Tag: Adelphi

incipit

L’innominabile attuale

apere dove ogni giorno sta mettendo i piedi. Il terreno è friabile, le linee si sdoppiano, i tessuti si slacciano, le prospettive oscillano. Allora si avverte con maggiore evidenza che ci si trova nell’«innominabile attuale».

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Midland a Stilfs, di Thomas Bernhard [Adelphi 2020]

I tre racconti di Thomas Bernhard presentati da Adelphi nella raccolta che prende nome da uno dei tre (Midland a Stilfs; Il mantello di loden; Sull’Ortles – Notizie da Gomagoi) sono tutti ambientati ai piedi delle Alpi, nelle valli incassate fra lo Stelvio, la val Venosta e i grandi massicci che dividono, ed allo stesso tempo uniscono in un unico mondo, l’Italia, la Svizzera e, un po’ più lontana, l’Austria: le storie attingono a quei silenzi, a quei paesaggi, a quell’aria trasparente che fende le vite lasciando tracce profonde.

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Sepolcri di cowboy, di Roberto Bolaño [Adelphi 2020]

I tre abbozzi riuniti da Adelphi in questo esile volume non hanno avuto l’ultima revisione dell’autore, infatti si tratta di carte ritrovate dopo la morte di Bolaño e che dovevano costituire l’ossatura di opere ben più organiche, come I detective selvaggi, dove pure si parla di poesia, avanguardia e Messico. O forse no. Infatti con Bolaño non siamo mai sicuri di nulla: la sua narrazione sgorga in modo magmatico senza un’apparente idea precisa, anche se in realtà si snoda sempre in modo calibrato sul limite fra reale e surreale.

Ivan Bunin Fratelli
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Fratelli, di Ivan Bunin [Adelphi 2020]

Adelphi propone nella collana Microgrammi due brevissimi testi, Fratelli (Brat’ja) e Il figlio (Syn), che già da soli rendono in modo emblematico la cifra stilistica dello scrittore, Ivan Bunin, non a caso primo russo premio Nobel per la letteratura nel 1933. La sua scrittura, lenta e misurata, è capace di penetrare negli interstizi della mente umana per scandagliare, con sottigliezza, i piccoli movimenti, i cambiamenti.

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Terminare un romanzo

Finire di scrivere un romanzo comporta alcuni, non molti, piaceri, e uno di questi è cominciare a dimenticarlo, a ricordarlo come un sogno o un incubo i cui contorni vanno sfumando, per poter affrontare nuovi libri, nuovi giorni, senza la zavorra di tutto quello che con ogni probabilità avremmo potuto fare meglio e non abbiamo fatto