Albas anonime del Ms.C (BnF f. fr. 856)

L’edizione delle «albas ses titol» costituisce la prima tappa di due differenti progetti di ricerca attualmente in corso: l’uno concerne lo studio del ms. C (trascrizione per la COM4, studio delle fonti, della struttura e del lessico: cfr. in ultimo Massimiliano De Conca, «Percorsi testuali ed accidenti di trasmissione nella lirica dei trovatori», in Testi, generi e tradizioni nella Romània medievale. Atti del VI Convegno della Società Italiana di Filologia Romanza (Pisa, 28-30 settembre 2000), a cura di Fabrizio Cigni e Maria Pia Betti, = Studi Mediolatini e Volgari, 48, 2002, pp. 17-32); l’altro consiste nella revisione del corpus delle albas(definizione del genere, studio della tradizione letteraria e materiale, infine revisione ecdotica di tutti i testi).

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Sols sui qui sai lo sobrafan qe.m sortz (Arnaut Daniel)

La canzone Sols soi avvia una serie di riflessioni cortesi e introduce immagini poetiche destinate a riverberarsi nel resto della produzione del trovatore.

Con la canzone Sols soi Arnaut si apre alla vera produzione lirica distaccandosi nettamente dagli altri due componimenti del ciclo del ferm voler (BdT 29.17 e 14): se in questi ultimi la componente retorico-metrica risulta predominante sul contenuto, la canzone Sols soi avvia una serie di riflessioni cortesi e introduce immagini poetiche destinate a riverberarsi nel resto della produzione del trovatore. Non a caso si tratta della canzone degli eccessi, metrici, stilistici e iconici. Con questa canzone Arnaut dismette i panni di joglar per vestire quelli di vero poeta di corte, come dichiara candidamente al v. 15, destinato a girare un po’ ovunque con l’intento di rimanere tuttavia fermo nei suoi sentimenti verso colei che ha in sé tutte le virtù. Si nutrirà soltanto del pensiero di lei e condurrà una vita in bilico fra l’impulso di averla, l’imbarazzo di fronte all’amore perfetto e l’umiltà della sopportazione della sua inadeguatezza. Questo piacevole imbarazzo si tradurrà in una sperimentazione poetica continua, segno di un’anima indomita che fatica, suo malgrado, a seguire «mesura ni taill».

Il testo è stato pubblicato su Lecturae Tropatorum 4, 2011


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Lo vers comens cant vei del fau (Marcabru)

Merito di Marcabru è quello di aver esplicitato, unendole, la morale amorosa e la sua realizzazione poetica, concepite in modo da essere l’una alle dipendenze dell’altra. Il trovatore risulta così investito dal compito morale di scrivere una poesia che non confonda, ma renda facile il «secundum naturam vivere».

Lo vers comens cant vei del fau fa parte del ciclo più antico del trovatore (1130-1135), che Carl Appel ha definito «poitevinischen Zyklus».
Il vers, concepito negli ambienti vicini a Gugliemo X di Poitiers, raccoglie tematiche tipiche della produzione marcabruniana: la polemica contro i suoi colleghi mistificatori e, soprattutto, la decadenza dei costumi, così lontani da quegli ideali di Joi e Proeza su cui dovrebbe fondarsi una società cortese. Formalmente il testo propone strutture metriche, lessicali e soluzioni rimiche ripetute in altra parte della sua opera. L’articolo fornisce una nuova lettura del testo a partire da due espressioni chiave, entrebescar lo vers e trobar naturau, snodo ideologico di tutta la produzione successiva e fonte di dibattito fra i suoi ‘interlocutori’, in particolare Raimbaut d’Aurenga e Bernart Marti.

Il testo è stato pubblicato su Lecturae Tropatorum 2, 2009


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