oxford English Dictionary, intrecciando le storie dei suoi due padri fondatori, sir James Murray (il “professore” scozzese) e William Chester Minor (il medico “pazzo” americano).

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L’albero della filosofia: un manifesto d’artista, dalle origini a oggi

“Tutta la filosofia è come un albero”, scandiva nel Seicento il buon Cartesio. E a questa massima devono essersi attenuti i curatori dell'”Albero della filosofia”, un manifesto d’artista disegnato da Emiliano Maggi e curato da Marco Filoni e Antonio Gnoli (entrambi giornalisti culturali con formazione filosofica: il primo al settimanale pagina99, il secondo da sempre firma di Repubblica). Pubblicato dall’editore Atlantide (come anche i due “alberi” precedenti, dedicati alla letteratura italiana e quella americana), si presenta come manifesto dalle dimensioni 70 cm per 100 e sarà presentato in anteprima a Roma sabato 10 dicembre durante la Fiera “Più libri più liberi”, alle ore 13, insieme al filosofo Giacomo Marramao. Continua a leggere

Jack London, Il senso della vita (secondo me) [Chiarelettere, 2016]

Nel mio caso le celebrazioni servono anche a scoprire un autore: Jack London (1876-1917).
Autore americano, celebra nel 2016 il centenario della sua scomparsa, dopo una vita breve ma intensa.
Giornalista, scrittore, avventuriero, ha sempre trascorso ogni giorno come se fosse l’ultimo: operaio e marinaio, corrispondente di guerra, marinaio, boxeur … non possiamo dire che si sia annoiato!
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Anna Giurickovic Dato, La figlia femmina [Fazi editore, 2017]

Se si riesce a superare la lettura del primo capitolo, si deve arrivare fino in fondo. Il romanzo La figlia femmina, di Anna Giurickovic Dato, pubblicato di recente [Fazi editore, 2017], racconta con delicatezza, ma anche con crudele e spietata incoscienza, il profondo e complicato rapporto fra una madre ed una figlia, una moglie e suo marito, una donna ed il suo ruolo, a tratti addirittura irritante e scomodo, nel focolare domestico ma anche nel letto dell’uomo che ama.

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Francesco Piccolo, La separazione del maschio [Einaudi, 2008]

Non ho ancora deciso se Francesco Piccolo mi piace come scrittore oppure no: il suo stile, asciutto, ma allo stesso tempo ossessionante nella ricerca di spiegazione di ogni singolo particolare, e la sua prosa secca, ma anche asfittica, incapace di espandersi, mi attraggono e al contempo respingono quella parte di me che cerca di perdersi nelle storie e non di soffermarsi oziosamente e morbosamente su particolari a volte inutili. Continua a leggere

Domenico De Masi, Lavorare gratis, lavorare tutti [Rizzoli, 2017]

Il sociologo Domenico De Masi con il suo ultimo libro (Lavorare gratis, lavorare tutti – Rizzoli 2017) lancia una vera provocazione: creare una concorrenza positiva fra i lavoratori disoccupati ed occupati lavorando di più e gratis! Continua a leggere

Paul Collins, La follia di Banvard [Adelphi, 2006]

Non avevo colpevolmente letto prima di qualche giorno fa il libro di Paul Collins, La follia di Banvard [Adelphi, 2006], raccolta di racconti su personaggi storici realmente esistiti, ma poco noti al circuito della popolarità perché “perdenti”. Colpevolmente perché asseconda il mio gusto di percorrere i sentieri laterali della storia ufficiale, a volta anche attraverso le storie di personaggi verosimili. Continua a leggere

La sinagoga degli iconoclasti [J. R. Wilcock, Adelphi]

lasinagogadegliiconoclasti_flaneri.com_-283x442Scrittore argentino naturalizzato italiano, Juan Rodolfo Wilcock ha trascorso parte della sua vita a raccogliere e selezionare le notizie più originali che riusciva a trovare nella rassegna stampa quotidiana.

Da qui il libro Fatti inquietanti e la figura di Roberto nel film Cosa piove dal cielo (Un cuento chino, 2011). Ma anche lo spunto per La sinagoga degli iconoclasti, una galleria di personaggi immaginari che spiegherebbero la pazzia del mondo.
Capace inoltre di ispirare il libro di Roberto Bolaño, La letteratura nazista in America (sempre pubblicato da Adelphi) Continua a leggere