Mantenere le promesse [I dialoghi di Confucio]

È degno di lode che un povero, per uscire dal suo stato, non si faccia adulatore e abbassi la sua anima svisando la verità, e che un ricco, non abbagliato dai suoi privilegi, non offenda la giustizia davanti agli altri uomini, facendo il superbo: ma per Confucio non basta.

XV. – Tsŭ Kung disse: «Se uno è povero e non adulatore, se è ricco e non superbo, che cosa ne devo io pensare?»
Il Maestro disse: «Che è bene, ma non tanto quanto l’esser povero e contento, ricco e amare la moderazione[1] ».

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Essere moderati [I dialoghi di Confucio]

Il senso della misura e della moderazione aiutano ad avvicinarsi al sapere

XIV. Il Maestro disse: «Il Savio il quale mangiando non cerca sazietà, dimorando non cerca comodità, è accorto nelle faccende e cauto nelle parole, e si tien presso ai sapienti per migliorarsi, si può chiamare amante del sapere».

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Mantenere le promesse [I dialoghi di Confucio]

Alla base di ogni rapporto c’è il rispetto degli impegni presi

XIII. – Yü Tsŭ disse: «Quando le promesse si avvicinano al giusto, le parole devono essere mantenute; quando l’ossequio corrisponde alla forma, la vergogna e l’umiliazione rimangono lontane; stringendo amicizia, se non perdi il senso dell’amore, vi rimarrai congiunto».

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Concordia [I dialoghi di Confucio]

Alla base della società civile deve esserci la concordia

XII. Yü Tsŭ disse: «Nell’uso delle forme civili, la concordia è la cosa principale: per questo la via dei regnanti antichi è bella; tanto nel grande come nel piccolo derivavano da questo. Però ci sono punti in cui non va: conoscere la concordia ed essere per la concordia, ma non regolarla secondo le forme, anche ciò non va».

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Onora il padre [I dialoghi di Confucio]

Ancora sulle origini e sulla famiglia. Mantenere il ricordo del padre

XI. Il Maestro disse: «Se il padre è vivente, considera la sua vita; se è morto, considera le sue opere! Non mutare per tre anni la via del padre, questo si chiama pietà filiale».

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Contro ogni arroganza [I dialoghi di Confucio]

Per sapere bisogna essere semplici, rispettosi e umili

X.Tsŭ Ch’in,[1] interrogando Tsŭ Kung, disse: «Quando il Maestro arriva in uno Stato, certamente viene a conoscenza del suo governo; ne domanda Egli oppure gli vien detto?»[2] Tsŭ Kung disse: «Il Maestro è pacato, semplice, rispettoso, modesto, cedevole e perciò l’ottiene;[3] la maniera di domandare del Maestro non è forse differente da quella degli altri uomini?»

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