Democrazia violata

Manca appena un mese al voto del referendum sulla riforma costituzionale e non è ancora partita alcuna vera campagna di informazione sui media mainstream. Anzi. I quotidiani a maggior diffusione fanno apertamente disinformazione dandone già per scontato l’esito, mettendo così a tacere ogni dibattito. Non si è comportato meglio il servizio pubblico. Per lunghi mesi ha dominato un silenzio assordante. Solo di recente si registra qualche tribuna elettorale in Rai ma in orari pomeridiani assai improbabili per agosto. Solo noi di Left e Radio Radicale abbiamo fatto della campagna referendaria un punto cardine, ormai da mesi, fermamente convinti che i cittadini abbiano tutto il diritto ad una corretta informazione per potersi fare una propria opinione.

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Appello per il referendum, No alla grande menzogna

Il 20 e 21settembre saremo chiamati a votare sul referendum costituzionale sul taglio del Parlamento, meno 36,5%, riducendo da 630 a 400 il numero dei deputati e da 315 a 200 quello dei senatori.

Il progetto politico che ha portato al taglio della rappresentanza parlamentare senza ascoltare alternative e critiche è rapidamente invecchiato, esso si risolve in un attacco al ruolo della rappresentanza parlamentare proprio quando ne andrebbe rilanciato il ruolo di rappresentanza e unificazione dell’Italia.

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Diario della Quarantena /51 – non è vero che nei grandi Paesi europei riapriranno le scuole

Riporto una scheda che ha fornito gentilmente l’amico Pino Salerno sullo stato della fase 2 nel resto dell’Europa, o almeno nei principali Paesi. La situazione è molto simile all’Italia, dal momento che il ritorno in aula in Germania è solo un auspicio, mentre in Francia è solo un gran pasticcio, contestato e contraddittorio.

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gianni rodari

Diario della Quarantena /42 – cosa dobbiamo a Gianni Rodari

Sono tante le celebrazioni che si susseguono intorno alla figura calamitica di Gianni Rodari, in occasioni del centenario della nascita. Di recente anche la rivista Internazionale ha dedicato un articolo denso e utilissimo sul maestro “rivoluzionario”, intitolato Gianni Rodari, un meraviglioso intellettuale, per le cure di una storica Vanessa Roghi. Perché Gianni Rodari non è stato solo un maestro che ha provato a rimodernare e cambiare il modo di fare scuola, ma ha dato un vero scossone ad una cultura ingessata che continuava ad essere troppo legata ed incatenata ad una consuetudine distante dai “cittadini”.

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Diario della Quarantena /39 – Rapporto Istat su disponibilità di strumenti e ambienti di studio in epoca di didattica digitale

Pubblicato il 6 aprile 2020 il rapporto ISTAT “Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi”, una ricerca quanto mai tempestiva rispetto ai provvedimenti della Ministra Azzolina e al dibattito che sta attraversando il paese tra fautori e detrattori della didattica a distanza.

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Diario della Quarantena /28 – i pilastri del diritto digitale

Arturo Di Corinto su Il Manifesto di oggi (che vi ricordo sarà disponibile gratuitamente in tutte le sezioni per un altro mese) ha pubblicato uno stralcio della guida elaborata dalla EFF (Electronic Frontier Foundation) per sensibilizzare l’attenzione sull’uso e la gestione dei dati online, in particolare per coloro che sono impegnati, non solo da adesso, nel lavoro a distanza. Che fine fa la gestione dei nostri dati? come sono gestiti nel rispetto della privacy?

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Diario della Quarantena /12 – pandemia e servizio sanitario pubblico

Non possiamo farci illusioni. Covid19 è più vicino a noi di quanto si possa immaginare. Lo raccontano le molte storie di persone contagiate, ricoverate in ospedale, decedute in poche settimane. Lo raccontano le storie dei potenziali positivi che non saranno mai diagnosticati, perché il sistema sanitario non ce la fa a sostenere la strategia del tampone per tutte le persone più a rischio.

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Diario della Quarantena /8 – reddito e solidarietà

La crisi del Coronavirus sta opprimendo la vita di tutti noi, particolarmente i più fragili e deboli. Anni e anni di politiche neoliberiste e di tagli allo Stato sociale hanno reso molto più difficile mettere a punto la resistenza all’emergenza sanitaria e lo stato degli ospedali lo dimostra ampiamente.

La paura è diventata l’elemento dominante delle nostre vite e nella paura si sono allentati i legami sociali e politici e la nostra stessa capacità di affrontare questa emergenza con lucidità e visione collettiva.

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Reddito da quarantena

È apprezzabilissimo lo sforzo di chi ogni giorno ci ricorda che rimanere a casa sia la soluzione più immediata e più intelligente per sconfiggere il coronavirus ed è apprezzabilissimo lo sforzo del governo che ci ripete di evitare gli spostamenti e i contatti sociali. Ci sono anche questi bei video, di influencer e testimonial, che ci invitano a leggere un libro (il loro, magari) o ascoltare buona musica (la loro) e lo fanno dai loro bei salotti. State a casa, dicono. Stiamo a casa.

