Oltre la tempesta

«Quando la tempesta sarà finita, non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato».

Haruki Murakami

Pensare è difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica

C’era una volta la libertà di pensiero, la possibilità di dire argomentando tutto ciò che si pensava. C’era lo scontro (verbale e di idee) per l’ansia di cercare la verità, per la voglia di scoprire e di andare a fondo. L’agone scientifico era animato dalla sfida a superarsi e dal desiderio di gloria. Ma c’era anche il rispetto per le tesi altrui, magari lette per smontarle, tuttavia con la consapevolezza che le posizioni avverse avevano un fondamento che meritava di essere approfondito, studiato e poi semmai demolito. C’era il progresso delle idee.

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Incipit vita nova

Probabilmente nessuno ci avrà fatto caso, ma ho smesso di pubblicare post da metà marzo, circa: mi sono ritirato in un ascetico silenzio, non tanto perché non sapessi cosa dire, o pensare, piuttosto perché avevo bisogno di far fermentare quanto stava succedendo ed evitare di dire banalità.

Cos’ho fatto? Letto, ascoltato, cercato, ricercato, soprattutto ho sentito il bisogno di dare una forma a questo blog, ripensarne la struttura, i contenuti, provare a sperimentare anche forme differenti di comunicazione.

Gli oltre cinquecento articoli con migliaia di visualizzazioni sono confluiti in un archivio, sempre su WordPress

Ho aperto un podcast “Un minuto al giorno” che dopo qualche sperimentazione adesso è pronto a essere lanciato

Ho cercato una nuova forma e meno banalità … sappiatemi dire, torno in pista!

ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

Preferirei di no…

Lo scrivano Bartleby è il protagonista dell’omonimo racconto breve di Herman Melville (1853). Ma è soprattutto il precursore di un atteggiamento tipicamente novecentesco (non a caso si parla di influenza su Kafka e Camus) legato all’esistenzialismo e all’incapacità di stare al mondo, di comunicare, di adattarsi anche alle regole più elementari …

Herman Melville, Bartleby lo scrivano (1853)

Critica sociale? critica letteraria? critica psicologica e psicanalitica? disadattato? oppresso? anti-eroe?
Ci sono tantissime letture del racconto di Melville (qui un interessante post da LetteraTour), a noi deve però rimanere quel mantra

I would prefer not to (preferirei di no)

I prefer not to (preferisco di no)

che deve riecheggiare nella nostra coscienza ogni volta che ci viene chiesto di fare qualcosa, ogni volta che la vita ci pone di fronte a scelte ed a decisioni di cui non siamo sicuri, che vanno a cambiare la nostra essenza, la nostra esistenza.

Suona come una sfida al sistema, in realtà appare di più come un istinto di sopravvivenza: uno scrivano che lavora a Wall Street, lavora alacremente, ma non si lascia schiacciare dalle richieste (tutt’altro che insensate, peraltro) del suo datore di lavoro. Semplicemente si isola nella sua dimensione individuale e oppone la sua resilienza al sistema.

Bartleby è un personaggio modello che ci spinge a riflettere su tutto ciò che ci snatura nella nostra società, ci spinge alla resistenza passiva e mite, forte almeno tanto quanto una bomba … il “no” gentile, però deciso, a tutto ciò che ci può snaturare