Ognuno

Ognuno compie il destino che gli spetta,
e desidera il destino che vuole;
non compie quel che vuole, 
né vuole quel che compie.

Come sassi sul bordo dell’aiuole
il Fato ci dispone, e lì restiamo; 
che la sorte ci ha posto 
dove dobbiamo stare. 

Di quanto ci compete, non abbiamo 
migliore conoscenza di quel che è dato.
Compiamo quel che siamo. 
Altro non ci è donato.

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Vento autunnale

Leggero vento autunnale
Lucente luna d’autunno
Le foglie cadute si ammonticchiano
e poi vanno distanti
Il corvo si accoccola e poi si agita
E quando ti penso
vorrei conoscere il giorno
in cui potrò rivederti

In questo momento,
in questa notte,
difficili sono i sentimenti

Li Bai
noto in Occidente anche come Li Po, è stato un poeta cinese considerato tra i massimi della Dinastia Tang e dell’intera letteratura cinese.

Lunga è la notte

Lunga è la notte
e senza tempo.

Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
né il canto del gallo
né il pianto di un bimbo.

Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.

Peppino Impastato


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Che farmene delle stelle

Che farmene delle stelle,
di questo vento leggero che mi accarezza la sera,
che farmene di una finestra spalancata sul mondo,
sull’orizzonte, se tu non ci sei?

Tutto ha una luce diversa se sei qui con me.
Tutto ha senso solo se posso raccontartelo.

Il mondo è semplicemente nel tuo abbraccio.

Ghiannis Ritsos


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L’attimo fuggente

Ancora qui. Lo riconosco. In orbite
di coazione. Gli altri nell’incorposa
increante libertà. Dal monte
che con troppo alte selve m’affronta
tento vedere e vedermi,
mentre allegria irrita di lumi
san Silvestro, sparge laggiù la notte
di ghiotti muschi, di ghiotte correnti.
E, puro vento, sola neve, ch’io toccherò tra poco.
Ditemi che ci siete, tendetevi a sorreggermi.
In voi fui, sono, mi avete atteso,
non mai dubbio v’ha offesi.
Sarai, anima e neve,
tu: colei che non sa
oltre l’immacolato tacere.
Ravvia la mia dispersa fronte. Sollevami. E.
È questo il sospiro che discrimina
che culmina, “l’attimo fuggente”.
È questo il crisma nel cui odore io dico:
sì, mi hai raccolto
su da me stesso e con te entro
nella fonte dell’anno.

Andrea Zanzotto


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#ToninoGuerra2020 /4 – Si fa notte presto

Adesso sto sempre in casa
e sposto carte o guardo
oltre i vetri della finestra
le mandorle secche attaccate ai rami
che arrivano fino quassù
e sembrano pendagli alle orecchie
di gente che non c’è più.
O sto seduto su una sedia
vicino al camino
e si fa notte presto
con la luce che cade dietro le montagne
e io vado a letto con la voglia di sognare
i giorni che nevicava a Mosca,
e io ero innamorato.

Tonino Guerra è nato nel 1920 a Santarcangelo di Romagna, dove è morto nel 2012. Maestro elementare, durante la seconda guerra mondiale, venne deportato in Germania e rinchiuso nel campo d’internamento di Troisdorf.


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#ToninoGuerra2020 /3 – La farfalla

Contento, proprio contento
sono stato molte volte nella vita
ma più di tutte quando
mi hanno liberato in Germania
che mi sono messo a guardare una farfalla
senza la voglia di mangiarla.

Tonino Guerra è nato nel 1920 a Santarcangelo di Romagna, dove è morto nel 2012. Maestro elementare, durante la seconda guerra mondiale, venne deportato in Germania e rinchiuso nel campo d’internamento di Troisdorf.