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Uscite, leggete un libro

Cari ragazzi,

niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni, quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale.

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Scuola

Sostantivo femminile derivato dal greco scholè, tempo libero.

Da Platone a Aristotele, i greci antichi esaltarono con costanza e fermezza la scholè. Solo nel tempo libero dalle necessità materiali, ovvero dagli impegni decisivi a procacciarsi di che vivere, è possibile occuparsi della propria anima, costruire la propria personalità, ragionare, imparare, crescere.

Opposto al tempo libero della scholè stava dunque il lavoro, considerato come una semplice mancanza. E per questo definito per mezzo di quella lettera con cui la lingua greca nega ciò che segue: l’alfa privativa. L’a-scholìa era il tempo necessario a produrre, il tempo del lavoro attraverso cui ci guadagniamo il pane. Un tempo che si deve limitare il più possibile perché ciò che importa nelle nostre esistenze è il tempo che ci è dato da vivere e di quel tempo solo il minimo indispensabile deve essere impiegato per lavorare, produrre, far soldi.

Nella quiete della scholè, gli esseri umani sviluppano ciò che è più importante: il senso critico. Nel tempo libero, essi possono chiedersi se esista un altro modo per fare ciò che fanno quotidianamente, se sia giusto quel che hanno imparato, se forse un’altra strada sia possibile.

Interrogarsi, criticare. Perché la crisi è ciò che conta. Ossia, la krisis, la scelta, la decisione, il bivio che ci consente di cambiare strada.

La scuola, dunque, è quel luogo fisico e ideale dove ci dedichiamo a noi stessi per crescere e ragionare fuori da qualsiasi necessità materiale. La scuola è il luogo del ragazzo che non lavora. La scuola è lo spazio mentale dell’adulto che continua a chiedersi perché.

In un tempo dominato dallo spirito protestante del lavoro, del denaro e della produzione a ogni costo, un tempo in cui si è addirittura drogati di lavoro (workaholic) e incapaci di vivere il tempo libero, è facile capire perché la scuola venga sempre per ultima e semmai la si consideri come un semplice momento di preparazione al lavoro.

Ma nessun cambiamento è possibile senza quello che è sempre stato il cuore della nostra civiltà: il senso critico. Ripartire dalla scuola significa questo.

Fonte: L’Espresso

Politici kamikaze

Ho apprezzato l’intervista di ieri a Lorenzo Fioramonti, ex Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, pubblicata ieri su La Repubblica (a cura di Conchita De Gregorio): sembra quasi essere stato l’uomo giusto al posto sbagliato.

Probabilmente perché si è dimostrato uno scarso politico: molte buone idee, molta buona volontà, però una totale assenza di strategia politica e mediatica. Ed infatti la macchina l’ha subito masticato e sputato …

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insegnanti

Gli insegnanti: “Appassionati ma poco rispettati”

Appassionati della materia che insegnano e dei loro studenti che vedono crescere tra i banchi, raggiungere obiettivi, saltare ostacoli. Un po’ alla Robin Williams ne L’attimo fuggente , anche se più che capitani si sentono accompagnatori, compagni di strada. Insomma, dentro all’aula tutto bene (o quasi), al netto di chi è diventato prof per caso e non sono pochi, quasi un quinto. Fuori cominciano i guai. In sala insegnanti li attende un mare di carte e scartoffie da compilare, «la burocrazia ci soffoca». E una volta usciti da scuola è anche peggio.

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Mi mancano le conclusioni

Mi sa che è questo il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l’impressione che niente finisca mai veramente.
Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi.
Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati.

Tratto da Diego De Silva, Non avevo capito niente

Le percentuali delle percentuali – L’analisi di Wu Ming

Un solo esempio per far capire quanto l’astensione al 44% distorca la “fotografia” e renda i ragionamenti sulle percentuali dei votanti – anziché del corpo elettorale – del tutto sballati: alle politiche del 4 marzo 2018 il PD prese 6.161.896 voti. Alle Europee di ieri, 6.045.723.

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Razza disumana

“Generalmente non mi espongo su questi fatti, perché non sono informata a modo, ma questa cosa ve la devo troppo raccontare.

#MoreMed2019

Mi reco molto assonnata al congresso più inflazionato della mia carriera universitaria, conscia che probabilmente mi addormenterò nelle file alte dell’aula magna. Mi siedo, leggo la scaletta, la seconda voce è “sanità pubblica e immigrazione: il diritto fondamentale alla tutela della salute”.

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Sinossi dei curriculum: Murgia vs. Salvini

Ieri il ministro degli interni Matteo Salvini ha pensato bene di fare l’ennesimo tweet contro di me virgolettandomi come intellettuale radical chic e snob. È il suo giochetto preferito quello di far passare chiunque lo critichi per un ricco altolocato che non ha contatto con la gente e con la realtà, che non conosce i problemi veri e che non sa cosa sia la fatica del lavoro, ambiti in cui lui invece si presenta come vero esperto. Le propongo un gioco, signor Ministro: si chiama “sinossi dei curriculum”.

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