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L’infinito senza farci caso, di Franco Arminio [Bompiani, 2019]

“Abbiamo bisogno / di un luogo […] Amare è costruire un luogo, / cioè un pezzo di mondo / con un dio dentro”: possiamo cercare ovunque un posto dove realizzarci, ma nessun luogo può sostituire il paese delle nostre emozioni, delle nostre passioni. E soltanto lì, nell’amore in tutta la sua fisicità, c’è la quiete: “Il tuo corpo è l’unico posto / dove c’è spazio per noi due”. E’ un viaggio (“la nave / delle rose” ; “Fare entrare l’altro dagli occhi, / da un fianco, dal buco di una vocale”) oltre ogni tipo di confine (“Togliete i confini, / il filo spinato.”) da un corpo all’altro corpo (“La fiamma dei vivi / è la vicinanza”), un viaggio che sublima la fisicità stessa (“Il sesso non frequenta i quartieri a luci rosse”) verso la pace (“Tornare agli occhi, / allo sguardo / il tuo sguardo salvavita”).

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Il paese senza errori

C’era una volta un uomo che andava per terra e per mare
in cerca del Paese Senza Errori.
Cammina e cammina, non faceva che camminare,
paesi ne vedeva di tutti i colori,
di lunghi, di larghi, di freddi, di caldi,
di così così:
e se trovava un errore là, ne trovava due qui.
Scoperto l’errore, ripigliava il fagotto
e ripartiva in quattro e quattr’otto.

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Non sostituirmi

Non sostituirmi,
non mettere al mio posto
un altro essere
che tu possa pensare
che sia sempre io
e non lasciare
che indossi le mie parole.
Abbi pietà di loro
se non hai pietà di me,
non costringermi a sparire
di fronte a un’estranea
che porta il mio nome
senza ritegno,
che almeno mi imiti
quasi come se
non mi avesse mai conosciuto.
Non provare a esigere
che sia io, pur cambiata,
non umiliarmi
cancellandomi dagli specchi,
lasciandomi solo in fotografia.

Ana Blandiana, L’orologio senza ore (2018)

Vuoto

Per colmare un vuoto devi inserire ciò che l’ha causato.
Se lo riempi con altro, ancora di più spalancherà le fauci.
Non si chiude un abisso con l’aria.

Emily Dickinson


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Abbandono

Volata sei, fuggita
come una colomba
e ti sei persa là, verso oriente.
Ma son rimasti i luoghi che ti videro
e l’ore dei nostri incontri.
Ore deserte,
luoghi per me divenuti un sepolcro
a cui faccio la guardia.

Vincenzo Cardarelli


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Risvegli

Ogni mio momento
io l’ho vissuto
un’altra volta
in un’epoca fonda
fuori di me

Sono lontano colla mia memoria
dietro a quelle vite perse

Mi desto in un bagno
di care cose consuete
sorpreso
e raddolcito

Rincorro le nuvole
che si sciolgono dolcemente
cogli occhi attenti
e mi rammento
di qualche amico
morto

Ma Dio cos’è?

E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie
gocciole di stelle
e la pianura muta

E si sente
riavere

Giuseppe Ungaretti

da Porto Sepolto
testo da commentare esame di maturità 2019

Ho sognato (Roberto Bolano)

a Rodrigo Pinto e Andrés Neuman

1. Ho sognato che Georges Perec aveva tre anni e veniva a trovarmi a casa. Lo abbracciavo, lo baciavo, gli dicevo che era un bambino bellissimo.

2. Siamo rimasti a metà, padre, né cotti né crudi, persi nella grandezza di questa discarica interminabile, errando e sbagliando, ammazzando e chiedendo perdono, maniaco-depressivi nel tuo sogno, padre, il tuo sogno che non aveva limiti e che abbiamo sviscerato mille volte e poi altre mille, come detective latinoamericani persi in un labirinto di cristallo e fango, viaggiando sotto la pioggia, vedendo film dove c’erano vecchi che gridavano tornado! tornado!, guardando le cose per l’ultima volta, ma senza vederle, come spettri, come rane in fondo a un pozzo, padre, persi nella miseria del tuo sogno utopico, persi nella varietà delle tue voci e dei tuoi abissi, maniaco-depressivi nell’immensa sala dell’Inferno dove si cucina il tuo Umore.

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